lunedì 20 luglio 2015

Seduzioni Virtuali 15 by dreamer

15 - INCIDENTI DI PERCORSO .
Riedizione 2015 di Seduzioni Virtuali
Leggi dalla Prima puntata qui:
http://dreamer-scrittrice.blogspot.it/2015/07/seduzioni-virtuali-1.html

Un lungo pomeriggio di riunioni, per il consiglio di istituto: Wendy ne aveva fin sopra i capelli di offerta formativa e di test Invalsi... Era finalmente arrivata a casa. In totale astinenza da internet! Non portava il tablet a scuola: vedendola esperta, le avrebbero affibbiato anche il sito web! Aveva fin troppe ore non pagate, no.

SexyIronMan era lì, pronto a mandarle una faccina appena fosse comparsa sul web. E la voleva. Solo parole, come al solito. Wendy si diceva che non era poi così grave. Stava con Roberto, però che male poteva fare una chiacchierata?

"Ehi, supereroe! Come stai?"
"Magnificamente, ora che sei arrivata" Ogni tanto diceva cose carine.
"Come mai da queste parti? Ti mancavo?"
"Voglio la tua bocca sexy!"
"Ok, un bacetto te lo posso dare"
"Siiii, vieni qui davanti a me, sei bellissima
Ti sposto i capelli, un bacio sul collo..."
"Bello... da brividi..." Lo stava incoraggiando? No, erano solo discorsi scherzosi. Si convinceva che andava tutto bene.

"Ti bacio sulla bocca, le nostre lingue giocano,
E ora ti tolgo il reggiseno, fatti toccare!"
"Audace! Non ti allargare, che sono fidanzata" 
"So io cosa ti allargo!"
Ecco, era arrivato al confine. Wendy non poteva più dargli corda. Però era una giornata languida, di grande desiderio...

E così continuò il gioco: "Vuoi tentarmi? Bene, sono curiosa di sapere cosa mi perdo!"

♡♡♡

Carol intanto mangiava del gelato davanti allo schermo. Come cena era perfetto.
Quella sera suo figlio Nicholas usciva, anche se era lunedì. Era sola.
Era sempre sola la sera... e la notte! Sì, mancava un uomo in quella casa.

Chissà quanto avrebbe dovuto cercare! Una notte di caccia ed era esausta. Troppo stress, troppo impazzimento. Per cosa poi? Di uomini adatti non ne aveva visti. Come cercava di dire alle amiche, aveva avuto modo di conoscere meglio Argo (ossia Stefano) durante una lunga telefonata notturna.
Era una persona semplice. Non era rimasta particolarmente colpita.
Aveva detto che il biglietto lo aveva scritto il suo amico, che lui non l'avrebbe mai fatto perché non ha intraprendenza. Mah. Quando gli uomini fanno i timidi senza esserlo, che rabbia!
Dalla prima telefonata sembrava avere già un qualche intrallazzo... e mal gestito per giunta! Quella Tiffany...
Forse era lei, la sua amante, a organizzare tutto, posti, orari.
Uno che ci sta, ma senza muovere un dito! E anche con lei aveva avuto un atteggiamento passivo, come se dicesse "eccomi qua, sono a tua disposizione". Quello che lei detestava!
Carol si aspettava da un uomo che facesse l'uomo!
Non c'è niente di più sexy di un uomo deciso, pratico, con la situazione sotto controllo.
Invece il tipo che si sdraia e aspetta fa troppo centro massaggi... che tristezza!

***

Nel frattempo Wendy si era già impelagata in un discorso troppo indecente... si stava divertendo, era curiosa, tentata!
"Dai mandami una foto, voglio vederti!" 
"Prima tu!"
"E va bene... sei timido?"
Dopo un attimo, lo aveva accontentato.
"mmm completino intimo tutto nero .......... sei stupenda!"

Di nuovo. Perché non la smetteva? Wendy ci cascava ogni volta. Follia d'amore, credeva lei, forse solo sbalzi d'umore, momenti in cui sparivano i freni inibitori.
Sapeva che era sbagliato, ma erano gli unici momenti emozionanti della sua vita, in una fase così depressa e chiusa.
SexyIronMan intanto faceva la sua parte, le inviava tante foto di lui in slip. Non che le importasse molto in quel momento, ma gli chiese anche una immagine nitida del viso.
"Quante cose devo rivelarti tutte insieme!"
"Voglio sapere tutto di te!"
"No... devi scegliere: finisco lo strip tease o mi faccio un bel ritratto?"
"Il ritratto..."
"Sicura???"
"Il ritratto me lo mandi la prossima volta".

