lunedì 12 febbraio 2018

Alla ricerca di frasi felici - 3

"Alla ricerca di frasi felici - 3"
💙 Tutto funziona se la donna è in salute, ma se perde i colpi è un disastro. Troppo carico.

Molte volte mi creo problemi da sola. No, non precisamente, siamo abituati a ragionare così fin da piccoli. Voti, giudizi, promossi o bocciati, non conta troppo se sei di buon cuore o interessante, conta quanto fai e come lo fai. Stop. 

E una società costruita sulla prestazione, sull'apparenza e sulla comunicazione ansiogena.
Vali solo se sei bella, vali se sei ricco, vali se hai popolarità. La bravura conta fino a un certo punto. Le doti morali sono irrilevanti. Devi apparire felice e che puoi spendere. Le notizie che girano di più sono negative o completamente sciocche. 

In questo habitat strano, che spaventa e crea insoddisfazione e fragilità, inedaguatezza, la persona comune sopravvive solo se si impegna tantissimo, se lavora molto (a causa della bassa retribuzione) e non si sfugge, se vuoi campare. 


Non ci sono grandi sogni, grandi ideali, non ci si sente forti, speciali, a posto con la coscienza.

Forse sto idealizzando i vecchi tempi, ma una volta sembrava che essere "un gran lavoratore" o "la regina della casa" bastasse, non ti si chiedeva di essere anche di bell'aspetto o dall'atteggiamento vincente, o sempre sorridente e trattenuto nelle altre emozioni (leggi: sedato dagli antidepressivi che diventano antiemotivi, e cos'è la vita senza emozioni? Diventiamo robot), o dalle alte capacità di spesa (mangi cipolle tutto l'anno per far vedere che puoi permetterti la vacanza, ehi bisogna mettere i selfie su Facebook!). 

🔬💊 Una società che ti fa prendere medicine anche se stai bene, una tv che rende drammatica la rughetta o il capello sfibrato, ti convince che già questa imperfezione potrebbe causarti problemi con la gente, così se ti ammali veramente ti senti un rifiuto, vuoi nasconderti, senti che la vita è finita, se quelli sono gli standard.... Appunto. Vogliamo che siano quelli gli standard



E poi la donna ha addosso troppe responsabilità e vita difficile. Non parliamo del mondo del lavoro con le paghe ridicole, il capo maiale che ti assume solo se "di bella presenza e single", che devi firmare le dimissioni in bianco, che se fai la cameriera a casa sua crede di poterti possedere e non accetta un no come risposta... questo è proprio uno schifo e sconfinerei in altri tristi discorsi. Restiamo all'esempio della moglie e mamma.

Se l'uomo basta che lavori le sue 8 ore fuori casa, la donna generalmente deve occuparsi di lavorare fuori, della casa e di tutte le persone della famiglia restando comunque sexy, fresca, spiritosa, leggera e in grado di competere con le ragazzine - ci sono eccezioni, lo so, ma troppo poche, ma non basta. 

💊🔬Producono mille pillole per poter correre di più, ma nessun cambiamento alla base per poter correre di meno e distribuire meglio il carico.

E il carico c'è, te ne accorgi benissimo quando la donna di casa è fuori gioco, per sostituirla ci vuole la lavanderia, la rosticceria, la babysitter, la badante, la colf, il taxi eccetera. 
È un problemone della società. Che nessuno risolve.

Tutto funziona (al limite dell'esaurimento nervoso e dell'infelicità di una vita troppo occupata) se la donna è in salute, ma se perde i colpi è un disastro. 
Non siamo più in campagna dove una grande casa era gestita dal gruppo familiare, ognuno faceva il suo, contribuiva. Adesso sei nel tuo appartamento e devi arrangiarti te, nessuno ti vuole aiutare, o si vive troppo lontani che è impossibile. 

