sabato 18 luglio 2015

Seduzioni Virtuali 14

La puntata 14, per gli amici nottambuli! Appena finita, mi sembra buona.

14 - ERRORI

La domenica di investigazione continuava. Sola, Carol esaminava i pretendenti. Seppur assenti, le amiche erano con lei a consigliarla. Nella testa, come vocine della coscienza, un fastidioso grillo parlante.
Le avrebbero suggerito il posato Fabrice. Se si fosse dimostrato affidabile e pieno di pregi come da spot. Era quello che si era presentato meglio.
Sapeva cosa pensavano: "Per te ci vuole una relazione impegnativa con un alto tasso di coinvolgimento emotivo". Parole di Wendy, che definiva in questo modo i flirt importanti...  
Carol non era d'accordo. Con tutto quello che aveva sofferto, una storia seria e banale non era indicata. Ogni donna ha bisogno di evadere un po', di rigenerarsi. Per questo si era divertita molto a baciare il wrestler in pista, quel Mario o Luigi (il nome non importa) che le serviva solo a fare ingelosire Carter.
Certo, era una madre, ma le pesava dover fare sempre la cosa giusta mentre le amiche continuavano le loro vite spensierate.

Quella giornata era cruciale. Poteva finalmente trovare uomini con cui divertirsi. Questo richiedeva tempo e strategia, lei non era abituata. Grandi soddisfazioni richiedevano grandi preparativi. Calma e gesso.
Anche se fosse tornato il figlio, sarebbe stato per dieci minuti, per scomparire come un fulmine dopo il caffè.
Aveva fatto bene a lasciarlo libero, a non imporgli la tappa in rosticceria. Poteva chiedergli un favore più importante, la prossima volta. 
E poi era ancora freddo, nonostante il sole. A girare avanti e indietro col motorino, poteva raffreddarsi... povero cocchino di mamma!!!
Ma chi voleva convincere? Se stessa, forse? La verità era che così aveva del tempo per telefonare tranquilla. L'indomani lui si sarebbe tappato di nuovo in camera per una nuova settimana di studio e lei avrebbe dovuto chiamare dall'auto. Scomodo.
Quindi sfruttava una domenica unica, tutta per lei. Eccezionalmente non aveva preso nuovi impegni e rimandato quelli già presi. Per pensare ai suoi uomini!

Quinta busta: un tale Argo, molto sicuro di sè. 
"Donna, cedi al mio fascino maschio e genuino. So che mi vuoi.
I tuoi sguardi arrapati sono un segnale inconfondibile. "
Si mise a ridere. 
"Accidenti, quest'uomo sa che lo voglio! Ma se non l'ho nemmeno visto!" 
A meno che non si trattasse di quell'idiota di Carter. L'idea degli sguardi arrapati poteva essere solo sua.
Controllò il sito fornito, era di un ristorante e nelle foto appariva spesso il gestore... sì, effettivamente era un tipo che aveva visto la sera prima, ma ci aveva solo ballato accanto. Niente di speciale, sui 45, si ricordava il tatuaggio a ragnatela sul collo. Strano che avesse quel lavoro, lo vedeva meglio nel campo della musica o dell'arte. Di viso era normale, insignificante. E non gli aveva mai rivolto uno sguardo speciale!
Prova del nove col telefono: voleva innanzitutto la conferma che non fosse Carter. Era capace di dare un nome falso, di fingersi uno sconosciuto, non sarebbe stata la prima volta. 
Poi se non era uno scherzo, avrebbe valutato il tipo.

Rispose una donna, ma Carol tirò dritto: "Pronto, chiamo per Argo..." 
"Ah, certo... - poggiò la cornetta per chiamare il suo uomo - Caro!!! La veterinaria per il cane... Oddio che sarà successo?" 
Per puro caso avevano il cagnolino, chiamato Argo, ricoverato in clinica e quella chiamata mise molto in apprensione la signora.
Di Carter nemmeno l'ombra: non c'entrava, altrimenti si sarebbe già rivelato. Con la sua risata beffarda.
Intanto lei era lì, con questa coppia. Mettere giù in quel momento avrebbe creato guai, Carol restò in linea. Si sentiva già complice di questo uomo.