****

Andava peggio alla delusa Carol. Ripensava alla seconda telefonata di Argo, la sera prima.
Voce carina, forse troppo bambinesca, forte cadenza dialettale, ma non era quello il punto... si era messo a parlare della moglie, del bimbo piccolo che stava poco bene, di quanto costano le medicine! Del cane, della veterinaria, del nuovo sgambatoio al parco.

Va bene essere alla mano, però andrà pure dosato un discorso a seconda dell'obiettivo!
Carol si era offesa, voleva dire che era poco importante se lui non si impegnava neanche un po' nella conquista!
Lui non fece la minima proposta, nessuna allusione, zero.
"Cavolo, vuoi scoparmi o no? Così mi smonti, mi sto accendendo come un fiammifero sotto al diluvio!" pensò.
Dopo mezz'ora di chiacchiere inutili, Carol si inventò che doveva tirare fuori un dolce dal forno e gli diede la buonanotte. Irritata.

Che poi invece lui la raccontò in tono entusiastico, agli amici: "Troppo bello, aveva una voce così morbida, sexy, avvolgente... mi sono sentito a mio agio, le ho parlato di me, lavoro, casa... non mi faceva soggezione, pur essendo molto bella".
Niente fuoco, niente appuntamento. Carol iniziava a stabilire qualche requisito minimo.
Di un uomo che non aveva interesse per lei non sapeva che farsene. Argo era eliminato. Poteva mandarle tutti i messaggini del mondo (ce n'era una dozzina), non le serviva.

***
Intanto anche le altre amiche si ricongiungevano coi partner della grande serata. Qualche messaggio, qualche foto. Era la prassi e - salvo episodi clamorosi - non stavano più a raccontarselo. 
"Ti dedico una canzone, Amber. Ascolta il concerto, ti dò il link." oppure "Vado a fare delle foto alla luna e te le dedicherò...". Lei chiedeva questo genere di attenzioni, amava le piccole sorprese; in cambio era molto affettuosa, presente. Che nel virtuale assumeva un peso diverso: più messaggi, più seria la storia! Mentre Amber voleva mantenere la sua libertà, vivendo tutto con leggerezza. Prima o poi sarebbe nata una discussione. 

Erano delle ragazzine di 40 anni, spensierate, libere. Non erano in una seriosa agenzia matrimoniale! L'idea era di continuare a spassarsela indisturbate.

Carol aveva fatto un percorso diverso, la maternità, i problemi, vivere da sola, da madre single, senza farsi chiacchierare dietro.
Senza mai portare un uomo in casa... irreprensibile per tanto tempo.
Adesso anche il figlio voleva vederla felice e accompagnata.
O felice divertendosi e basta: non aveva molta fretta di guadagnare un nuovo papà.
L'importante era non vederla così sola e depressa, meritava di tornare a sorridere.

Nicholas l'aveva presa bene. Non era poi così strano avere una madre single, un giovane ha una visione più aperta del mondo, non è come le comari che non vanno oltre il paese - e che di solito non hanno la coscienza pulita, riversano su altre i loro passati dolori. Gli incidenti succedono, non dipendono dalla persona...
E poi nella sua infanzia aveva avuto una specie di papà, quello che lo era davvero, pur non sapendolo. Gli anni più formativi avevano avuto gli input giusti, la mamma e il suo compagno. Carol non gli aveva detto del figlio per non obbligarlo. E anche per il suo sesto senso. Infatti non aveva funzionato: troppo giovane, non riusciva a stare a lungo con la stessa donna e la tradiva... Meglio perderlo che trovarlo.

"Sandra non si è più sentita, e non è passata su facebook!
Il telefonino spento, quello di casa suona a vuoto. Dove diavolo è finita?"
"Calmati, Amber. Cosa è successo?" rispose Carol.
"Wendy adesso non risponde, ma non l'ha sentita neanche lei!"

