giovedì 4 gennaio 2018

Mai contenta

Specialista nel vedere il lato negativo: fino a due giorni fa mi sentivo stupida ad avere abbandonato il blog, era un progetto carino e ho già perso tempo a studiare come completarlo. "Perchè non lo riapro Dreamer Passion?"
Apro il blog e "no, ma adesso si vedono le cose vecchie che non sono perfette, era meglio se lo ristrutturavo, finivo tutte le sezioni, e poi riaprivo". No, non riesco a essere contenta, accidenti a me.
Anche in quel caso (ristrutturando per mesi o anni o per sempre...) mi sarei sentita male, odio avere montagne di inediti e progetti nel cassetto: sono inutili se nessuno li legge e li vede, gli artisti vivono per la gratificazione del pubblico...

Questo, che avevo originariamente scritto sul mio profilo Facebook, vi dice molto di me.
Cerchiamo di vederlo come un pregio: mai contenta vuol dire esigente, vuol dire che non mi accontento di cose banali.

Non è il carattere migliore per affrontare una malattia che ti stronca la vita lavorativa e relazionale... io volevo essere una donna in carriera, una donna politica o una dirigente, ma anche una supermamma, e migliorarmi costantemente... invece eccomi qua, invalida in un letto a guardare la tv. Mi sono dovuta licenziare, i miei figli li hanno cresciuti i nonni, non ho più amici. Non posso essere contenta. È uno schifo.
Se ho trovato un motivo per sorridere, nonostante tutto, vuol dire che il mio sistema (quella che nell'articolo precedente chiamavo la ricetta) funziona.

L'infelice felice...
Certo non sono lo stereotipo dell'infelice felice, quella brutta cosa che ci fanno vedere in tv, delle persone con problemi, handicap e limiti che sono piene di coraggio e di vita e ispirano gli altri... FAVOLE! I problemi fisici o di qualsiasi altra natura ti escludono dal gioco, dalla vita normale, dalla società. Una malattia, un incidente, e cambia tutto.

Non è vero che sono contenti così. Se ne rendono conto e sono molto incazzati, ma la tv (e chi c'è sopra, qualcuno decide cosa dire e come dirlo e i giornalisti eseguono) vuole darci un'immagine dolce e gradevole.
Non lo è. E non è un problema privato. È della società, serve aiuto concreto.
Invalidi, anziani, neonati, chi ci guarda se la donna di casa deve lavorare? E se la donna di casa è lei stessa un'invalida o un'anziana? Poi chi si prende cura delle altre persone? Dei bambini?

Lo so, i più cinici diranno che non bisogna fare figli in questo brutto mondo... mi dispiace per loro, la razza umana non si estinguerà per questo motivo. Avere figli è fantastico. E purtroppo non puoi prevedere che avrai un incidente e diventerai invalido. Si vive cercando di avere una famiglia, una realizzazione. Si pensa al meglio.

Nel mio caso è stata la fibromialgia che si è aggravata, ma non sapevo di averla finchè non ho avuto complicazioni durante il secondo parto e non riuscivo più a camminare, se me l'avessero diagnosticata in tempo forse, considerato il rischio di invalidità, avrei aspettato di avere una certa stabilità economica, avrei aspettato altri anni, prima di stressare il mio fisico. E comunque è stata una complicazione (o un errore di dosaggio, non lo sapremo mai)  in sala parto, fatto non prevedibile.
 

Succede il problema, ti mandano a casa in fretta.
E poi sei lì, bloccata a letto, i bambini piangono e non riesci a sollevare quei 4 chili di neonato, non alzi neppure un bicchiere.., come fai? telefonano dal lavoro arrabbiati che devi tornare al lavoro, che non puoi stare in malattia senza motivo (la diagnosi attorno al 2000 era difficile da avere, ci volevano anni per capire cosa ti stava succedendo, mentre tutto ciò che hai costruito crolla...) E la famiglia non ti capisce, i medici dicono che gli esami sono a posto. Un'esperienza tremenda.

Chi ha malattie peggiori - questa almeno ha dei periodi di miglioramento, altri e bassi, eppure è pesantissima -  chi deve fare i conti coi limiti ogni giorno, non so una situazione così drammatica quanta felicità e voglia di vivere possa suscitare... altro che esempio e ispirazione!
La gente critica, le famiglie si vergognano, e se non sei una eccezione che vinci le olimpiadi o eri già ricco e famoso, vedrai che la famiglia ti nasconderà bene in casa, dove nessuno ti vede. È una cosa triste ma è la normalità.

Mai contenta quindi, non perché mi sento perseguitata o vittima, ma per tante ragioni concrete. Spesso serena perché sto imparando a gestire questo malessere (ed era ora! Dopo quindici anni a consumarmi, dicevo di non uscirne più!!) è un modo di pensare che richiude molte ferite emotive.
Sarà interessante.

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