lunedì 20 luglio 2015

Seduzioni Virtuali 15 by dreamer

15 - INCIDENTI DI PERCORSO .
Riedizione 2015 di Seduzioni Virtuali
Leggi dalla Prima puntata qui:
http://dreamer-scrittrice.blogspot.it/2015/07/seduzioni-virtuali-1.html

Un lungo pomeriggio di riunioni, per il consiglio di istituto: Wendy ne aveva fin sopra i capelli di offerta formativa e di test Invalsi... Era finalmente arrivata a casa. In totale astinenza da internet! Non portava il tablet a scuola: vedendola esperta, le avrebbero affibbiato anche il sito web! Aveva fin troppe ore non pagate, no.

SexyIronMan era lì, pronto a mandarle una faccina appena fosse comparsa sul web. E la voleva. Solo parole, come al solito. Wendy si diceva che non era poi così grave. Stava con Roberto, però che male poteva fare una chiacchierata?

"Ehi, supereroe! Come stai?"
"Magnificamente, ora che sei arrivata" Ogni tanto diceva cose carine.
"Come mai da queste parti? Ti mancavo?"
"Voglio la tua bocca sexy!"
"Ok, un bacetto te lo posso dare"
"Siiii, vieni qui davanti a me, sei bellissima
Ti sposto i capelli, un bacio sul collo..."
"Bello... da brividi..." Lo stava incoraggiando? No, erano solo discorsi scherzosi. Si convinceva che andava tutto bene.

"Ti bacio sulla bocca, le nostre lingue giocano,
E ora ti tolgo il reggiseno, fatti toccare!"
"Audace! Non ti allargare, che sono fidanzata" 
"So io cosa ti allargo!"
Ecco, era arrivato al confine. Wendy non poteva più dargli corda. Però era una giornata languida, di grande desiderio...

E così continuò il gioco: "Vuoi tentarmi? Bene, sono curiosa di sapere cosa mi perdo!"

♡♡♡

Carol intanto mangiava del gelato davanti allo schermo. Come cena era perfetto.
Quella sera suo figlio Nicholas usciva, anche se era lunedì. Era sola.
Era sempre sola la sera... e la notte! Sì, mancava un uomo in quella casa.

Chissà quanto avrebbe dovuto cercare! Una notte di caccia ed era esausta. Troppo stress, troppo impazzimento. Per cosa poi? Di uomini adatti non ne aveva visti. Come cercava di dire alle amiche, aveva avuto modo di conoscere meglio Argo (ossia Stefano) durante una lunga telefonata notturna.
Era una persona semplice. Non era rimasta particolarmente colpita.
Aveva detto che il biglietto lo aveva scritto il suo amico, che lui non l'avrebbe mai fatto perché non ha intraprendenza. Mah. Quando gli uomini fanno i timidi senza esserlo, che rabbia!
Dalla prima telefonata sembrava avere già un qualche intrallazzo... e mal gestito per giunta! Quella Tiffany...
Forse era lei, la sua amante, a organizzare tutto, posti, orari.
Uno che ci sta, ma senza muovere un dito! E anche con lei aveva avuto un atteggiamento passivo, come se dicesse "eccomi qua, sono a tua disposizione". Quello che lei detestava!
Carol si aspettava da un uomo che facesse l'uomo!
Non c'è niente di più sexy di un uomo deciso, pratico, con la situazione sotto controllo.
Invece il tipo che si sdraia e aspetta fa troppo centro massaggi... che tristezza!

***

Nel frattempo Wendy si era già impelagata in un discorso troppo indecente... si stava divertendo, era curiosa, tentata!
"Dai mandami una foto, voglio vederti!" 
"Prima tu!"
"E va bene... sei timido?"
Dopo un attimo, lo aveva accontentato.
"mmm completino intimo tutto nero .......... sei stupenda!"

Di nuovo. Perché non la smetteva? Wendy ci cascava ogni volta. Follia d'amore, credeva lei, forse solo sbalzi d'umore, momenti in cui sparivano i freni inibitori.
Sapeva che era sbagliato, ma erano gli unici momenti emozionanti della sua vita, in una fase così depressa e chiusa.
SexyIronMan intanto faceva la sua parte, le inviava tante foto di lui in slip. Non che le importasse molto in quel momento, ma gli chiese anche una immagine nitida del viso.
"Quante cose devo rivelarti tutte insieme!"
"Voglio sapere tutto di te!"
"No... devi scegliere: finisco lo strip tease o mi faccio un bel ritratto?"
"Il ritratto..."
"Sicura???"
"Il ritratto me lo mandi la prossima volta".

****

Andava peggio alla delusa Carol. Ripensava alla seconda telefonata di Argo, la sera prima.
Voce carina, forse troppo bambinesca, forte cadenza dialettale, ma non era quello il punto... si era messo a parlare della moglie, del bimbo piccolo che stava poco bene, di quanto costano le medicine! Del cane, della veterinaria, del nuovo sgambatoio al parco.

Va bene essere alla mano, però andrà pure dosato un discorso a seconda dell'obiettivo!
Carol si era offesa, voleva dire che era poco importante se lui non si impegnava neanche un po' nella conquista!
Lui non fece la minima proposta, nessuna allusione, zero.
"Cavolo, vuoi scoparmi o no? Così mi smonti, mi sto accendendo come un fiammifero sotto al diluvio!" pensò.
Dopo mezz'ora di chiacchiere inutili, Carol si inventò che doveva tirare fuori un dolce dal forno e gli diede la buonanotte. Irritata.

Che poi invece lui la raccontò in tono entusiastico, agli amici: "Troppo bello, aveva una voce così morbida, sexy, avvolgente... mi sono sentito a mio agio, le ho parlato di me, lavoro, casa... non mi faceva soggezione, pur essendo molto bella".
Niente fuoco, niente appuntamento. Carol iniziava a stabilire qualche requisito minimo.
Di un uomo che non aveva interesse per lei non sapeva che farsene. Argo era eliminato. Poteva mandarle tutti i messaggini del mondo (ce n'era una dozzina), non le serviva.

***
Intanto anche le altre amiche si ricongiungevano coi partner della grande serata. Qualche messaggio, qualche foto. Era la prassi e - salvo episodi clamorosi - non stavano più a raccontarselo. 
"Ti dedico una canzone, Amber. Ascolta il concerto, ti dò il link." oppure "Vado a fare delle foto alla luna e te le dedicherò...". Lei chiedeva questo genere di attenzioni, amava le piccole sorprese; in cambio era molto affettuosa, presente. Che nel virtuale assumeva un peso diverso: più messaggi, più seria la storia! Mentre Amber voleva mantenere la sua libertà, vivendo tutto con leggerezza. Prima o poi sarebbe nata una discussione. 

Erano delle ragazzine di 40 anni, spensierate, libere. Non erano in una seriosa agenzia matrimoniale! L'idea era di continuare a spassarsela indisturbate.

Carol aveva fatto un percorso diverso, la maternità, i problemi, vivere da sola, da madre single, senza farsi chiacchierare dietro.
Senza mai portare un uomo in casa... irreprensibile per tanto tempo.
Adesso anche il figlio voleva vederla felice e accompagnata.
O felice divertendosi e basta: non aveva molta fretta di guadagnare un nuovo papà.
L'importante era non vederla così sola e depressa, meritava di tornare a sorridere.

Nicholas l'aveva presa bene. Non era poi così strano avere una madre single, un giovane ha una visione più aperta del mondo, non è come le comari che non vanno oltre il paese - e che di solito non hanno la coscienza pulita, riversano su altre i loro passati dolori. Gli incidenti succedono, non dipendono dalla persona...
E poi nella sua infanzia aveva avuto una specie di papà, quello che lo era davvero, pur non sapendolo. Gli anni più formativi avevano avuto gli input giusti, la mamma e il suo compagno. Carol non gli aveva detto del figlio per non obbligarlo. E anche per il suo sesto senso. Infatti non aveva funzionato: troppo giovane, non riusciva a stare a lungo con la stessa donna e la tradiva... Meglio perderlo che trovarlo.