Iniziarono a preoccuparsi: poteva capitare di non sentirsi con tutte le altre ogni giorno, però così era troppo.
"Sandra bene o male si fa viva, posta qualcosa... dov'è?" si agitava Amber.
"La vado a cercare" disse Carol.
"Ma dove vai? Cosa sai dov'è?" La fermò Wendy, "Vai a dormire, ci pensiamo domani".
Poi ricordò che Sandra le aveva parlato di una cugina, che andava da lei: "Tu la conosci sua cugina?"
"No, mi dispiace, Carol."
"Allora aiutami nelle ricerche, dobbiamo trovarla!"

******
Non sapevano quale fosse, ma potevano trovare su facebook un parente, taggato nelle foto, bastava trovare lo stesso cognome e chiedere in giro.
Nella pratica si rivelò più complicato, le persone non rispondevano ai messaggi, non sapendo chi fosse quel nickname strano, Car Wash. E anche Amber Smith non l'avevano mai sentita.
Carol non aveva il tempo di aprire un nuovo profilo ad hoc per le indagini... ci sarebbe voluto troppo, tra conferme varie.
"Forza Amber, c'è qualche amica, qualche persona ricorrente?"
"Sto guardando tutti gli album! Forse lei, si chiama Betta..."
Siccome i parenti non si fidavano, come ultima opzione Carol provò con questa ragazza che appariva in molte foto. Betta le rispose e le seppe dire quale cugina frequentava più spesso.
Anzi, collaborò attivamente. Saputo della "sparizione" di Sandra, chiamò subito la cugina: non l'aveva vista, ma capitava che cambiasse idea senza avvisare, perciò non si era preoccupata.
"Amber, tu resta ad aiutarle se serve, io vado". Carol si sentiva eroica, doveva farlo.
E così a quel punto, mentre la cugina e l'amica chiamavano ospedali e polizia - era più di un giorno che mancava! - Carol lasciò un biglietto per Nicholas e si mise in macchina per fare lo stesso tragitto di Sandra. Era una parte in autostrada, poi un tratto impegnativo, fatto di curve e tornanti.
Era notte fonda. Iniziava anche a piovere, e il tergicristallo fischiava.
Carol era una brava automobilista, con una vecchia passione per i rally.
Aveva anche gareggiato da giovanissima, sterrato, ghiaccio, drift... ed era rimasta precisa e millimetrica, non temeva due curvette.
Sandra invece aveva una guida da città, andare dalla cugina in campagna doveva essere spaventoso.

Appena iniziò ad affrontare le prime salite capì subito cosa era successo. In quella zona aveva piovuto parecchio, significava aggiungere al percorso impegnativo una pessima visuale, e qualche piccola frana qua e là.
L'auto di Sandra era uscita di strada, contro un grosso albero poi giù nel dirupo. Rami divelti, corteccia spazzata via, ma poi i fitti arbusti si erano richiusi al suo passaggio. I fanali spenti per la batteria scarica, non era facile vederla se non si sapeva cosa cercare. E di notte ancora di più.
Non faceva differenza: per quella strada non sarebbe passato più nessuno fino al mattino.
L'impressione era addirittura che lì non capitasse mai anima viva.
Altrimenti nella giornata l'avrebbero vista. Un passante, un contadino... invece no, doveva essere una specie di foresta abbandonata. Si seppe poi che faceva parte degli antichi terreni di una villa caduta in malora, Villa Stevenson.

Carol scese dalla propria auto: "Sandraaaaa!!!"
Non sentiva niente, nessuna risposta. Era freddo, il terreno fangoso, che postaccio!
Doveva chiamare la cugina per dire che l'aveva trovata, ma prima doveva sapere come stava, o se era morta... si fece coraggio e scese giù nel dirupo fino all'auto, illuminando le sterpaglie con la torcia.
Avvicinandosi all'auto, sentì singhiozzare: era viva!!! 
"Sandra!!!" 
"Sono qui!" La raggiunse, era seduta tutta ranicchiata, appoggiata alla fiancata, tremante. 
"Come stai? Sei ferita?" 
"No, c'era l'airbag... solo il braccio, un po'..." e continuava a singhiozzare forte, in modo convulso. "Chi c'è con te?" chiese. 
"Sono da sola, ti sono venuta a cercare" 
"Carol..." la guardò stupita. 
Proprio l'ultima persona che si aspettava, miss "errori"! 
"Vieni su in macchina, che avvisiamo gli altri. Sono tutti preoccupati per te."
"Erano le 7 ieri sera... adesso che ora è? Il cell si è spento, non lo so. Quando mi sono svegliata era di nuovo notte, è passato un giorno intero?" 
"Neanche tu metti più l'orologio? Sono le undici, quasi." Le tese il braccio per farla alzare. "Ma sei congelata! Forza, andiamo! " La tirò su di peso. Con tutta quell'adrenalina avrebbe alzato un elefante!
"Grazie Carol, e pensare che ero così arrabbiata con te...".

