domenica 28 gennaio 2018

FM - Dipendere dagli altri

In passato è stato tremendo. Ero troppo convinta di non avere più un'utilità, di non avere nulla di valore da dare, questo mi fermava - sei quello che fai, quanto lavori, e se non puoi muoverti non hai più un ruolo in famiglia, credevo... 
(Riprendo il discorso del post precedente: amare la propria famiglia nonostante quello che può essere successo, ripartire da zero)

Tag: 
📍GESTIRE la situazione - quando scopri che il corpo non funziona bene e sei diventata inutile 
📍le PERSONE che ti danno un aiuto pratico - cosa pretendono esattamente in cambio, gratitudine o umiliazione?

🚮 🚮 🚮 Tanto lo sappiamo che nella famiglia la moglie/madre è quel robot che lavora per tutti gli altri per 18 ore al giorno, se quel robot si spegne puoi anche buttarlo via, meglio trovare un'altra moglie robot.


E non ero grata e felice come si aspettavano e pretendevano che fossi. Sembrava ovvio che dovessi dire grazie tutto il tempo.
E invece no.
Sarebbe stato logico, si dice per necessità, perchè dipendi dagli altri, devi essere ruffiano perché hai bisogno...

Era quello che la gente si aspettava da me, gratitudine e ruffianeria, però ogni leone ferito e in gabbia è aggressivo col custode che gli porta da mangiare, non gli farà le fusa! 
Certo, l'aiuto ricevuto è stato ed è enorme e prezioso, e avrei dovuto mostrare più gentilezza, tuttavia la sofferenza era così atroce che non potevo proprio farlo. 

Ed ero molto ferita del fatto che abbondassero tutti in aiuto pratico, mentre non riuscivano a darmi 💗💗💗 parole di conforto, un abbraccio, considerazione...
Riuscivano solo a brontolare di quanta poca considerazione avessi io, per i lavori fatti da loro al mio posto. E insistevano... 

Magari non ci volevo pensare, al mio fallimento, al mio bisogno di essere aiutata, alla mia vita finita, perché dovevano girare il coltello nella piaga?
A me pesava tantissimo ammettere la mia nuova condizione, di persona invalida, incapace di fare le cose più semplici... ma a quanto pare l'unico modo di fare felici gli aiutanti era proprio dire" non riesco a fare più niente, meno male che sono costretta a cedere il mio ruolo e il mio lavoro ad altri". Evviva!! 😠

Col senno di poi, e mettendomi nei loro panni, posso ben capire per loro l'importanza di un grazie, dato che non potevo pagare almeno quello, almeno mostrare che ero contenta di ciò che facevano.
Ma in quel momento non mi piaceva dover ammettere quella debolezza, quel difetto, di essere peggiore, inferiore, scarsa, perdente, di avere un limite che non era più provvisorio o passeggero, ma si faceva dannatamente cronico, definitivo, perpetuo.

C'è che io non sono capace di essere dolce e amorevole per convenienza, e in quel caso avrei dovuto iniziare subito, 18 anni fa quando è iniziato l'inferno, no? O anche prima, fin dalla nascita, in tutta una vita ho lavorato 5 anni e part time, dai 18 anni all'aggravamento della malattia che mi costrinse, rigidissima e senza controllo dei movimenti, a letto per mesi (e poi anni, e ancora non va molto meglio), non mi sono guadagnata nulla di ciò che è stato speso per me... 


I giovani del resto credono che tutto gli sia dovuto, un grazie non avrebbe avuto molto senso, ed ero ancora giovane e ventenne quando tutto in una volta dovetti affrontare gravidanza scandalo, matrimonio, altra gravidanza, la malattia invalidante e un lutto devastante, mi dovevano aiutare!

Semmai ero io quella delusa quando mi dicevano: "non stai male fai finta perché non hai voglia di badare ai tuoi figli".

Mi era difficile e molto doloroso tenerli in braccio anche quando pesavano 4 chili, figuriamoci dopo (infatti non ho mai potuto giocarci se non da sdraiata sul pavimento, e sopportavo il dolore quando mi saltavano addosso, non lo facevano con cattiveria) avevo paura di farli cadere, quindi stavo più tranquilla se lo faceva qualcun altro, però non era assolutamente perchè non me ne fregava! Il contrario!!