Ecco una voce maschile, tra lo stupito e il preoccupato: "Pronto?" 
"Ciao Argo, ti ricordi di stanotte?" disse un po' maliziosa.
"Ehm, sì dottoressa, un attimo..." recitò, con la moglie accanto spaventata.
Impacciato, questo tipo: "Tesoro, vado in terrazzo così non ti disturbo... così senti il film... Argo sta bene, calmati"

E poi, tornato al telefono: "Sei imbecille, Tiffany? Mi chiami di pomeriggio? Di domenica?"
"Ma io..." 
"Quando a casa c'è anche mia moglie? La sera devi chiamare, quante volte te lo devo dire, la sera..."
"Aspetta, stai sbagliando persona... io..."
"Cosa? Non sei Tiffany?" chiese spiazzato.
"No, mi chiamo Carol e non ci conosciamo. Ma mi hai scritto una lettera stanotte al club..."
Un attimo per realizzare: "Ma pensa! Scusami, la voce è uguale... eheh piacere di conoscerti, devi essere quella con la maglietta rossa, giusto? Beh, adesso non posso parlare, ti richiamo alle dieci, ti va bene?" 
Almeno lui sapeva chi era. Il colore della maglietta era giusto.
"Perfetto, ciao."

Aiuto!!! Se aveva capito bene, questo qua (senza nome al momento, soltanto Argo per tutte) aveva già una relazione clandestina, ma recente. Lo dimostrava il casino sugli orari sicuri, sui nomi in codice ecc.
Tuttavia, era pronto a provare carne fresca. Beh, si fa per dire...

E tutta la sua prepotenza svaniva in una bolla di sapone. Non sapeva se esserne contenta o no: la terza impressione era quella di un uomo alla mano, affabile, simpatico. La verve del bravo ristoratore. Non bastava a renderlo un candidato al suo cuore. O ad altre sue parti anatomiche.

Adesso doveva raccontarlo a qualcuno! Vide su facebook che una delle amiche era presente.
"Sandra! Ho chiamato i tizi delle lettere!" le scrisse.
"Bella fatica! Quanti erano, cinque?"
"Già, cinque lettere, 4 uomini. Ti dirò che non sono male!"
"Io ne ho contati 43. Non vado certo a cercarli..." Quando faceva così era proprio stronza.
"Ti sei liberata del vicino, sì?" Concluse Carol velenosa. Sandra la istigava, sapeva tirare fuori il suo lato peggiore...

In quella domenica indaffarata, mancava all'appello Amber.
Nessuna l'aveva disturbata, perché era davvero un periodo no per lei: si era lasciata col ragazzo, poi al club le era capitato quel patetico morto di fiqa del tavolo 3, tutto regole internazionali e paranoie! 
Non volevano chiederle cose sentimentali, per non ferirla, e non potevano nemmeno raccontarle dei loro nuovi maschioni!!!
Amiche molto delicate, che non volevano farle del male.
La piccola tenera Amber però stava bene. Puliva casa in attesa delle sue ospiti, le colleghe dell'ufficio. Il piccolo cane Lost vanificava ogni suo sforzo, ribaltava i bicchieri, tirava le tovaglie del buffet. Lo chiuse nel suo recinto, in soffitta. Una specie di stanza dei giochi. Con ogni confort. Sarebbe tornato a prenderlo poco prima della festa.

Arrivò un messaggio, era il suo ex, l'Idiota: "Ehi, gioia! Mi hanno detto che siete uscite ieri... che birichine!"
"La cosa non ti riguarda." Dura e decisa, stavolta era finita.
"Qua io e lui ti stiamo aspettando, quando torni a trovarci?
Un abbraccio, un bacio romantico...
Poi le tue mani scendono, lo vogliono raggiungere, afferrarlo
e mentre le mani lo stringono le labbra lo raggiungono
la lingua lo accarezza seguendolo tutto
lo prendi tra le labbra
ha bisogno di baci"
"Ti piacerebbe!!! Lasciami in pace! Porco!"
"Lasciami finire... dai, perché ti arrabbi?"
"Non cercarmi più. "

