mercoledì 25 novembre 2015

Fibromialgia - I figli degli altri

Qui c'è un amico che mi ricorda che oggi avrà due riunioni a Milano. Per lavoro, per i fumetti... mentre la mia amica ci è stata proprio sabato, portava la figlia a uno stage di danza, è molto brava, è su tutti i cartelloni della scuola di danza e degli spettacoli, qua in zona, chissà che soddisfazione per una mamma...

Ma torniamo al mio "collega" fumettista, che poi è il mio mentore ma mi piace considerarlo al mio pari, in via del tutto ipotetica e affettuosa, si sa che io sono una principiante autodidatta che poco ha da spartire coi professionisti :)

La mia prima reazione è di invidia: lui sì e io no...  
Se stavo bene potevo provarci anche io seriamente, con le scuole giuste, i corsi, girando, andando dove c'è il meglio, tanti stage, a bottega sotto qualcuno magari... e poi una volta imparato il mestiere, poter girare tranquillamente, sia per le riunioni noiose sia per le emozionanti signing session, le firme degli autografi, ressa, fan, i bodyguard che mi proteggono... sì, è una proiezione molto ricca e di successo. Per starci male di più! 

Mi paragono sempre alle situazioni migliori, se sono tutta bloccata e paralizzata mi metto a guardare le esibizioni degli acrobati del circo o degli atleti delle discipline più esplosive, o le più aggraziate... tanto mi manca sia la potenza che l'armonia.

Lo dicevo lunedì proprio con la mia amica che mi è venuta a trovare, quella che ha la figlia quasi etoile: se stessi bene credo proprio che lavorerei come gli altri, le scadenze non sarebbero un problema, e potrei esserci quando espongono i miei disegni, invece di fare mostre orfane o lasciare il merito ad altri. Non sapete quanto mi è dispiaciuto fare quella mini mostra a Empoli a maggio, e non essere lì! Avrei curato l'esposizione, presentato la mia opera, parlato con la gente, invece non è stato possibile. Uffa.


Sarebbe tutto bello, sarebbe tutto facile, in fondo il difficile è avere le idee, poi portarsele a spasso non dovrebbe costituire un ostacolo insormontabile, è giusto la ciliegina sulla torta, la festa finale... come uno stand a Lucca, o una presentazione in libreria, un incontro coi bambini... 


Ma non posso stare nemmeno seduta per disegnare, con questa schiena, pensa cosa significherebbe viaggiare per centinaia di chilometri e poi muoversi in città lontane con la paura di sentirmi male, io che da sola non vado più neanche a fare la spesa! Sì, parto che sto bene ma tanto lo so che mi prende all'improvviso e devo sedermi, i dolori sono troppo forti, scelgo punti vendita che so che lasciano gli sgabelli quasi in ogni corsia, o hanno la panchina fuori... quando parte la crisi è fulminante! 

E pensa cosa significherebbe stressarsi di lavoro, stare in tensione continua! Che ogni giorno che devo stare ferma mi angoscio e i dolori aumentano, e devo stare ferma altri giorni, finché il ritardo diventa incolmabile... con l'ansia poi mi va via tutta la buona volontà, la precisione, il gusto di lavorare, viene una schifezza.

Con questa malattia non si può lavorare come le altre persone. Non esiste proprio. Ma io sono grande, capisco, mi faccio una ragione. 

Quello che mi fa veramente arrabbiare è la questione dei figli. I figli degli altri hanno avuto dei genitori presenti, una mamma che li poteva portare a calcio, danza, musica, dovunque volessero, a divertirsi, alle gare, anche lontano. Famiglie che si muovono tutte le settimane tra le città di tutta Italia per le partite, i concerti... che si fanno delle vacanze vere, non mezza giornata qua al mare affacciati alla balaustra del porto, senza neanche togliere la maglia... 

Invece i miei non hanno potuto mai fare nessuna attività perché io non potevo accompagnarli e poi non ci sono mai stati molti soldi, da quando ho perso il lavoro

Non è giusto. A volte guardo quei ragazzi di talento, che cantano corrono in moto, col go kart, suonano, ballano... e i miei no. Vedo mio marito deluso e gli dico che i nostri avrebbero potuto essere anche meglio, che ne sa, solo che non è stato possibile. Sono esattamente come gli altri, gli è mancata soltanto l'opportunità. Ne vado fiera allo stesso modo. Sono contenta di loro.