Farsi una famiglia è un gran rischio, può andare tutto liscio, tra mutui e debiti, però può anche andare male, qualche malattia può mettersi in mezzo, anche più di una persona colpita (non c'è limite al peggio), e allora che fai? Perché non prevedere un paracadute? (E parlo allo Stato, paghiamo le tasse, che ritorni qualcosa!) 


Risposte per tutti, non solo per certe malattie, dovremmo essere tutti uguali e con uguali diritti, vanno aiutati tutti. Dire che la nostra malattia non esiste, non è che risolva molto, bisogna che i politici lo capiscano. Lasciarmi nella merda non è un gran gesto di civiltà, anche perchè spetta anche a noi una certa tutela, perché negarcela? 

Le malattie sono un ostacolo per chiunque, ma qualcuno viene aiutato e qualcuno no. E non chiediamo bustarelle per farci la villa al mare, ci servono i soldi per le cure. Nell'attesa, non possiamo curarci, e continua l'agonia. E a nessuno importa.

In una società talmente indifferente ai problemi altrui, chiusa nel suo sogno di perfezione, tutti a volere tutto... tutto quello che i media ci fanno desiderare, il successo, l'amore, il fascino, la bellezza eterna, il lusso (di conseguenza frustrati e mai contenti)... come si fa ad affrontare un problema serio? Nessuno è preparato, nessuno è forte abbastanza, si è già così infelici nella vita normale, che un peggioramento del genere crea forte depressione, è uno shock insopportabile, non lo sai gestire... E chiedere un aiuto al medico che si occupa di traumi emotivi non è mai automatico, anzi spesso si evita, la gente potrebbe pensare male se vai dallo psicologo... sì, la gente ignorante lo fa.

Quindi frasi felici non ne hai. Né se va tutto liscio, né se va tutto storto. Non siamo preparati alle sfide della vita, specie chi è nato come me ('74) in decenni dove i sacrifici, la campagna e la guerra erano solo noiose storie dei vecchi. 
La sensazione di quegli anni: che tutto fosse semplice e c'erano risparmi, certezze. C'era anche il futuro.


Fine parte 3
Nadia Semprini dreamer
Nuovi post 2018

Alla ricerca di frasi felici - 2 (devi devi devi)

"Alla ricerca di frasi felici - 2"
💙 Sei costretta a ubbidire alla malattia. Se ti ferma resti ferma, anche se "DEVI" fare e vuoi fare.

Cominciamo da una delle principali fasi della mia rinascita. Ne conto tre o quattro in vent'anni, non sono state molte ma ci sono state.
Momenti importanti, pietre miliari, punti fermi, conquiste che non sono state perse, anche se poi la tristezza va a nascondere tutto e vedo solo disperazione. Non sono tornata indietro ed è grandioso. 

🌴🌊⛵ E diciamo che non importa se nei periodi critici e di tempesta mi sento persa, naufraga, non so dove sono e dove devo andare. Diciamo che la terraferma non è lontana, è sempre lì e appena torna il sereno la vedrò e potrò raggiungerla. 
Oggi mi sforzo di essere positiva, dai. 

📚📔📖 La fase che è più facile analizzare è quella dei quadernetti, nel 2015... sentivo di fare costanti progressi e li annotavo. La prima grande regola è stata questa: "Fare quello che è giusto per Nadia". 



Abbastanza ovvio, direte, ma quando sei pressata da tutte le parti che alla famiglia servono soldi e devi lavorare, 
che alla casa serve la tua manutenzione e devi fare le faccende, 
che alla famiglia serve che ci sia da mangiare e da vestire e che sia pulito, 
quando le persone vogliono che reagisci e riparti in fretta perché sono stanchi di sostituirti, 
quando alcuni medici ti vogliono convincere che il dolore che provi è solo un'impressione (!?), 
allora hai in testa mille "DEVO", 
senti pesante la colpa di non aver perso il controllo della situazione, 
vedi che tutti sono delusi dalla tua poca performance, 
ti fanno fretta, perché secondo loro non ti impegni, non vuoi guarire... 