Tornò a sistemare l'appartamento per la festa. E intanto, in viva voce, chiacchierava con il suo amico Jeff: "Se ti annoi tanto, col corso di scrittura creativa, te la dò io un'idea: potresti scrivere un bel racconto erotico!"
"Non credo di saper raccontare certe cose..." sorrise lei.
"Modestaaaa! Ce le ho ancora le tue mail, sono di fuoco!" Verissimo. Amber si era divertita a fare eccitare il suo amico e a volte gli aveva confessato delle fantasie un po' perverse. Jeff era il migliore amico del suo ragazzo. Quello che aveva appena lasciato. Ed era anche un buon amico per lei.
"L'ideale sarebbe avere una ricca esperienza, averle provate davvero le cose!" gli spiegò, "Come posso conoscere le sensazioni che si provano nei vari giochi? Sicuramente manca qualcosa, in una storia solo inventata."
"Ma la fantasia... supera la realtà. ...ricorda!" disse Jeff.
Lei non capì esattamente come doveva interpretare la frase: che tanto molta gente -come lei- non conosceva pratiche estreme, quindi poteva scrivere qualunque cosa? E comunque la frase era al contrario...
"Ti spiego meglio, micetta. Ho provato tante cose, ma quando ancora le immaginavo e pregustavo, erano più intense. A volte l'esperienza reale delude."
"Uh! Devi raccontarmi molte cosette peccaminose, allora!"
"Lo farò. Come sei vestita?" Le chiese lui.
"Ricominci con queste domandine stupide?"
"È un classico! E poi tanto non mi rispondi mai."

Carol intanto - aveva trovato solo lei - era in chat con Sandra, che non sprecava occasioni di sfoggiare il suo successo con gli uomini. Aveva portato a casa più buste, più indirizzi, più numeri di telefono di tutte.
Era la verità, perché nasconderlo? Aveva scatole di scarpe piene di lettere, di bigliettini che avevano accompagnato regali, invii di fiori, di pass per concerti. Tutto il materiale digitale finiva in file molto caldi, dove i nomi sparivano: c'erano "il giovane surfista", "il marito della top model", "l'attore di reality"...
Però Carol stava notando una crepa in quella apparente perfezione. Tanto per cominciare, abbassarsi a chiamare il vicino per smaltire i bollori non era molto da diva... le aveva chiesto notizie.
"L'ho mandato via, certo! Con un calcio nel culo!" rispose infatti lei.
"Solo un errore, quindi..." scrisse Carol.
"Scusa" Sandra cambiò improvvisamente discorso, "faccio tardi, stasera ho un appuntamento con mia cugina, ci vediamo domattina al bar, ciao!"
Non era così tardi, erano appena le cinque, e Sandra era la più veloce a prepararsi... una scusa bella e buona. Ma perché?
Carol non capì esattamente quella reazione. Ma andava a confermare la sua teoria.
Ci rimuginò parecchio, mentre faceva andare una lavatrice e riportava gli appuntamenti annotati su fogli volanti sul calendario nuovo.

Iniziava una nuova annata. E ancora una volta non voleva fare né bilanci né promesse. Poi guardò uno dei suoi programmi preferiti, sull'arredamento, ma era quasi finito.
Bip bip! Un messaggio sul cellulare. Da Carter!
"Ti voglio così bene che metà basta"
E cosa voleva dire? "Se non sai fare le frasi cute lascia perdere... ma grazie di esserti fatto vivo." pensò, sorridendo intenerita.

