martedì 23 gennaio 2018

Racconto - la strada dei grilli alieni

Era sera, portavo a spasso il cane, un cane bianco e marroncino che assomigliava tanto ai cagnolini di Barbie di mia cugina, infatti era di plastica. Aveva uno sportello sulla schiena, che si poteva aprire per controllare le piccole spie luminose arancioni, gialle e verdi: tutto a posto. Chiuso lo sportello, decisi di entrare in un locale (assieme al cane ovviamente). 
Sulla porta non c'era nessuno, dentro, nella penombra di una caverna lunga e stretta, dalle pareti nere lucide, forse di resina dura come i motoscafi, varie persone camminavano avanti e indietro senza badare a noi. Sembrava un labirinto, seguivo i cunicoli incontrando tavoli, bar, persone, ma non capivo bene dove stessi andando. 

Da una parte, un operaio stava rifacendo la pavimentazione (certo, di notte) con lastre 20x20 cm di gommapiuma (o meglio del materiale dei tappetini gioco dei bambini a incastro con le lettere e i numeri), anche queste nere e sagomate a imitare la roccia. Mi rivolse la parola, dicendomi di annotare un numero di telefono importante. Avevo il cane accanto e mi sembrò logico aprire il suo coperchio sulla schiena e scrivere con la penna blu quel numero sulla plastica. Non si vedeva molto bene, non riuscivo a scrivere tutti i numeri leggibili. 
Proseguendo, incontrai una ragazzina che mi parlava dei grilli e di come le facessero schifo. Girai ancora per quel posto nero, poco illuminato con luci verdi e blu, con queste persone molto assenti a se stesse, silenziose. 

Finchè era l'alba,  ero fuori e mi incamminavo a piedi, sapevo di essere a Riccione, sul lungomare o su una via vicina parallela. Morti sulla strada, dei grilli alieni grandi come dei gatti, alcuni anche più grossi, color sabbia e dalle corazze dure. 
In lontananza, il loro suono minaccioso - non il grazioso cricri - mi diceva che avrebbero potuto attaccarmi in qualunque momento. Allungai il passo e fu allora che mi resi conto che il cane non mi seguiva più. Pazienza (non lo chiamai neanche, ormai era perso). 

"disegno della ragazza sulla copertina di Cosmopolitan
su uno sfondo astratto con matite" by dreamer

Cammina e cammina, arrivo oltre Rimini, davanti al centro commerciale i Malatesta (se esiste ancora) ma era diverso, con saracinesche nere e piene di graffiti proprio sulla strada, la via Emilia vecchia. Ero stanca di camminare, volevo entrare per telefonare e farmi venire a prendere. 
Ma il centro commerciale sarebbe rimasto chiuso tutto il giorno. E rimasi a guardare la strada, ero da sola. Un rettilineo ampio, di solito trafficato, dove stranamente non passava neanche un'auto. 

Improvvisamente arriva a passo svelto una mia ex compagna di scuola, la saluto, è cordiale (non mi ricordo chi è ma lei sì) e le chiedo se mi presta il telefonino. Ne ha uno antico coi tasti, e più digito il mio numero di casa e più sbaglio, premo due volte o prendo il tasto vicino, sono completamente impedita e faccio cinque o sei tentativi a vuoto. Poi passa l'autobus e se la porta via, grazie lo stesso, ciao. 

Appare dal nulla mio figlio, che mi dice che era da quelle parti, alla fiera del gelato con degli amici, gli chiedo di darmi un passaggio a casa, ma proprio non è possibile. Avrebbe il posto e va direttamente a casa, ma insiste che non può. E io sono ancora lì ad aspettare che un grillo alieno spunti dall'erba alta del fosso per mangiarmi. 

Chi se ne intende di interpretazione dei sogni?

 (Titolo alternativo per Facebook ☎ La telefonata impossibile)
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Nadia Semprini dreamer 

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