Ebbero modo di parlare un po' mentre aspettavano la polizia e la cugina. Da brava mamma, Carol aveva portato un thermos di thè caldo e qualcosa da mangiare.
"Mi dispiace, non ho pensato a portare dei vestiti asciutti per te... togli quella maglia zuppa di pioggia e metti il mio golfino!"
"Grazie"
"Sono così accaldata che lo toglierei comunque! Come quando ci si sposa, il panico mantiene la temperatura! Almeno così dicono..."
"Sarà così, mai vista una sposa col maglione! Ahah... però che avventura".

Sandra si riprese un po'. La coperta da pic nic era sempre in macchina e la tenne al caldo.
Amber, dopo aver fatto mille feste alla rediviva, le informò di tutto.
Il caso non era poi così eclatante per cui la polizia non si fece vedere, dissero che sarebbero passati in mattinata per un rilievo, di aspettare a rimuoverla.
E di farsi vedere da un medico.
"Domani ti porto dal dottore, ok?"
"Non ti disturbare, vado con mia cugina, non lavora... adesso ci pensano loro".
 "Non mi vuoi tra i piedi?" Chiese Carol. Quasi offesa.

Dopo tutto quello che aveva fatto per lei!
"No, cosa dici? Sono contenta che sei qui... è che hai fatto già troppo, non sta a te, non siamo neanche amiche del cuore"
"Questo è vero, ma cosa c'entra? Sono venuta io perché per me non era un problema fare queste strade, ero pilota di rally..."
"mentre io invece sono deficiente e finisco nel dirupo! Grazie, eh?" Ogni occasione era buona per vantarsi...

Non riuscivano proprio a capirsi! Carol mise una marcia speciale, a tutta pazienza: "Non mi hai detto neanche la dinamica dell'incidente, come potrei criticarti? Succede di perdere il controllo, succedono i guasti..."
"e succede chi arriva veloce col gippone e ti abbaglia coi fari! Per evitarlo sono uscita di strada, e ho pianto tutto il tempo per la paura! Paura per lo scampato frontale, paura per la botta contro la quercia, paura che i tizi della jeep venissero giù a prendermi, paura che nessuno mi avrebbe trovata, paura di essermi fatta male perché all'inizio non mi sentivo le gambe..."
Era drammatico, toccante.

Carol non avrebbe dovuto pensare a uno sbaglio di Sandra, poteva essere - come infatti era - un incidente. Solo che ormai era così radicato il preconcetto, il disprezzo, che in automatico le venivano quei pensieri.
 Era l'occasione per risolvere? Oppure non era affatto il momento?
"Senti Carol..." iniziò l'altra, asciugandosi le lacrime, già molto più serena, " Spesso non ci capiamo perché siamo molto diverse.
Devo ammettere che a volte ti invidio: tu che hai un figlio, mentre io non potrò mai, sono sterile... chi vuoi che mi sposi se non posso dargli un bambino? Per forza mi butto in storie senza futuro!" Questo cambiava tutto.
Arrivò la cugina, e gli zii, confusione.
Carol restò a guardare per una mezz'oretta, aiutò a spiegare la dinamica, per poi andarsene quando la carovana si diresse verso casa degli zii.
Sandra le aveva lasciato le chiavi dell'appartamento perché passasse a dare da mangiare al criceto. Non era un problema: abitavano vicine.

♡♡♡

Continua
Fine puntata 15 

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Romanzo di Nadia Semprini dreamer, tutti i diritti riservati copyright

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