♡♡♡♡♡♡♡

"Jeff, lui continua a cercarmi. Cosa faccio?"
"Se ne farà una ragione, Amber."
"Che gente strana che mi capita... il biondino di ieri era fuori di testa!"
"Ottimo argomento per il tuo romanzo erotico: inizi dai peggiori e poi è un'escalation, sempre più esplicito, torbido e morboso... oh, i tuoi lettori impazziranno!"
"Allora proverò a scrivere anche qualcosa del genere. Solo per te, però".
"Siiii, così me la leggo in ufficio assieme ai miei colleghi!" ridacchiò lui.
"Non fare il cretino, Jeff"
"È un mio diritto. So che voi quattro ve le scambiate, le foto delle vostre conquiste... non è la stessa cosa?"
"No che non è la stessa cosa!"
Amber si fermò un attimo, mollando stracci e detersivi, per discutere chiaramente. Era la settimana delle regole? Non ci stava.
"Innanzitutto, le foto le mostriamo solo alle amiche, non le facciamo girare. E poi basta la cifra, per la nostra gara, non serve altro".
"Ok, sarà come dici tu... Allora ti ho fatto vincere! Un bel 20 tondo tondo!"
"Possiamo evitare questi discorsi? Tanto non te lo posso dire..." ridacchiava Amber.

Era ora di mettere in frigo la vodka e gli altri beveraggi. Era ancora un po' ubriaca, ma che padrona di casa sarebbe stata se le ospiti avessero trovato il frigobar sguarnito? Gli stuzzichini sarebbero stati consegnati nel tardo pomeriggio, poi le pizze... non mancava niente.
"Non puoi dirmi che hai vinto?" incalzava Jeff, sentendo Amber silenziosa.
"Sì, ho vinto!" Ammise alla fine, per farlo contento. Vero, aveva primeggiato, ma non grazie a lui. Aveva anche un 24 e se l'era giocato.

Tutto felice, Jeff proseguì con la sua teoria:"Tu comunque inizia a scrivere. Scrivi anche su di me! Le donne hanno bisogno di uomini da sognare!"
"E tu saresti un uomo dei sogni?"
"Per le tue lettrici, ma soprattutto per te. Ti ho vista triste quando è finita con l'Idiota... non devi piangere più. A volte la realta ti delude...perche il sogno era diverso. Ti farò tornare a sorridere."
La discussione si era fatta pesante, soffocante. Lei non voleva parlare dell'Idiota. Nè di lei e Jeff, non c'era niente tra loro. Dovendo scegliere tra i due discorsi, meglio l'ex.
"È vero, mi aspettavo troppo da lui. Ho sbagliato. Quindi mi consigli di smettere di sognare? Perché gli uomini dei sogni non esistono?"
"No, continua a sognare certi uomini che magari non troverai mai... A parte me!"
A parte lui!!! Ma cosa stava dicendo? Era una dichiarazione?
Amber era del segno dei Gemelli, spesso esigeva da un uomo più di quanto poteva offrirle. Pretese impossibili, tipo venire sommersa di novità, sorprese, affetto, messaggi, e allo stesso tempo poterlo tenere a distanza. Doveva restare una storia superficiale ma stimolante. Un uomo che si impegna tanto, poi è logico che si consideri un fidanzato, che diventi possessivo.
Per lei una scappatella per noia era perdonabile, e se vedeva un bel ragazzo se lo prendeva, lo rubava. Era guidata dall'impulso.

"In cosa saresti diverso?" gli chiese.
Poteva anche cambiare discorso, però a questo punto voleva sapere cosa cercava di dirle. Jeff non era mai stato tanto serio e intenso.
"Io ti ho insegnato tutto".
In effetti, se tornava indietro col pensiero, poteva ricordare che la loro storia era nata con certi principi particolari: lui le prometteva novità, conoscenze, skills. E tanto bastava a convincerla.
In certe conversazioni si era spinto oltre, voleva dare una relazione speciale, di crescita personale, relazione che con l'Idiota non poteva avere. Poi la loro amicizia hot era andata avanti senza più menzionare questi obiettivi, e Amber se li era dimenticati. O almeno non sapeva più chi lo aveva detto.
Non c'era solo Jeff, lei aveva molti altri amici in chat, e cancellava quasi tutto (quello che restava in memoria, con quelle 3, diventava di pubblico dominio!), come poteva ricordare eventi accaduti mesi prima?