"Sandra non si è più sentita, e non è passata su facebook!
Il telefonino spento, quello di casa suona a vuoto. Dove diavolo è finita?"
"Calmati, Amber. Cosa è successo?" rispose Carol.
"Wendy adesso non risponde, ma non l'ha sentita neanche lei!"

Iniziarono a preoccuparsi: poteva capitare di non sentirsi con tutte le altre ogni giorno, però così era troppo.
"Sandra bene o male si fa viva, posta qualcosa... dov'è?" si agitava Amber.
"La vado a cercare" disse Carol.
"Ma dove vai? Cosa sai dov'è?" La fermò Wendy, "Vai a dormire, ci pensiamo domani".
Poi ricordò che Sandra le aveva parlato di una cugina, che andava da lei: "Tu la conosci sua cugina?"
"No, mi dispiace, Carol."
"Allora aiutami nelle ricerche, dobbiamo trovarla!"

******
Non sapevano quale fosse, ma potevano trovare su facebook un parente, taggato nelle foto, bastava trovare lo stesso cognome e chiedere in giro.
Nella pratica si rivelò più complicato, le persone non rispondevano ai messaggi, non sapendo chi fosse quel nickname strano, Car Wash. E anche Amber Smith non l'avevano mai sentita.
Carol non aveva il tempo di aprire un nuovo profilo ad hoc per le indagini... ci sarebbe voluto troppo, tra conferme varie.
"Forza Amber, c'è qualche amica, qualche persona ricorrente?"
"Sto guardando tutti gli album! Forse lei, si chiama Betta..."
Siccome i parenti non si fidavano, come ultima opzione Carol provò con questa ragazza che appariva in molte foto. Betta le rispose e le seppe dire quale cugina frequentava più spesso.
Anzi, collaborò attivamente. Saputo della "sparizione" di Sandra, chiamò subito la cugina: non l'aveva vista, ma capitava che cambiasse idea senza avvisare, perciò non si era preoccupata.
"Amber, tu resta ad aiutarle se serve, io vado". Carol si sentiva eroica, doveva farlo.
E così a quel punto, mentre la cugina e l'amica chiamavano ospedali e polizia - era più di un giorno che mancava! - Carol lasciò un biglietto per Nicholas e si mise in macchina per fare lo stesso tragitto di Sandra. Era una parte in autostrada, poi un tratto impegnativo, fatto di curve e tornanti.
Era notte fonda. Iniziava anche a piovere, e il tergicristallo fischiava.
Carol era una brava automobilista, con una vecchia passione per i rally.
Aveva anche gareggiato da giovanissima, sterrato, ghiaccio, drift... ed era rimasta precisa e millimetrica, non temeva due curvette.
Sandra invece aveva una guida da città, andare dalla cugina in campagna doveva essere spaventoso.

Appena iniziò ad affrontare le prime salite capì subito cosa era successo. In quella zona aveva piovuto parecchio, significava aggiungere al percorso impegnativo una pessima visuale, e qualche piccola frana qua e là.
L'auto di Sandra era uscita di strada, contro un grosso albero poi giù nel dirupo. Rami divelti, corteccia spazzata via, ma poi i fitti arbusti si erano richiusi al suo passaggio. I fanali spenti per la batteria scarica, non era facile vederla se non si sapeva cosa cercare. E di notte ancora di più.
Non faceva differenza: per quella strada non sarebbe passato più nessuno fino al mattino.
L'impressione era addirittura che lì non capitasse mai anima viva.
Altrimenti nella giornata l'avrebbero vista. Un passante, un contadino... invece no, doveva essere una specie di foresta abbandonata. Si seppe poi che faceva parte degli antichi terreni di una villa caduta in malora, Villa Stevenson.

Carol scese dalla propria auto: "Sandraaaaa!!!"
Non sentiva niente, nessuna risposta. Era freddo, il terreno fangoso, che postaccio!
Doveva chiamare la cugina per dire che l'aveva trovata, ma prima doveva sapere come stava, o se era morta... si fece coraggio e scese giù nel dirupo fino all'auto, illuminando le sterpaglie con la torcia.
Avvicinandosi all'auto, sentì singhiozzare: era viva!!! 
"Sandra!!!" 
"Sono qui!" La raggiunse, era seduta tutta ranicchiata, appoggiata alla fiancata, tremante. 
"Come stai? Sei ferita?" 
"No, c'era l'airbag... solo il braccio, un po'..." e continuava a singhiozzare forte, in modo convulso. "Chi c'è con te?" chiese. 
"Sono da sola, ti sono venuta a cercare" 
"Carol..." la guardò stupita. 
Proprio l'ultima persona che si aspettava, miss "errori"! 
"Vieni su in macchina, che avvisiamo gli altri. Sono tutti preoccupati per te."
"Erano le 7 ieri sera... adesso che ora è? Il cell si è spento, non lo so. Quando mi sono svegliata era di nuovo notte, è passato un giorno intero?" 
"Neanche tu metti più l'orologio? Sono le undici, quasi." Le tese il braccio per farla alzare. "Ma sei congelata! Forza, andiamo! " La tirò su di peso. Con tutta quell'adrenalina avrebbe alzato un elefante!
"Grazie Carol, e pensare che ero così arrabbiata con te...".

Ebbero modo di parlare un po' mentre aspettavano la polizia e la cugina. Da brava mamma, Carol aveva portato un thermos di thè caldo e qualcosa da mangiare.
"Mi dispiace, non ho pensato a portare dei vestiti asciutti per te... togli quella maglia zuppa di pioggia e metti il mio golfino!"
"Grazie"
"Sono così accaldata che lo toglierei comunque! Come quando ci si sposa, il panico mantiene la temperatura! Almeno così dicono..."
"Sarà così, mai vista una sposa col maglione! Ahah... però che avventura".

Sandra si riprese un po'. La coperta da pic nic era sempre in macchina e la tenne al caldo.
Amber, dopo aver fatto mille feste alla rediviva, le informò di tutto.
Il caso non era poi così eclatante per cui la polizia non si fece vedere, dissero che sarebbero passati in mattinata per un rilievo, di aspettare a rimuoverla.
E di farsi vedere da un medico.
"Domani ti porto dal dottore, ok?"
"Non ti disturbare, vado con mia cugina, non lavora... adesso ci pensano loro".
 "Non mi vuoi tra i piedi?" Chiese Carol. Quasi offesa.

Dopo tutto quello che aveva fatto per lei!
"No, cosa dici? Sono contenta che sei qui... è che hai fatto già troppo, non sta a te, non siamo neanche amiche del cuore"
"Questo è vero, ma cosa c'entra? Sono venuta io perché per me non era un problema fare queste strade, ero pilota di rally..."
"mentre io invece sono deficiente e finisco nel dirupo! Grazie, eh?" Ogni occasione era buona per vantarsi...

Non riuscivano proprio a capirsi! Carol mise una marcia speciale, a tutta pazienza: "Non mi hai detto neanche la dinamica dell'incidente, come potrei criticarti? Succede di perdere il controllo, succedono i guasti..."
"e succede chi arriva veloce col gippone e ti abbaglia coi fari! Per evitarlo sono uscita di strada, e ho pianto tutto il tempo per la paura! Paura per lo scampato frontale, paura per la botta contro la quercia, paura che i tizi della jeep venissero giù a prendermi, paura che nessuno mi avrebbe trovata, paura di essermi fatta male perché all'inizio non mi sentivo le gambe..."
Era drammatico, toccante.

