lunedì 22 gennaio 2018

FM - quando l'empatia non c'è

✒💜 la famiglia, la relazione di coppia, gli amici: quando l'empatia non c'è
Come mai mettete in dubbio la parola e la sofferenza di una persona a cui volete bene? 

Empatia è una parola difficile per un concetto semplice: mettersi nei panni dell'altra persona.
Se avessimo un euro per ogni volta che abbiamo detto "mettiti nei miei panni"...

Mille discorsi come questo. "Cosa dovrei fare? Non dovrei arrabbiarmi? Dovrei essere contenta? Guarda che fa un male cane!" 

Ma per quanto si insista e si spieghi, non lo vogliono considerare il nostro punto di vista. 
Si sono fatti un'idea di quello che è questa malattia (in genere la vedono una sciocchezza, leggera, di poco conto) e non la cambiano, nonostante la pazienza e il coraggio con cui raccontiamo per filo e per segno la nostra situazione, sentimenti, paure, dolore. Ci costa molto parlarne. No, non può essere vero. Raccontiamo troppe cose, troppi sintomi e non gli torna. 
👤👤"Deve essere sicuramente una balla, un'esagerazione, non esiste una malattia così terribile", pensano. 
👤👤"Ha troppa fantasia quella persona"

Troppe volte familiari e amici hanno considerato la fibromialgia una fissazione, una malattia immaginaria, mentale.
Ci chiediamo perchè e ce lo chiederemo sempre: come può essere che proprio le persone che ci sono più vicine e che dovrebbero amarci di più, inizino a comportarsi in questo modo crudele? Vere carogne, frasi e accuse che non ti aspetti neppure dal tuo peggiore nemico.
Cosa gli succede, a tutti quanti?

Reagiscono al nostro cambiamento, senz'altro, ma si fa così? Dove è finita l'empatia? 
Ci crolla il mondo addosso e se ne fregano, lo mettono in dubbio, non ci vogliono aiutare, rendono il trauma cento volte più pesante, e poi saremmo noi ad essere cattivi e intrattabili? E una famiglia che attacca il proprio componente più debole e bisognoso allora? È un esempio di bontà? 

Non sono l'unica a non capirci niente, immagino. Sono dinamiche senza senso. Ti aspetti che se stai male ti capiscono, ti aiutano. È questa la normale logica delle cose.
Invece quasi tutte le famiglie o cerchie di amici, pur senza conoscere altre famiglie o amici di fibromialgici, per un misterioso meccanismo finiscono per dire le stesse cose: "fai finta, te ne vuoi approfittare, questo è vittimismo, è richiesta di attenzione, è gelosia..." tutti psicologi con la mente degli altri. 
Che se gli proponi una chiacchierata assieme davanti a un vero terapeuta, scattano su offesi "io? La persona matta sei tu, io non ci vengo!" Eppure ci è costato anche questo, essere disposti a portare questo dolore emotivo in uno studio, per salvare il rapporto con quella persona, perché un esperto ci aiuti a parlare la stessa lingua finalmente. Non si dica che non ci importa niente della famiglia e di chi abbiamo attorno!
Loro non si interessano, non partecipano ai gruppi di Facebook (dovrebbero, ma vabbè), vedrebbero che la prima nostra preoccupazione è questo rapporto compromesso con le persone, le nostre poche energie sono spese per cercare una soluzione. 

Ci sentiamo colpevoli per questo problema, non è così, ovvio che non è colpa nostra, le malattie ti capitano (vedi post precedente e fonti) ma ci fanno sentire colpevoli e unici responsabili e così noi vogliamo rimediare, noi  -che diversamente da quello che si dice ce ne freghiamo dei nostri affetti- chiediamo consiglio agli altri malati o a chi può capirci qualcosa... siamo quelle persone terribili e menefreghiste che vedono loro?

E loro, che sono sani e avrebbero meno difficoltà oggettive a informarsi, a reperire libri, a partecipare a incontri e gruppi di sostegno per familiari, cosa fanno? Niente. 
Mi sbatto io che sto male, che non ne posso più, che devo imparare a vivere con questa cosa, che sono sotto farmaci pesanti, che è una tortura acuta e infinita... mi impegno io per una soluzione del conflitto, e tu, elemento sano dell'equazione, te ne freghi? Ma perchè? 
È così che mi vuoi bene? 

Ho detto "quasi tutte", per fortuna esistano eccezioni. Rapporti più solidi, altri caratteri, capacità pratiche di affrontare i problemi... Non lo so cosa fa la differenza. Dobbiamo certamente copiare il loro coping, cioè le strategie con cui gestiscono questa difficile avventura. Impariamo da chi è stato più bravo :) 

D'altra parte, essendo piu sensibili da sempre (chi è debole e malaticcio fin da piccolo impara la delicatezza, anche di modi, di affetto) forse esageriamo, diamo la precedenza a quello che provano gli altri senza più ricordarci come si sta nei nostri, di panni.

Succede anche questo, che stai male e dovresti pensare a te, ma ti preoccupi prima di non essere un peso, di non deludere. Fino a voler negare la malattia che è solo un ostacolo tra noi e le persone. 
Se non la vogliono, allora non c'è, fingiamo che non c'è e siamo tutti felici. Almeno non ci abbandonano. Ma può durare la finzione? No, la malattia ti fermerà ancora. E ancora liti. Lasciate perdere questa strada.


Empatia significa "dentro la sofferenza", ed è molto difficile portare un'altra persona dentro una sofferenza che non si vede e non ha prove, esami di laboratorio, lastre, ferite. Dovrebbero crederci perché lo diciamo noi. Dovrebbe bastare. No. 

Allora glielo spieghi:
-è come tante altre malattie che da fuori non si vedono, ha sintomi tutti interni, come gran parte delle malattie. 
-Certo, non è ancora chiaro come funziona ma la studieranno, anche per tante altre malattie ci sono poche informazioni.
Ma non vogliono ascoltare... questa malattia non può essere vera, ne sono tutti convinti. Un mistero. 
Ma quali motivazioni portano, alle loro idee? Vorrei proprio saperlo. 

Riuscite a chiederlo ai vostri cari? Basta una ragione valida, oggettiva, logica, così possiamo capire anche noi, lavorarci, fare pace. È importante lasciare da parte le accuse e tirare fuori argomenti sensati. Come mai mettete in dubbio la parola e la sofferenza di una persona a cui volete bene? 

Non posso sapere le vostre intenzioni, ma per quanto mi riguarda ho scelto di perdonare e sono molto più leggera. Non è semplice, bisogna di nuovo scendere a compromessi e non sarebbe giusto, perchè proporre un accordo dopo tanta cattiveria? Abbiamo ragione noi al 100%, l'orgoglio vorrebbe le scuse dall'altra parte, piuttosto... Ma vi assicuro che ripaga. In serenità. 

di Nadia Semprini * dreamer 
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