Sì, perché la rottura definitiva con l'Idiota era recente, ma si erano lasciati molte volte ed era in occasione di questi stop che Jeff si era insinuato nelle fantasie della ragazza. Sui cinquanta, di grande esperienza e fascinoso, era un'ottima alternativa ai trentenni.
"Mi hai insegnato tanto. Ad essere una vera femmina, a migliorare le mie performances virtuali, a dire e fare quello che piace agli uomini."
"E siamo solo all'inizio, con te non avrei limiti... mai!"
Amber non sapeva mai se Jeff scherzava o no, le proponeva cose assurde, pericolose, perverse.
"Vuoi essere la mia porcona per sempre?"
Chi era Jeff ora? Cosa era stato? Una necessaria fonte di forti emozioni o semplicemente un errore?

Una volta si era confidata con Sandra e lei le aveva detto che non c'era niente di strano. Jeff era un trombamico virtuale, che la aiutava a scoprire nuove propensioni, a esplorare possibili divertimenti senza buttarcela sul serio. Erano preziosi, gli amici così. "Lo avessi io!" sospirò invidiosa. Per qualche oscuro motivo lui le aveva parlato solo della sfuriata finale dei due fidanzati.


Amber non si smentiva, riservando questi segreti ad una amica sola, non sapeva fare pari.
Non esisteva persona più esperta di Sandra, del resto, per certe questioni...
"Dai, Amber, vivi questa relazione come un addestramento, una prova generale!"
"Non sto tranquilla, però... Sarebbe meglio sapere se si parla di fantasie o di progetti veri, in questi casi: una cosa è immaginare una pazza orgia in cui le amiche si scambiano il fidanzato in un enorme lettone, Jeff là in mezzo si fa tutte le mamme delle amiche e invita tutti i colleghi della fabbrica per innaffiare indistintamente quella folla; una cosa è progettarlo davvero!"
"Ha una fervida immaginazione il tuo amichetto. Devi presentarmelo!!!"
Amber si era allarmata più volte, specie quando lui le diceva che le sue foto nuda e provocante erano appese nel bagno degli uomini della fabbrica!!!
Jeff ritrattava subito, "è uno scherzo, non lo farei mai... " lei però non amava questo tipo di umorismo. Disastri possibili che le venivano in mente anche ogni volta che chattava con gli altri, togliendole ogni piacere. Il rischio c'è sempre, in queste relazioni, però funzionano solo se non ci si pensa.

E lui era lì in chat, aspettava una risposta. Se voleva essere sua per sempre. Gli disse:"Ci sono tante cose da provare. L'importante è farlo con la persona giusta".
"Esatto e tu sei la mia troia perfetta!"
"Grazie" era un complimento. Ne fu contenta.
"Ti adoro Amber! Per sempre."
Ecco, qui non sapeva come reagire. Jeff era l'unico suo flirt che parlava di sentimenti, spesso di amore.
Lo salutò in fretta: "Oh, sei adorabile! Vado a phonare i capelli, che tra poco arrivano. Ciao!" Non gli fece mancare una fotina maliziosa, scattata sul momento. Era una loro abitudine.
Jeff apriva il proprio cuore ad Amber, che si limitava ad aprire le cosce: ribadiva nei fatti quello che aveva detto sabato alle amiche: se le capitava un uomo, era solo per sesso.

Dopo un'ora Carol aveva ancora quel chiodo fisso, perciò chiamò Amber per un parere: "Non ti sembra strana Sandra? Come si pone verso gli uomini..."
Amber salutò Jeff: quando arrivava Carol era sempre una cosa lunga.
"Forse... ma oggi o in generale?"
Era la giornata dei sentimenti? Un San Valentino invernale? Amber era basita."No, mi riferivo al suo buttarsi via..." cercava di spiegare l'altra.
"Boh, non mi sono accorta di niente... senti adesso mi devo preparare, con le colleghe facciamo un pigiama party qui a casa mia, guardiamo un filmone da donne..."
"Oh, che bella idea!" esclamò Carol con falso entusiasmo.
Avrebbe potuto invitare, almeno. Poi stava alle amiche dire: no, è una cosa tra colleghe, è giusto così...
"E poi Carol, con questi postumi della sbornia dove potevo andare? Ahahah! E allora stiamo qui..." E parlava, parlava...
Diventava una cosa lunga perché con Carol si era naturalmente portati ad aprirsi, sapeva essere (o fingersi) interessata.
"Va bene, ti lascio ai tuoi preparativi. A domani!"