E' probabile che con gli stimoli giusti, con la disponibilità e l'entusiasmo sarebbero diventati non dico necessariamente dei campioni, ma persone realizzate, felici. Ecco, di questo non sono contenta, di questa ingiustizia. Si vuole dare il massimo ai propri figli e quando non ci riesci, fa molto male. E fa male anche a loro vivere questa discriminazione, sapere e vedere gli altri bambini avere tante cose, tante energie dedicate, tante possibilità. Genitori attivi che facevano abitualmente sport e attività e vacanze e che hanno semplicemente introdotto i figli in quel mondo. Non è esagerazione (credo che si esageri solo da un certo punto in poi, col fanatismo per il bambino superstar, che è un atteggiamento indipendente dal vero successo del piccolo: si vede a calcio nel padre che difende a spada tratta il proprio campioncino anche se è una schiappa, fino al cantante prodigio sfruttato per spremere più soldi possibili... in tutti gli altri casi, in genere, ci sta, è orgoglio e sostegno). I genitori che hanno dato tutto quello che potevano ai figli, in esperienze, possibilità, svaghi, hanno fatto benissimo, ci mancherebbe. Non devono limitarsi perché qualcuno non può. Però in ogni caso, chi non può ha gli occhi e queste situazioni se le trova davanti. Generalmente quasi tutte le famiglie riescono, per cui non farlo spicca, diventa diversità. E il bambino si chiede: perché io no? Perché non mi vogliono bene? 

E ripenso ai miei figli, poverini. Mi sono ammalata forte, che lui aveva 3 anni e lei pochi mesi. Che schifo di infanzia! Tutto il mio affetto e il mio amore, e di tutta la famiglia, ma quando sei piccolo guardi anche al resto... agli altri bambini. I figli degli altri se la passavano meglio.

I miei dovevano stare a guardare, rimanerci male, sentirsi inferiori, trascurati, sentirsi poveri. Hanno avuto solo mille no, solo un clima di difficoltà, di tristezza, mentre avrebbero dovuto respirare solo gioia. Non riuscivo a prenderli in braccio neanche da neonati, mi pesavano troppo... ogni volta che li tiravo su sul fasciatoio per cambiarli era uno strappo alla schiena, non potevo giocarci, fare vola vola, un girotondo, niente... una mamma rotta... che brutto, per un bambino. 
E nessuno che aiuta. Certo, le nonne, per fortuna le nonne, per le cose essenziali. Ma l'aiuto esterno dov'era? Niente asilo gratis, niente baby sitter, ci si attacca al classico tram... non è giusto che succedano cose del genere, che tutte queste situazioni (non è successo solo a me!) rimangano nascoste, ci si vergogna di essere state cattive madri... non potevamo fare di più. 

Prendi una mamma di due bambini piccoli, che diventa invalida, non può più lavorare e nemmeno accudire figli e casa, di colpo si dimezzano le entrate e triplicano le spese... dite voi che cavolo bisogna fare a questo punto... ti dicono che non stai male (grandissima presa in giro!), che puoi andare a lavorare se vuoi, se pensi positivo... (ma per favore!)... e resti lì triste, vorresti piangere ma non puoi farti vedere, coi tuoi figli in braccio perché non sai più cosa fare... tutto crolla, il tuo mondo... nessuno se ne interessa, se ne accorge. Mi sono lamentata perché sospendevano il pulmino per un mese e hanno osato chiamarmi "la signora coi problemi"... scusa mi lasci i figli a piedi e mi dici che se non guido devo farli accompagnare dalla baby sitter!!! La pazzia istituzionale...  questo l'aiuto, la sensibilità... non va bene, non voglio più stare zitta. Non so cosa fare di concreto perché le leggi se le fanno da soli, se le applicano se hanno voglia e controllano solo chi vogliono... quindi non ha più nessun senso tutto questo sistema, se mai lo ha avuto... so però che ho dei diritti e li voglio vedere rispettati. Per me, per principio, perché nessun risarcimento potrà ridarmi la mia salute, la mia giovinezza e la possibilità di godermi l'infanzia dei miei cuccioli... ma soprattutto perché non continui a succedere ancora... questo capita sistematicamente ogni giorno!!! Alle nuove malate, alle malate storiche, con gli stessi problemi mai risolti... non va bene. Se siete d'accordo con me datemi una mano a fare arrivare il messaggio, voglio che la situazione cambi, è inaccettabile. Basta. 

Buonanotte amici, un abbraccio.
(La presentazione estetica lascia un po' a desiderare, lo sistemo poi... volevo che lo leggeste subito, sono fatta così, impulsiva... per abbellirlo c'è tempo, intanto dico le cose, che non c'è un minuto da perdere!!!)

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