Carol non avrebbe dovuto pensare a uno sbaglio di Sandra, poteva essere - come infatti era - un incidente. Solo che ormai era così radicato il preconcetto, il disprezzo, che in automatico le venivano quei pensieri.
 Era l'occasione per risolvere? Oppure non era affatto il momento?
"Senti Carol..." iniziò l'altra, asciugandosi le lacrime, già molto più serena, " Spesso non ci capiamo perché siamo molto diverse.
Devo ammettere che a volte ti invidio: tu che hai un figlio, mentre io non potrò mai, sono sterile... chi vuoi che mi sposi se non posso dargli un bambino? Per forza mi butto in storie senza futuro!" Questo cambiava tutto.
Arrivò la cugina, e gli zii, confusione.
Carol restò a guardare per una mezz'oretta, aiutò a spiegare la dinamica, per poi andarsene quando la carovana si diresse verso casa degli zii.
Sandra le aveva lasciato le chiavi dell'appartamento perché passasse a dare da mangiare al criceto. Non era un problema: abitavano vicine.

♡♡♡

Continua
Fine puntata 15 

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Romanzo di Nadia Semprini dreamer, tutti i diritti riservati copyright

sabato 18 luglio 2015

Seduzioni Virtuali 14

La puntata 14, per gli amici nottambuli! Appena finita, mi sembra buona.

14 - ERRORI

La domenica di investigazione continuava. Sola, Carol esaminava i pretendenti. Seppur assenti, le amiche erano con lei a consigliarla. Nella testa, come vocine della coscienza, un fastidioso grillo parlante.
Le avrebbero suggerito il posato Fabrice. Se si fosse dimostrato affidabile e pieno di pregi come da spot. Era quello che si era presentato meglio.
Sapeva cosa pensavano: "Per te ci vuole una relazione impegnativa con un alto tasso di coinvolgimento emotivo". Parole di Wendy, che definiva in questo modo i flirt importanti...  
Carol non era d'accordo. Con tutto quello che aveva sofferto, una storia seria e banale non era indicata. Ogni donna ha bisogno di evadere un po', di rigenerarsi. Per questo si era divertita molto a baciare il wrestler in pista, quel Mario o Luigi (il nome non importa) che le serviva solo a fare ingelosire Carter.
Certo, era una madre, ma le pesava dover fare sempre la cosa giusta mentre le amiche continuavano le loro vite spensierate.

Quella giornata era cruciale. Poteva finalmente trovare uomini con cui divertirsi. Questo richiedeva tempo e strategia, lei non era abituata. Grandi soddisfazioni richiedevano grandi preparativi. Calma e gesso.
Anche se fosse tornato il figlio, sarebbe stato per dieci minuti, per scomparire come un fulmine dopo il caffè.
Aveva fatto bene a lasciarlo libero, a non imporgli la tappa in rosticceria. Poteva chiedergli un favore più importante, la prossima volta. 
E poi era ancora freddo, nonostante il sole. A girare avanti e indietro col motorino, poteva raffreddarsi... povero cocchino di mamma!!!
Ma chi voleva convincere? Se stessa, forse? La verità era che così aveva del tempo per telefonare tranquilla. L'indomani lui si sarebbe tappato di nuovo in camera per una nuova settimana di studio e lei avrebbe dovuto chiamare dall'auto. Scomodo.
Quindi sfruttava una domenica unica, tutta per lei. Eccezionalmente non aveva preso nuovi impegni e rimandato quelli già presi. Per pensare ai suoi uomini!

Quinta busta: un tale Argo, molto sicuro di sè. 
"Donna, cedi al mio fascino maschio e genuino. So che mi vuoi.
I tuoi sguardi arrapati sono un segnale inconfondibile. "
Si mise a ridere. 
"Accidenti, quest'uomo sa che lo voglio! Ma se non l'ho nemmeno visto!" 
A meno che non si trattasse di quell'idiota di Carter. L'idea degli sguardi arrapati poteva essere solo sua.
Controllò il sito fornito, era di un ristorante e nelle foto appariva spesso il gestore... sì, effettivamente era un tipo che aveva visto la sera prima, ma ci aveva solo ballato accanto. Niente di speciale, sui 45, si ricordava il tatuaggio a ragnatela sul collo. Strano che avesse quel lavoro, lo vedeva meglio nel campo della musica o dell'arte. Di viso era normale, insignificante. E non gli aveva mai rivolto uno sguardo speciale!
Prova del nove col telefono: voleva innanzitutto la conferma che non fosse Carter. Era capace di dare un nome falso, di fingersi uno sconosciuto, non sarebbe stata la prima volta. 
Poi se non era uno scherzo, avrebbe valutato il tipo.

Rispose una donna, ma Carol tirò dritto: "Pronto, chiamo per Argo..." 
"Ah, certo... - poggiò la cornetta per chiamare il suo uomo - Caro!!! La veterinaria per il cane... Oddio che sarà successo?" 
Per puro caso avevano il cagnolino, chiamato Argo, ricoverato in clinica e quella chiamata mise molto in apprensione la signora.
Di Carter nemmeno l'ombra: non c'entrava, altrimenti si sarebbe già rivelato. Con la sua risata beffarda.
Intanto lei era lì, con questa coppia. Mettere giù in quel momento avrebbe creato guai, Carol restò in linea. Si sentiva già complice di questo uomo.

Ecco una voce maschile, tra lo stupito e il preoccupato: "Pronto?" 
"Ciao Argo, ti ricordi di stanotte?" disse un po' maliziosa.
"Ehm, sì dottoressa, un attimo..." recitò, con la moglie accanto spaventata.
Impacciato, questo tipo: "Tesoro, vado in terrazzo così non ti disturbo... così senti il film... Argo sta bene, calmati"

E poi, tornato al telefono: "Sei imbecille, Tiffany? Mi chiami di pomeriggio? Di domenica?"
"Ma io..." 
"Quando a casa c'è anche mia moglie? La sera devi chiamare, quante volte te lo devo dire, la sera..."
"Aspetta, stai sbagliando persona... io..."
"Cosa? Non sei Tiffany?" chiese spiazzato.
"No, mi chiamo Carol e non ci conosciamo. Ma mi hai scritto una lettera stanotte al club..."
Un attimo per realizzare: "Ma pensa! Scusami, la voce è uguale... eheh piacere di conoscerti, devi essere quella con la maglietta rossa, giusto? Beh, adesso non posso parlare, ti richiamo alle dieci, ti va bene?" 
Almeno lui sapeva chi era. Il colore della maglietta era giusto.
"Perfetto, ciao."

Aiuto!!! Se aveva capito bene, questo qua (senza nome al momento, soltanto Argo per tutte) aveva già una relazione clandestina, ma recente. Lo dimostrava il casino sugli orari sicuri, sui nomi in codice ecc.
Tuttavia, era pronto a provare carne fresca. Beh, si fa per dire...

E tutta la sua prepotenza svaniva in una bolla di sapone. Non sapeva se esserne contenta o no: la terza impressione era quella di un uomo alla mano, affabile, simpatico. La verve del bravo ristoratore. Non bastava a renderlo un candidato al suo cuore. O ad altre sue parti anatomiche.

Adesso doveva raccontarlo a qualcuno! Vide su facebook che una delle amiche era presente.
"Sandra! Ho chiamato i tizi delle lettere!" le scrisse.
"Bella fatica! Quanti erano, cinque?"
"Già, cinque lettere, 4 uomini. Ti dirò che non sono male!"
"Io ne ho contati 43. Non vado certo a cercarli..." Quando faceva così era proprio stronza.
"Ti sei liberata del vicino, sì?" Concluse Carol velenosa. Sandra la istigava, sapeva tirare fuori il suo lato peggiore...