Restava Wendy ma anche lei era così impegnata... sapeva che doveva ancora correggere i temi dei suoi ragazzi, due classi. Ci sarebbe voluta anche tutta la sera.
Carol allora decise di farsi un lungo bagno caldo, con la sua musica preferita. C'era tanto su cui riflettere.
Non era abituata a una vita tanto movimentata, a tutto quell'interesse maschile... poi aveva rivisto Carter e già da solo, quel bacio, l'aveva sconvolta. Molto più della notte con Benjiamin e il pacchetto "4 x 50 sfumature"!

Entrò nella vasca profumata. Chiuse gli occhi esausta. Pace.

***
Sandra intanto aveva riflettuto a lungo sulla frase di Carol. Era in macchina, in autostrada per raggiungere la cugina, faceva buio. Musica rock e pensieri pesanti. Le luci le davano fastidio...
"errore": quella parola non l'accettava. "Io non faccio errori, ma chi si crede di essere per venirmi a giudicare?"
Carol lo aveva detto con empatia e comprensione, tutte le donne hanno brutte esperienze e per non pensarci più le archiviano come errori, come storie poco importanti. È un meccanismo di difesa.
Gli uomini erano più bravi a creare giustificazioni: davanti a una bella donna che provoca, è da fessi dire no; un uomo non confessa le corna per non far soffrire la propria fidanzata; un rapporto a pagamento è la forma più onesta di flirt perché si è pari e finisce lì...
Ma anche le donne avevano il sacrosanto diritto di inventarsi delle scuse assurde. E di solito, se non era colpa dell'alcol, si giocava il jolly dell'errore.
Molto cinematografico: si passava la notte assieme per poi rinnegare tutto. Oppure si poteva trovare una miriade di altre panzane.
A Carol era venuta in mente quella. Era solo un suggerimento - ma nemmeno, era la constatazione che la sveltina col vicino non contava niente.

Eppure a Sandra il messaggio era arrivato in ben altro modo.
Carol la mammina, la santarellina, decideva quali erano gli errori delle altre... era furiosa! E senza accorgersene stava accelerando. Troppo.

******

Una nuova mattina, un nuovo lunedì.
Carol avrebbe lavorato nel pomeriggio, così il lunedì mattina era abitudine delle quattro amiche vedersi al mercato.
"Ed ecco la nostra bella zitellona Carol che cerca un po' di felicità..." la accolse abbracciandola Wendy.
"Un caffè?" Propose Amber.
"E Sandra?" Era strano che non fosse già arrivata.
"Siamo solo noi tre, le ho mandato un messaggio però, vediamo cosa risponde", disse Amber.
"Forse è ancora dalla cugina, ci andava ieri pomeriggio..."
"Davvero, Carol? A noi non l'ha detto."
"Dovunque sia finita, lo scopriremo presto." chiuse la questione Amber, "Chiamerà. "

Non si fidava troppo dell'informazione di Carol. Sapeva che le due non si prendevano molto, quindi che senso aveva che lo dicesse a lei?

Si sistemarono nel loro solito tavolino, nel bar "Shanghai".
Se dovevano andare al mercato rionale, optavano per questo piccolissimo esercizio, lungo e stretto, nel centro storico.
Il tavolo che sceglievano era il primo, vicino alla vetrata. Si vedeva la gente, si potevano ammirare le mura medievali. Caratteristico.
"Visto il filmone?" chiese Wendy. Ovviamente lo avevano visto tutte, certe pellicole diventano dei must.
Ed era sul digitale terrestre, finalmente! Alla portata delle più poverette.
Cioè tutte loro tranne Amber, la quale aveva mille abbonamenti pay e online per vedere le ultimissime serie e pellicole.
Non si sapeva chi lo pagasse, era un regalo. Almeno aveva la decenza di non raccontare il finale.
A Carol il film aveva dato fastidio, era ingiusto...
Restando nella gabbia della sua vita di mamma e casalinga, non aveva certo un anno di tempo come Julia Roberts in 'Mangia, prega, ama' per girare il mondo, meditare e starsene in spiaggia... invece le sarebbe servito fare chiarezza!
Per lei parlò Amber, la biondina del pigiama party: "La vita vera è soffocante, lo dicevamo ieri..."
"Le tue colleghe non lo avevano ancora visto?" domandò Carol.
"Certo che lo avevano visto, ma è stato bello riviverlo..."
E interveniva anche Wendy, commentando a modo suo la pellicola della sera prima: "I registi la fanno semplice... si inventano una storiella un po' bollywood e ci mettono l'uomo ideale... e le donne si fanno i pianti..."
"E i complessi." Aggiunse Carol, mesta, senza ulteriori spiegazioni.