Devi 😠 - Devi 😠 - Devi 😠 - Devi 😠 - Devi 😠

Forse qualcuno sa fregarsene, sa difendersi, ha più spirito di autoconservazione; io no.
Io ho sempre voluto essere brava, fare un buon lavoro e rendere tutti contenti quindi questo "DEVI" me lo dicevo anche da sola. 

Il problema è che con una malattia cronica cioè che prosegue nel tempo, non puoi fare i miracoli che vorresti, sei costretta a ubbidire alla malattia. Se ti ferma resti ferma, anche se "DEVI" fare e vuoi fare. 
Volere non è potere, le malattie non scompaiono perchè non ti è pratico conviverci. 

Alcune malattie restano e sei tu che devi cambiare. 
E io l'avrei anche fatto, mi sono spesso impuntata e imposta col mio "Non ci riesco, come devo fare?" 

Ma la risposta che ottenevo, era sempre "trova un modo, perché le cose vanno fatte ed è il tuo lavoro", 
fino all'assurdo "se la malattia è il problema, allora sbrigati a guarire" o "se vuoi che qualcuno pulisca al posto tuo, lo paghi te. Quanto mi devi costare? Hai lasciato il tuo impiego e ora vuoi pure che ti paghi la colf? Vuoi fare la bella vita! La signora!!" 

Una guerra quotidiana. 
Tutti contro di me. 
Nessun avvocato difensore. 
Il mio interesse, la mia salute, la mia condizione non avevano nessun peso. 



😠😡Tutto doveva continuare come prima, non erano ammesse storie. 😠😡
Mi sembrava che il mondo girasse a rovescio, nessuno che volesse capire che stavo male e che non era uno sfizio, una vacanza, uno sciopero.
Tutti a urlare le loro priorità, cosa andava fatto, cosa dovevo fare, quanto fosse già catastrofica la situazione, quanto non fosse sostenibile per la famiglia tutta. 
Sì, ma io?

😭😖😵 Quando sei ridotta ai minimi termini dal dolore, non riesci ad essere fredda e razionale, a discutere con calma (a parte che tutti gli altri non erano disposti a discutere, avevano ragione loro senza 'se' e senza 'ma'. E io, che già mi dispiaceva di creare problemi per questa malattia, ero costantemente chiamata pigra, cattiva, stronza, stupida, menefreghista, di tutto e di più. Erano infuriati, offesi, nemici). 
Se urlavo o piangevo, perché non c'era altro modo di esprimersi, ero disperata, uno straccio - e ciliegina sulla torta, l'abbandono generale 💔 e immotivato era un dolore fortissimo 💔, lancinante - ecco che questo eccesso di emotività confermava la mia pazzia, ai loro occhi ero impazzita. 
🔬🏨🚑 Non basta la diagnosi? No. 

Anche dopo la diagnosi effettiva e regolare, nero su bianco, non cambiava nulla, perché qualche medico genio aveva detto "non si sa, può avere cause psicologiche" e la gente comune e ignorante confonde psicologia con psichiatria, confonde le normali emozioni umane che hanno anche loro, con il disturbo psichiatrico che è una cosa molto diversa. 
Quindi questo bastava a confermare la mia pazzia e dovevo solo smetterla con questa cosa, doveva tornare tutto normale e in fretta.

Devi 😠 - Devi 😠 - Devi 😠 - Devi 😠 - Devi 😠



Impazienza, insofferenza, rabbia, rancore, liti, rinfacciare... pensate in quello stess di anni (sono stati 16 anni di questa situazione, non 16 giorni! Ti consuma) quanto sia stato bello trovare chi si mettesse davanti a te a difenderti: "Ma cosa è giusto per Nadia? Cosa è bene fare in questa situazione? Cosa pretendete che faccia, se la malattia non si può curare e la fa soffrire ogni giorno? Come la state aiutando emotivamente? Le state vicino?" 
È stata la svolta. Decisiva. Erano aggrappati tutti a un sogno impossibile di normalità che io non potevo rendere reale. 

Fine parte 2

Nadia Semprini dreamer 
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Febbraio