In quella domenica indaffarata, mancava all'appello Amber.
Nessuna l'aveva disturbata, perché era davvero un periodo no per lei: si era lasciata col ragazzo, poi al club le era capitato quel patetico morto di fiqa del tavolo 3, tutto regole internazionali e paranoie! 
Non volevano chiederle cose sentimentali, per non ferirla, e non potevano nemmeno raccontarle dei loro nuovi maschioni!!!
Amiche molto delicate, che non volevano farle del male.
La piccola tenera Amber però stava bene. Puliva casa in attesa delle sue ospiti, le colleghe dell'ufficio. Il piccolo cane Lost vanificava ogni suo sforzo, ribaltava i bicchieri, tirava le tovaglie del buffet. Lo chiuse nel suo recinto, in soffitta. Una specie di stanza dei giochi. Con ogni confort. Sarebbe tornato a prenderlo poco prima della festa.

Arrivò un messaggio, era il suo ex, l'Idiota: "Ehi, gioia! Mi hanno detto che siete uscite ieri... che birichine!"
"La cosa non ti riguarda." Dura e decisa, stavolta era finita.
"Qua io e lui ti stiamo aspettando, quando torni a trovarci?
Un abbraccio, un bacio romantico...
Poi le tue mani scendono, lo vogliono raggiungere, afferrarlo
e mentre le mani lo stringono le labbra lo raggiungono
la lingua lo accarezza seguendolo tutto
lo prendi tra le labbra
ha bisogno di baci"
"Ti piacerebbe!!! Lasciami in pace! Porco!"
"Lasciami finire... dai, perché ti arrabbi?"
"Non cercarmi più. "

Tornò a sistemare l'appartamento per la festa. E intanto, in viva voce, chiacchierava con il suo amico Jeff: "Se ti annoi tanto, col corso di scrittura creativa, te la dò io un'idea: potresti scrivere un bel racconto erotico!"
"Non credo di saper raccontare certe cose..." sorrise lei.
"Modestaaaa! Ce le ho ancora le tue mail, sono di fuoco!" Verissimo. Amber si era divertita a fare eccitare il suo amico e a volte gli aveva confessato delle fantasie un po' perverse. Jeff era il migliore amico del suo ragazzo. Quello che aveva appena lasciato. Ed era anche un buon amico per lei.
"L'ideale sarebbe avere una ricca esperienza, averle provate davvero le cose!" gli spiegò, "Come posso conoscere le sensazioni che si provano nei vari giochi? Sicuramente manca qualcosa, in una storia solo inventata."
"Ma la fantasia... supera la realtà. ...ricorda!" disse Jeff.
Lei non capì esattamente come doveva interpretare la frase: che tanto molta gente -come lei- non conosceva pratiche estreme, quindi poteva scrivere qualunque cosa? E comunque la frase era al contrario...
"Ti spiego meglio, micetta. Ho provato tante cose, ma quando ancora le immaginavo e pregustavo, erano più intense. A volte l'esperienza reale delude."
"Uh! Devi raccontarmi molte cosette peccaminose, allora!"
"Lo farò. Come sei vestita?" Le chiese lui.
"Ricominci con queste domandine stupide?"
"È un classico! E poi tanto non mi rispondi mai."

Carol intanto - aveva trovato solo lei - era in chat con Sandra, che non sprecava occasioni di sfoggiare il suo successo con gli uomini. Aveva portato a casa più buste, più indirizzi, più numeri di telefono di tutte.
Era la verità, perché nasconderlo? Aveva scatole di scarpe piene di lettere, di bigliettini che avevano accompagnato regali, invii di fiori, di pass per concerti. Tutto il materiale digitale finiva in file molto caldi, dove i nomi sparivano: c'erano "il giovane surfista", "il marito della top model", "l'attore di reality"...
Però Carol stava notando una crepa in quella apparente perfezione. Tanto per cominciare, abbassarsi a chiamare il vicino per smaltire i bollori non era molto da diva... le aveva chiesto notizie.
"L'ho mandato via, certo! Con un calcio nel culo!" rispose infatti lei.
"Solo un errore, quindi..." scrisse Carol.
"Scusa" Sandra cambiò improvvisamente discorso, "faccio tardi, stasera ho un appuntamento con mia cugina, ci vediamo domattina al bar, ciao!"
Non era così tardi, erano appena le cinque, e Sandra era la più veloce a prepararsi... una scusa bella e buona. Ma perché?
Carol non capì esattamente quella reazione. Ma andava a confermare la sua teoria.
Ci rimuginò parecchio, mentre faceva andare una lavatrice e riportava gli appuntamenti annotati su fogli volanti sul calendario nuovo.

Iniziava una nuova annata. E ancora una volta non voleva fare né bilanci né promesse. Poi guardò uno dei suoi programmi preferiti, sull'arredamento, ma era quasi finito.
Bip bip! Un messaggio sul cellulare. Da Carter!
"Ti voglio così bene che metà basta"
E cosa voleva dire? "Se non sai fare le frasi cute lascia perdere... ma grazie di esserti fatto vivo." pensò, sorridendo intenerita.

♡♡♡♡♡♡♡

"Jeff, lui continua a cercarmi. Cosa faccio?"
"Se ne farà una ragione, Amber."
"Che gente strana che mi capita... il biondino di ieri era fuori di testa!"
"Ottimo argomento per il tuo romanzo erotico: inizi dai peggiori e poi è un'escalation, sempre più esplicito, torbido e morboso... oh, i tuoi lettori impazziranno!"
"Allora proverò a scrivere anche qualcosa del genere. Solo per te, però".
"Siiii, così me la leggo in ufficio assieme ai miei colleghi!" ridacchiò lui.
"Non fare il cretino, Jeff"
"È un mio diritto. So che voi quattro ve le scambiate, le foto delle vostre conquiste... non è la stessa cosa?"
"No che non è la stessa cosa!"
Amber si fermò un attimo, mollando stracci e detersivi, per discutere chiaramente. Era la settimana delle regole? Non ci stava.
"Innanzitutto, le foto le mostriamo solo alle amiche, non le facciamo girare. E poi basta la cifra, per la nostra gara, non serve altro".
"Ok, sarà come dici tu... Allora ti ho fatto vincere! Un bel 20 tondo tondo!"
"Possiamo evitare questi discorsi? Tanto non te lo posso dire..." ridacchiava Amber.

Era ora di mettere in frigo la vodka e gli altri beveraggi. Era ancora un po' ubriaca, ma che padrona di casa sarebbe stata se le ospiti avessero trovato il frigobar sguarnito? Gli stuzzichini sarebbero stati consegnati nel tardo pomeriggio, poi le pizze... non mancava niente.
"Non puoi dirmi che hai vinto?" incalzava Jeff, sentendo Amber silenziosa.
"Sì, ho vinto!" Ammise alla fine, per farlo contento. Vero, aveva primeggiato, ma non grazie a lui. Aveva anche un 24 e se l'era giocato.

Tutto felice, Jeff proseguì con la sua teoria:"Tu comunque inizia a scrivere. Scrivi anche su di me! Le donne hanno bisogno di uomini da sognare!"
"E tu saresti un uomo dei sogni?"
"Per le tue lettrici, ma soprattutto per te. Ti ho vista triste quando è finita con l'Idiota... non devi piangere più. A volte la realta ti delude...perche il sogno era diverso. Ti farò tornare a sorridere."
La discussione si era fatta pesante, soffocante. Lei non voleva parlare dell'Idiota. Nè di lei e Jeff, non c'era niente tra loro. Dovendo scegliere tra i due discorsi, meglio l'ex.
"È vero, mi aspettavo troppo da lui. Ho sbagliato. Quindi mi consigli di smettere di sognare? Perché gli uomini dei sogni non esistono?"
"No, continua a sognare certi uomini che magari non troverai mai... A parte me!"
A parte lui!!! Ma cosa stava dicendo? Era una dichiarazione?
Amber era del segno dei Gemelli, spesso esigeva da un uomo più di quanto poteva offrirle. Pretese impossibili, tipo venire sommersa di novità, sorprese, affetto, messaggi, e allo stesso tempo poterlo tenere a distanza. Doveva restare una storia superficiale ma stimolante. Un uomo che si impegna tanto, poi è logico che si consideri un fidanzato, che diventi possessivo.
Per lei una scappatella per noia era perdonabile, e se vedeva un bel ragazzo se lo prendeva, lo rubava. Era guidata dall'impulso.