Se sai che un braccio può perdere forza all'improvviso non sollevi quello che hai di più fragile e prezioso, se sai che perdi il controllo delle caviglie e che si bloccano dopo pochi movimenti, preferisci non guidare, e specialmente coi bambini a bordo... non capisco cosa ci sia qui che mi poteva rendere una cattiva madre.


Dovevo far finta di niente e lasciare che mi cadessero dal fasciatoio e dalle braccia? Dovevo trasportarli rischiando le vite di tutti? Già che mi creava ansia la guida, mettermi al volante senza avere padronanza degli arti diventava puro terrore, cosa avrei fatto?
A volte, da sola ho rischiato, ma finendo a cambiare le marce con la sinistra che il braccio destro era andato, o senza più capire se muovevo il piede destro o sinistro... c'era vicina la piazzola quelle volte, ma non sempre puoi accostare in sicurezza. 

Dovevo agire di conseguenza, anche se significava costringere altri a trasportare i bambini (prendevano il pulmino poi, e non li ho iscritti ad attività pomeridiane proprio per questi litigi, per non gravare ulteriormente, quindi non era un impegno quotidiano) mentre io mi rassegnavo a rimanere a casa perché ero a piedi, chiedevo un passaggio solo per una spesa ogni tanto, non possono dire che ho chiesto qualcosa per me, non volevo disturbare. 
"Scusate se esisto", insomma.

Voglio dire, che avrei potuto essere veramente pesante se avessi voluto, portami lì, portami là, mi serve questo e quello invece no, mi sono ridimensionata, ho cancellato ogni esigenza personale della Nadia, e non mi hanno detto mai grazie per quello.
È stata una rinuncia molto grande. Una prigionia, una mancanza di oggetti o comodità per rallegrare quella vita. 

Ma no, era troppo disturbo anche così, "i tuoi figli, il tuo bucato, il mangiare" quando poi io restavo a casa mia da sola per settimane, nessuno che venisse a vedere se ero viva, non c'erano pasti pronti né pulizie fatte, ero io nel letto che sognavo il pane fresco... ma appunto la mia persona non era considerata. 

E io ero furiosa per questo. Non riuscivo a capire. Erano arrabbiati con me? Perchè mi ero ammalata nel momento meno adatto? Perchè non guariva mai? O per cosa?



Avrei voluto vedere che nella gerarchia delle cose, fosse più importante lo shock della mia vita che andava distrutta, piuttosto che l'offesa imperdonabile di non aver ricevuto un "grazie" convincente. 

I nostri cari si impuntano su sciocchezze a volte, trascurando le cose più importanti... ma non sono perfetta, ho sbagliato molto anche io, però sono stati anni in cui mi sono sentita davvero poco amata. 

Sola. Abbandonata. Appestata. 
Considerata cattiva, crudele, insopportabile.

Ripeto, stavo così male, chiedevo aiuto e ribattevano con questioni ridicole (sull'intonazione di un mio ciao al telefono per esempio, che doveva significare sicuramente le peggiori parolacce) mi sentivo così stanca e vulnerabile e invece di fornirmi un porto sicuro, c'era solo risentimento...


Vedevo l'impegno pratico - ma allora perchè aiutarmi? Perchè così avevano ragione e io torto? Perchè la gente doveva vedere che aiutavano? Boh - però era come se sostituissero qualcuno che non c'era più, dovevano solo occuparsi dei lavori di quella persona ma ignorando totalmente la persona. 
Vero è che non ero mai perfettamente lucida però cercavo di riferire la mia situazione, le difficoltà, lo sapevano cosa mi succedeva.

Non ci credevano, era troppo strano, ma se solo avessero ascoltato tutto, con pazienza... Non riuscivo a fare un discorso sensato e se scrivevo qualcosa - mi è sempre riuscito meglio, controllo più efficacemente il filo del discorso - non avevano voglia di leggerlo, non potevo comunicare come avrei voluto e non mi venivano incontro, o mi ignoravano o mi aggredivano.

Insomma un mondo spersonalizzato, dove conta esclusivamente il lavoro, il tempo perso per qualcuno, la scocciatura che hai causato, conta quel debito che non puoi restituire facendo dei piaceri tu, conta che te lo rinfacciano sempre, conta che sei un problema per tutti e te lo ricordano ogni giorno...

A dopo, buona serata!!!
Nadia Semprini dreamer

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