Posò la tazza del cappuccino, andò a pagare per tutte. Stavolta toccava a lei. Che sospirava preoccupata. Serviva un rapido cambio di argomento, ci pensò Amber, appena fuori: "Allora, i tipi delle lettere? Li hai visti?"
"Visti no", spiegava Carol guardando i maglioni sulla bancarella del mercato, "Ho telefonato a un paio di loro... Wendy lo sa, è stata mia complice" fece un sorriso sforzato, "Ieri sera poi ho sentito di nuovo Argo, mister 'tu mi vuoi'!"
"È così montato? Non dovevi neanche scomodarti. Li conosco, quelli lì!" la avvertiva Amber.
" Sì però..." cercava di spiegare Carol.
"Uguale identico a Rocky, quel ragazzo che lavorava in tv! Ti ricordi come era stato insistente?" si scaldava Amber, "Era convinto che ogni femmina sarebbe caduta ai suoi piedi! Più dicevo di no, più capiva sì... idiota di un cameraman."
"No, ma Argo è diverso..."
In realtà Carol non si ricordava di questo Rocky, ma come si faceva a seguire i flirt delle ragazze? Conoscevano almeno un uomo nuovo a settimana, a volte di più, e Carol non aveva una grande memoria.
Non sapeva come facessero a ricordare tutti, era come una telenovela con mille personaggi sconosciuti: Pedro, Alejandro, Diego... boh???

"Cominci a fare la crocerossina? A dire 'io lo cambierò'? Ma no, quei tipi lì non cambiano." Insisteva la bionda. "Lascialo perdere!"
Che chiacchiera! La mattina, caricata a molla dai suoi soliti tre caffè, Amber non lasciava la parola a nessuno.
Carol si arrese, non era poi così importante spiegarle com'era quell'uomo.

Continuarono a fare shopping, il discorso cadde inevitabilmente sulla notizia del giorno, cioè lo schifo dei frutteti sulla terra impregnata di scorie tossiche. Amber si arrabbiò col fruttivendolo, che giurava di avere raccolto tutto nel proprio podere."Lo so che è proprio la frutta che era in tv! Ma non vi vergognate?"
"Signora, è frutta nostrana..."
"Certo, certo, negate sempre! Distruggete il pianeta!!!"
Le ragazze riuscirono a portarla via.
Imbarazzante, ma era fatta così. Amber lottava per la causa. Una causa qualunque.

Carol quindi aveva sentito Argo. Poi anche tutti gli altri, in giornata (e serata). Un lunedì di raccolto, di nuovi contatti. Più che raccolto, raccolta di informazioni. Ogni tanto, lavorando in negozio nel pomeriggio, sentiva il bip del cellulare nel grembiule, ma non poteva guardarci. Per giunta, la sera avevano dovuto chiudere tardi, così non c'era stato nemmeno un minuto, negli spogliatoi, per una sigaretta e due chiacchiere con le altre donne, per un'occhiata veloce a internet.

Guidando verso casa, nel traffico intasato, finalmente potè riflettere un po' sui nuovi sviluppi. Come era stata schematica, Amber!
 "Lascialo stare", aveva detto. E con quali motivazioni?
Le amiche non possiedono la Verità Assoluta. Specie se non ti ascoltano neanche...

Continua
Fine puntata 14
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Romanzo di Nadia Semprini dreamer, tutti i diritti riservati. Anche sulle immagini e su tutti i contenuti del blog copyright. Rispettate le mie fatiche, grazie.

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