"In cosa saresti diverso?" gli chiese.
Poteva anche cambiare discorso, però a questo punto voleva sapere cosa cercava di dirle. Jeff non era mai stato tanto serio e intenso.
"Io ti ho insegnato tutto".
In effetti, se tornava indietro col pensiero, poteva ricordare che la loro storia era nata con certi principi particolari: lui le prometteva novità, conoscenze, skills. E tanto bastava a convincerla.
In certe conversazioni si era spinto oltre, voleva dare una relazione speciale, di crescita personale, relazione che con l'Idiota non poteva avere. Poi la loro amicizia hot era andata avanti senza più menzionare questi obiettivi, e Amber se li era dimenticati. O almeno non sapeva più chi lo aveva detto.
Non c'era solo Jeff, lei aveva molti altri amici in chat, e cancellava quasi tutto (quello che restava in memoria, con quelle 3, diventava di pubblico dominio!), come poteva ricordare eventi accaduti mesi prima?

Sì, perché la rottura definitiva con l'Idiota era recente, ma si erano lasciati molte volte ed era in occasione di questi stop che Jeff si era insinuato nelle fantasie della ragazza. Sui cinquanta, di grande esperienza e fascinoso, era un'ottima alternativa ai trentenni.
"Mi hai insegnato tanto. Ad essere una vera femmina, a migliorare le mie performances virtuali, a dire e fare quello che piace agli uomini."
"E siamo solo all'inizio, con te non avrei limiti... mai!"
Amber non sapeva mai se Jeff scherzava o no, le proponeva cose assurde, pericolose, perverse.
"Vuoi essere la mia porcona per sempre?"
Chi era Jeff ora? Cosa era stato? Una necessaria fonte di forti emozioni o semplicemente un errore?

Una volta si era confidata con Sandra e lei le aveva detto che non c'era niente di strano. Jeff era un trombamico virtuale, che la aiutava a scoprire nuove propensioni, a esplorare possibili divertimenti senza buttarcela sul serio. Erano preziosi, gli amici così. "Lo avessi io!" sospirò invidiosa. Per qualche oscuro motivo lui le aveva parlato solo della sfuriata finale dei due fidanzati.


Amber non si smentiva, riservando questi segreti ad una amica sola, non sapeva fare pari.
Non esisteva persona più esperta di Sandra, del resto, per certe questioni...
"Dai, Amber, vivi questa relazione come un addestramento, una prova generale!"
"Non sto tranquilla, però... Sarebbe meglio sapere se si parla di fantasie o di progetti veri, in questi casi: una cosa è immaginare una pazza orgia in cui le amiche si scambiano il fidanzato in un enorme lettone, Jeff là in mezzo si fa tutte le mamme delle amiche e invita tutti i colleghi della fabbrica per innaffiare indistintamente quella folla; una cosa è progettarlo davvero!"
"Ha una fervida immaginazione il tuo amichetto. Devi presentarmelo!!!"
Amber si era allarmata più volte, specie quando lui le diceva che le sue foto nuda e provocante erano appese nel bagno degli uomini della fabbrica!!!
Jeff ritrattava subito, "è uno scherzo, non lo farei mai... " lei però non amava questo tipo di umorismo. Disastri possibili che le venivano in mente anche ogni volta che chattava con gli altri, togliendole ogni piacere. Il rischio c'è sempre, in queste relazioni, però funzionano solo se non ci si pensa.

E lui era lì in chat, aspettava una risposta. Se voleva essere sua per sempre. Gli disse:"Ci sono tante cose da provare. L'importante è farlo con la persona giusta".
"Esatto e tu sei la mia troia perfetta!"
"Grazie" era un complimento. Ne fu contenta.
"Ti adoro Amber! Per sempre."
Ecco, qui non sapeva come reagire. Jeff era l'unico suo flirt che parlava di sentimenti, spesso di amore.
Lo salutò in fretta: "Oh, sei adorabile! Vado a phonare i capelli, che tra poco arrivano. Ciao!" Non gli fece mancare una fotina maliziosa, scattata sul momento. Era una loro abitudine.
Jeff apriva il proprio cuore ad Amber, che si limitava ad aprire le cosce: ribadiva nei fatti quello che aveva detto sabato alle amiche: se le capitava un uomo, era solo per sesso.

Dopo un'ora Carol aveva ancora quel chiodo fisso, perciò chiamò Amber per un parere: "Non ti sembra strana Sandra? Come si pone verso gli uomini..."
Amber salutò Jeff: quando arrivava Carol era sempre una cosa lunga.
"Forse... ma oggi o in generale?"
Era la giornata dei sentimenti? Un San Valentino invernale? Amber era basita."No, mi riferivo al suo buttarsi via..." cercava di spiegare l'altra.
"Boh, non mi sono accorta di niente... senti adesso mi devo preparare, con le colleghe facciamo un pigiama party qui a casa mia, guardiamo un filmone da donne..."
"Oh, che bella idea!" esclamò Carol con falso entusiasmo.
Avrebbe potuto invitare, almeno. Poi stava alle amiche dire: no, è una cosa tra colleghe, è giusto così...
"E poi Carol, con questi postumi della sbornia dove potevo andare? Ahahah! E allora stiamo qui..." E parlava, parlava...
Diventava una cosa lunga perché con Carol si era naturalmente portati ad aprirsi, sapeva essere (o fingersi) interessata.
"Va bene, ti lascio ai tuoi preparativi. A domani!"

Restava Wendy ma anche lei era così impegnata... sapeva che doveva ancora correggere i temi dei suoi ragazzi, due classi. Ci sarebbe voluta anche tutta la sera.
Carol allora decise di farsi un lungo bagno caldo, con la sua musica preferita. C'era tanto su cui riflettere.
Non era abituata a una vita tanto movimentata, a tutto quell'interesse maschile... poi aveva rivisto Carter e già da solo, quel bacio, l'aveva sconvolta. Molto più della notte con Benjiamin e il pacchetto "4 x 50 sfumature"!

Entrò nella vasca profumata. Chiuse gli occhi esausta. Pace.

***
Sandra intanto aveva riflettuto a lungo sulla frase di Carol. Era in macchina, in autostrada per raggiungere la cugina, faceva buio. Musica rock e pensieri pesanti. Le luci le davano fastidio...
"errore": quella parola non l'accettava. "Io non faccio errori, ma chi si crede di essere per venirmi a giudicare?"
Carol lo aveva detto con empatia e comprensione, tutte le donne hanno brutte esperienze e per non pensarci più le archiviano come errori, come storie poco importanti. È un meccanismo di difesa.
Gli uomini erano più bravi a creare giustificazioni: davanti a una bella donna che provoca, è da fessi dire no; un uomo non confessa le corna per non far soffrire la propria fidanzata; un rapporto a pagamento è la forma più onesta di flirt perché si è pari e finisce lì...
Ma anche le donne avevano il sacrosanto diritto di inventarsi delle scuse assurde. E di solito, se non era colpa dell'alcol, si giocava il jolly dell'errore.
Molto cinematografico: si passava la notte assieme per poi rinnegare tutto. Oppure si poteva trovare una miriade di altre panzane.
A Carol era venuta in mente quella. Era solo un suggerimento - ma nemmeno, era la constatazione che la sveltina col vicino non contava niente.

Eppure a Sandra il messaggio era arrivato in ben altro modo.
Carol la mammina, la santarellina, decideva quali erano gli errori delle altre... era furiosa! E senza accorgersene stava accelerando. Troppo.

******

Una nuova mattina, un nuovo lunedì.
Carol avrebbe lavorato nel pomeriggio, così il lunedì mattina era abitudine delle quattro amiche vedersi al mercato.
"Ed ecco la nostra bella zitellona Carol che cerca un po' di felicità..." la accolse abbracciandola Wendy.
"Un caffè?" Propose Amber.
"E Sandra?" Era strano che non fosse già arrivata.
"Siamo solo noi tre, le ho mandato un messaggio però, vediamo cosa risponde", disse Amber.
"Forse è ancora dalla cugina, ci andava ieri pomeriggio..."
"Davvero, Carol? A noi non l'ha detto."
"Dovunque sia finita, lo scopriremo presto." chiuse la questione Amber, "Chiamerà. "

Non si fidava troppo dell'informazione di Carol. Sapeva che le due non si prendevano molto, quindi che senso aveva che lo dicesse a lei?

Si sistemarono nel loro solito tavolino, nel bar "Shanghai".
Se dovevano andare al mercato rionale, optavano per questo piccolissimo esercizio, lungo e stretto, nel centro storico.
Il tavolo che sceglievano era il primo, vicino alla vetrata. Si vedeva la gente, si potevano ammirare le mura medievali. Caratteristico.
"Visto il filmone?" chiese Wendy. Ovviamente lo avevano visto tutte, certe pellicole diventano dei must.
Ed era sul digitale terrestre, finalmente! Alla portata delle più poverette.
Cioè tutte loro tranne Amber, la quale aveva mille abbonamenti pay e online per vedere le ultimissime serie e pellicole.
Non si sapeva chi lo pagasse, era un regalo. Almeno aveva la decenza di non raccontare il finale.
A Carol il film aveva dato fastidio, era ingiusto...
Restando nella gabbia della sua vita di mamma e casalinga, non aveva certo un anno di tempo come Julia Roberts in 'Mangia, prega, ama' per girare il mondo, meditare e starsene in spiaggia... invece le sarebbe servito fare chiarezza!
Per lei parlò Amber, la biondina del pigiama party: "La vita vera è soffocante, lo dicevamo ieri..."
"Le tue colleghe non lo avevano ancora visto?" domandò Carol.
"Certo che lo avevano visto, ma è stato bello riviverlo..."
E interveniva anche Wendy, commentando a modo suo la pellicola della sera prima: "I registi la fanno semplice... si inventano una storiella un po' bollywood e ci mettono l'uomo ideale... e le donne si fanno i pianti..."
"E i complessi." Aggiunse Carol, mesta, senza ulteriori spiegazioni.

Posò la tazza del cappuccino, andò a pagare per tutte. Stavolta toccava a lei. Che sospirava preoccupata. Serviva un rapido cambio di argomento, ci pensò Amber, appena fuori: "Allora, i tipi delle lettere? Li hai visti?"
"Visti no", spiegava Carol guardando i maglioni sulla bancarella del mercato, "Ho telefonato a un paio di loro... Wendy lo sa, è stata mia complice" fece un sorriso sforzato, "Ieri sera poi ho sentito di nuovo Argo, mister 'tu mi vuoi'!"
"È così montato? Non dovevi neanche scomodarti. Li conosco, quelli lì!" la avvertiva Amber.
" Sì però..." cercava di spiegare Carol.
"Uguale identico a Rocky, quel ragazzo che lavorava in tv! Ti ricordi come era stato insistente?" si scaldava Amber, "Era convinto che ogni femmina sarebbe caduta ai suoi piedi! Più dicevo di no, più capiva sì... idiota di un cameraman."
"No, ma Argo è diverso..."
In realtà Carol non si ricordava di questo Rocky, ma come si faceva a seguire i flirt delle ragazze? Conoscevano almeno un uomo nuovo a settimana, a volte di più, e Carol non aveva una grande memoria.
Non sapeva come facessero a ricordare tutti, era come una telenovela con mille personaggi sconosciuti: Pedro, Alejandro, Diego... boh???

"Cominci a fare la crocerossina? A dire 'io lo cambierò'? Ma no, quei tipi lì non cambiano." Insisteva la bionda. "Lascialo perdere!"
Che chiacchiera! La mattina, caricata a molla dai suoi soliti tre caffè, Amber non lasciava la parola a nessuno.
Carol si arrese, non era poi così importante spiegarle com'era quell'uomo.

Continuarono a fare shopping, il discorso cadde inevitabilmente sulla notizia del giorno, cioè lo schifo dei frutteti sulla terra impregnata di scorie tossiche. Amber si arrabbiò col fruttivendolo, che giurava di avere raccolto tutto nel proprio podere."Lo so che è proprio la frutta che era in tv! Ma non vi vergognate?"
"Signora, è frutta nostrana..."
"Certo, certo, negate sempre! Distruggete il pianeta!!!"
Le ragazze riuscirono a portarla via.
Imbarazzante, ma era fatta così. Amber lottava per la causa. Una causa qualunque.

Carol quindi aveva sentito Argo. Poi anche tutti gli altri, in giornata (e serata). Un lunedì di raccolto, di nuovi contatti. Più che raccolto, raccolta di informazioni. Ogni tanto, lavorando in negozio nel pomeriggio, sentiva il bip del cellulare nel grembiule, ma non poteva guardarci. Per giunta, la sera avevano dovuto chiudere tardi, così non c'era stato nemmeno un minuto, negli spogliatoi, per una sigaretta e due chiacchiere con le altre donne, per un'occhiata veloce a internet.

Guidando verso casa, nel traffico intasato, finalmente potè riflettere un po' sui nuovi sviluppi. Come era stata schematica, Amber!
 "Lascialo stare", aveva detto. E con quali motivazioni?
Le amiche non possiedono la Verità Assoluta. Specie se non ti ascoltano neanche...

Continua
Fine puntata 14
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Romanzo di Nadia Semprini dreamer, tutti i diritti riservati. Anche sulle immagini e su tutti i contenuti del blog copyright. Rispettate le mie fatiche, grazie.

giovedì 16 luglio 2015

Seduzioni Virtuali 13

Puntata 13 (nuova, più ricca!)
Seduzioni Virtuali 13 - altre lettere d'amore


Lasciarono Sandra col suo amichetto della porta accanto. Avrebbero voluto saperne di più, ma non era il momento...
Lei se lo stringeva al petto, il suo amore di una notte. Gratificata, felice.
"È bellissimo avere sempre un uomo pronto a farmi sognare. Per quanti ne scarichi e abbandoni, ce ne sono continuamente di nuovi. E non devo fare proprio niente! Nessun corteggiamento, intrigo... le altre devono faticare tanto, aspettare, e poi può non funzionare! Invece è così semplice... Mi vogliono. Ogni uomo mi vuole!"
Il suo fascino era straordinario, quasi infallibile. Non si sentiva una donnaccia, come la vedevano in tante. Se la desideravano, era colpa sua? Era una fortuna da sfruttare.

Guardò il suo uomo "temporaneo"... ora dormiva beato. Studiò il suo petto muscoloso, la peluria, i nei. Tanto se ne sarebbe dimenticata in fretta, dopo un po' i ricordi diventavano confusi, gli uomini perdevano la loro individualità.
A volte scattava delle foto, erano per le amiche, per vantarsi.
Di ragazzi particolarmente giovani, o uomini con fisici incredibili, oppure si trattava delle dotazioni generose.
Non lo faceva per tornare con la mente a quelle notti. Non tornava mai indietro, non aveva rimpianti nè rimorsi.
Il passato si allontanava portando con sé emozioni, lussuria, giochi. E lei passava oltre. Perché era pronta una nuova avventura, da prendere al volo.

La "mammina" stava valutando attentamente le lettere ricevute la sera prima."Wendy, ne apro un'altra?" 
"Sì, dai, Carol! Non saranno tutti porcelli..."
"A proposito... Giro l'arrosto e ti chiamo fra cinque minuti" si inventò. 
C'erano le lasagne della rosticceria per pranzo, in verità. 
Verso mezzogiorno suo figlio sarebbe passato a prenderle, là dalla signora Piera, non doveva affatto cucinare.

Considerato quanto si erano impicciate le amiche con la prima busta, Carol preferiva godersi il momento e decidere da sola il da farsi. Capire le proprie sensazioni. Era combattuta tra il bisogno di un marito posato, per sistemarsi, e l'esigenza di vivere emozioni forti e selvagge.

Lesse la seconda lettera... fantastica! Educata, elegante, galante! 
"Che bello, un corteggiamento d'altri tempi!!! Hai visto, Nemo?" disse al gattone arancione acciambellato sulle sue ginocchia. Non poteva crederci, un vero gentiluomo... si firmava Fabrice Amboise II.
Anche lui, come il primo tizio, si aspettava di incontrarla subito, in serata, ma solo per un drink o una passeggiata nel parco dietro al locale. 
Ok, impressione positiva. Ora poteva chiamare l'amica.
"Questo era meglio... che peccato!" disse a Wendy.
"Stile bravo ragazzo?" 
"No, direi gentiluomo dell'Ottocento!" 
A Carol piaceva il romanticismo...
"Allora è antico!" obiettò l'amica, che amava il nuovo, tutto ciò che era innovativo e moderno. E cercava un uomo intelligente e di cultura, ma volto al futuro.
"No, dovevo incontrarlo!" scattò nervosa. Carol era pentita, che rimpianto... perchè non lo aveva cercato la sera prima?
Farfugliò delle parole: "Non avevo idea che si potesse incontrare subito un uomo, lì in serata..."
"Eravamo lì apposta, mia cara!" rise Wendy.
"Sì però ricordi? Il sistema ti portava a rimandare. Così tanti modi di ritrovarsi successivamente, troppi input in poche ore..." ragionò ad alta voce.
"Ma che dici? Carol ti vedo confusa, ahah!"
"Si poteva correre da uno e dall'altro... certo che lo sapevo! Dovevo cercarli? Avrei potuto uscire con tutti in quel poco tempo? Sicuramente no! Uffa, non riesco a capire cos'è che mi dispiace in realtà..."
Stava accarezzando con violenza il gattone che, dopo averla avvisata più volte con un "Meeu" nervoso, le morsicò la mano. Lo lasciò andare senza cambiare espressione, come in trance.
Wendy osservava curiosa la sua amica che perdeva la sua proverbiale sicurezza. La sicurezza di aver fatto la scelta giusta.
Stavolta credeva di aver commesso un errore enorme. Non aver pensato che in mezzo a quella follia generale poteva nascondersi un'incontro serio, intenso.
Aver perso l'occasione di vivere una serata dolce e romantica... con uno almeno!

"Non è giusto!" brontolò.
"Lo conoscerai, non ti disperare!" la consolava Wendy, attraversando l'atrio del suo palazzo, "Sono tornata a casa, mi faccio una doccia ora. Oh, guarda, delle nuove bollette!"
Le mostrò la cassetta delle lettere traboccante di buste. 
E poi, spostando di poco l'inquadratura, lo splendido culetto di un condomino che stava salendo le scale. Gli slip fuori dei pantaloni, fuori moda ma notevole!
"Autentico degrado urbano, mmmmm!!!"
Carol però non si lasciava distrarre: "Vedo, vedo! Hai per caso qualche lettera da consegnargli?"
"È vero!!! Sei una criminale nata! Fammi controllare se c'è qualcosa, qui in giro... no, niente, ma domani fammi avere quel depliant dei profumi, le essenze ispirate ai grandi marchi... non li vendeva quella tua amica?"
"Sì, l'amica di mia sorella. Posso rimediare anche qualche campioncino se vuoi improvvisarti venditrice! Vuoi anche un paio di contenitori Tapperware?"
"Ahah! Simpatica. Trovami presto tutto l'occorrente, piuttosto. Devo fare irruzione in quell'appartamento!"
"Certo! Tesserino, divisa e pistola per rapinare i pensionati!" scherzò Carol.
"Giornata fortunata per i condomini, eh? Prima Sandra, poi tu... Invece io sto per conto mio, che sfortuna!"
Non diede troppo peso a quei piani criminosi: Wendy non diceva sul serio, non sarebbe stata capace di farsi avanti. La conosceva, erano solo parole.
L'intermezzo le aveva fatto bene. Tutta quella disperazione ansiosa era svanita.
Tanto non c'era soluzione al dilemma. Non avrebbe potuto vederli tutti in una sera, nemmeno facendo il 4x1 di Benjiamin! Era pronta a riderci su.

"Ma perché non si può avere tutto? Se fossi andata a conoscere Fabrice, mi sarei persa Benji!!!" Le fece una smorfia ridicola.
"Gentilmente offerto da noi! Che care, vero? Ormai è andata così, ma vedrai che l'interesse del tuo francesino sarà ancora vivo. Hai il numero?"
"No, facebook."
"Allora divertiti a cercarlo, ci sentiamo dopo!" 

La nostra Carol aveva internet da poco, ma si arrangiava. Aveva cercato già molte vecchie conoscenze, amiche ed ex fidanzati. Carter non c'era, per esempio.
Molti usavano il vero nome, alcuni no ed era impossibile rintracciarli. Conoscendolo, poteva aver scelto un nick tipo "Ferrari Macho" o "Seduttore suadente". Ma chissà, forse ci avrebbe pensato lui... lui poteva messaggiarla in qualsiasi momento, lei su internet era Carol Antonioni. Nome e cognome, facilissimo.
Fino a quel momento - era passata mezza giornata- Carter non si era fatto vivo.
Bene. Lo odiava.
Ma quando l'avrebbe chiamata? Gli ultimi avvenimenti le facevano pensare, aspettare, sperare che arrivasse un segno dal baciatore migliore del mondo.

Accantonò un attimo il suo ex, anche se era dura non incantarsi a rivivere quel momento, assaporare le sue labbra nel vuoto... ecco, ci pensò solo un po'. Dopo cinque anni ci stava dedicargli un minuto, o due.
Non sarebbe stato un uomo tanto sbagliato, se lei non avesse avuto un figlio piccolo. Era un perfetto fidanzato, per fare una vita di concerti rock, viaggi in moto, vacanze con gli amici... Carol però era già una mamma.

Proprio per suo figlio si era tenuta lontana dalla rete il più possibile, attaccandolo a un tablet a 15 anni, non a 15 mesi. Saggia e coscenziosa. Doveva proteggerlo.
Quando lui lo piazzava davanti a sé sulla moto, senza casco, senza protezioni, e se lo portava a spasso, lo avrebbe ucciso! E iniziava a impennare, solo per il gusto di vederla terrorizzata! Un bambino, quel Carter. Da evitare come la peste, da evitare più di internet. Se per stare tranquilla doveva tagliare i ponti, lo faceva. Quindi era rimasta un po' isolata, negli anni.

Connettersi le aveva aperto nuovi orizzonti, aveva impostato un nuovo tipo di rapporto con le amiche ritrovate, Wendy, Amber e Sandra. Messaggi, chat, tweet, webcam, tante nuove modalita oltre al classico telefono.
Era stato divertente vedere che ne era stato dei compagni di scuola, delle amiche... qualcuno l'aveva recuperato, e con successo, con un certo dialogo.
Di molti ricordava solo il soprannome: come trovare il "Sex machine" della sua vecchia compagnia? Troppi omonimi, in tutto il mondo! Avrebbe voluto fare un lavoro accurato, ma cognomi, indirizzi, numeri di telefono, tutto era andato perduto nei tanti traslochi.

Arresasi alla rete, restava da sperimentare la funzione relazionale. Come Wendy, viveva i primi periodi di entusiasmo e diffidenza, mentre per le altre era normale, ci erano cresciute. Quasi non concepivano come si potesse socializzare senza. Come si era riprodotto il genere umano nei millenni senza il web?

Ora Carol stava per scoprire quanti elementi le dava Fabrice per poterlo contattare. L'avrebbe trovato?
"Certo, Fabrice Amboise! Questo è francese come me!" sorrise, però le piaceva quella scelta barocca.
Se doveva individuarlo su facebook, il lavoro era abbastanza semplice, iniziò la ricerca... le pagine no, solo persone... "Ti adoro Fabrice! Non mi costringi a telefonare! Troppo pratico! Cioè, meno imbarazzante".
Dato che forniva anche la città, Pordenone, il risultato apparve abbastanza in fretta: "Eccolo qui, mandiamo un messaggio. Uffa, che cosa gli scrivo?" 

Nemo si dimenticava presto i torti subiti ed era tornato sul tavolino accanto allo schermo.
Aveva fame? Sì, perché la sua padrona non gli aveva riempito la ciotola quella mattina. Troppo stranita dai recenti avvenimenti!!!
Poi se ci aggiungiamo un Fabrice Amboise da Pordenone! Poteva mai chiamarsi Fabrice? Sarà stato un Fabio, Fabrizio, un Fabienzo, un Fabiandrea... Non c'erano fotografie credibili, apparivano giusto dei ragazzi ventenni, in gruppo o in tre-quattro alla volta, in abiti anni novanta. Decisamente vintage!
Chi era l'uomo che la cercava? Uno di quei ragazzi, ora cresciuto, che faceva il galante...

Non amava chi non metteva le foto, perché poi era difficile averne.
"Che strano il mondo! Che strani gli uomini! Quelli belli ti ubriacano di fotografie, sono dei Narciso... e poi ci sono quelli invisibili." Pensava.
Nemo miagolava, ma Carol era distratta.
Jim era una via di mezzo, si parlavano con la webcam, ma non amava mettersi in posa. Non si vedeva bellissimo, era un tipo... L'aveva conquistata in modo strano, un po' di prepotenza. Si vede che nel profondo cercava il suo cavernicolo che la prendesse per i capelli, un uomo che sapesse imporsi.
Era anche una reazione comprensibile, dopo i bambinoni irresponsabili che le erano capitati. Un uomo sicuro, affermato, volitivo e maschio come Jim era forse la risposta giusta. Nemo però non poteva aspettare che lei passasse in rassegna tutti i pretendenti passati e futuri!
L'animale faceva le fusa e strisciava il musetto contro il cartoncino del biglietto romantico. Poi iniziò a morsicare gli angoli.
"No, Nemo! Gatto cattivo!"

"Ciao! Ho ricevuto una tua lettera ieri sera al club, vorrei conoscerti"
Prima stesura... non era convinta. Troppo diretta, un uomo legge 'conoscere' e pensa già a qualcosa di fisico... voleva fare amicizia, ecco. Canc canc canc. Riscrisse.
"Ciao, sono Carol. Avevo il numero 136 ieri al club, ti ringrazio della tua lettera. Ti posso telefonare una di queste sere?"
Molto meglio. Invio.
E questo restava in sospeso finché l'uomo (se di uomo si trattava!) non rispondeva. Non si sa mai chi sta scrivendo! Dopo aver seguito tutte quelle puntate di Catfish in tv, sapeva benissimo che dall'altra parte avrebbe potuto trovare amici, nemici, colleghi, parenti, sconosciuti, pazzi! Non doveva illudersi.

E non doveva avere fretta. C'è anche chi va su internet una volta al mese, inutile stare in attesa come una ragazzina innamorata degli anni Ottanta accanto al telefono fisso. Le veniva in mente sempre quel periodo emozionante, il suo Andrea, il primissimo amore!!! Era giovanissima, non si erano neanche baciati eppure già ascoltava i primi "Ti amo" dalla cornetta... l'emozione era la stessa.
"Avevo dodici anni nell'86, e ancora mi ricordo, ero in piedi in corridoio, non esisteva la privacy... che imbarazzo! Ero così impacciata..."
L'adolescenza... Quando l'amore era ancora ignoto e coinvolgente! Adesso iniziava una fase nuova, di amore online.

Il figlio di Carol entrò nello stanzino, già vestito e pronto a uscire: "Ma! Allora faccio un giro al porto dai miei amici."
"Va bene. Ah, tieni i soldi" e gli allungò 20 euro.
"Cosa c'è per pranzo? Che così so quante brioche farmi al bar! Se fai i carciofi mi ingozzo... "
"Ci sono le lasagne, non ti ricordi più? Te l'ho detto ieri sera..."
"E devo passare io? Che palle... Allora 20 non bastano. Sgancia!"
"Immaginavo...tieni."

Finché riusciva, non voleva fargli mancare niente. Non era semplice essere una mamma single. Per i soldi, certo, ma anche per il 'tenore di vita emotivo'.
Lo salutò e fu presa da un pensiero rapido, secco: "Faccio mancare molto a me stessa, finché non mi butto in una storia seria."
Nicholas strapazzò un po' il micione, mentre la madre armeggiava con la borsa."Mi sa che fra un'ora torno, ti smollo qui il cibo e poi evaporo... forse restiamo al porto tutta la giornata."
Carol non voleva fargli attraversare tutta la città solo per portarle una porzione di lasagne... e Nicholas contava su questa reazione.
"Senti, Nick, mi arrangio con gli avanzi. Resta pure con gli ami..."
"Grazie ma! Sei pro!" urlava lui chiudendo il portoncino.
Normale amministrazione, ma i soldi per la rosticceria li avrebbe voluti indietro, non poteva permettersi certi regali.
Con un compagno benestante sarebbe stato diverso.
Non cercava il miliardario, bastava un onesto lavoratore con cui dividere le spese.
La casa la metteva lei, aveva una villetta piccolina ma indipendente, completamente pagata. Bastava solo trovarlo, questo onesto lavoratore...Sicuramente non era lì in quelle buste, l'uomo giusto. E nemmeno tra quella gentaglia da discoteca... però doveva darsi una mossa.

Gli incontri occasionali non andavano più bene, voleva una famiglia normale. Andò a prendersi uno yogurt in frigo, aveva già fame. E vedendo che Nemo strisciava il musetto sul bordo della sua ciotola, finalmente gli aprì un barattolo di bocconcini di manzo:
"No, amore, non è coniglio! Lo sai che non voglio renderti cannibale... le creature carine non si mangiano! Nemmeno noi mangiamo i conigli e i bambi!"
Riempì il piatto al gattone, che però aspettava l'antipasto per iniziare: il coperchietto di latta dello yogurt alla banana!
Era golosissimo di yogurt e panna montata, e ad ogni compleanno bisognava calcolare anche la fetta di torta per lui! Del resto, era il terzo componente della famiglia.

Nicholas era ancora un bambino quando avevano accolto il gattino in casa, e voleva chiamarlo Meo.
A Carol avrebbe ricordato troppo Matteo e propose il nome del famoso pesciolino arancio.
Nicholas inizialmente fu contrariato, fece i capricci, ma un peluche del gatto Meo lo convinse: "Questo è il tuo Meo, mentre il micino, che è arancio, a righe, e ama l'acqua, sarà Nemo".
Un buon compromesso.

Il micione pulì il coperchietto con la sua lingua ruvida e veloce, poi tornò alla ciotola, dai suoi gelatinosi bocconcini. Era cicciottello, il destino dei gatti di casa. Usciva nel giardino a volte, senza allontanarsi mai troppo. D'inverno comunque preferiva dormire sul termosifone.

Ora toccava alla terza lettera. Semplice, forte:
"Ti trovo sexy, voglio incontrarti
E farti tutte le porcate che la mia fidanzata non vuole fare!
Telo metterei in culo ti piace?
Michele."
Le piaceva anche questo tipo di uomo, molto chiaro, niente di più e niente di meno, nessun coinvolgimento sentimentale e nessun impegno.
Neanche un pizzico di magia, certo, ma a 40 anni bisogna crescere, non è più tempo di credere alle favole. Neanche un pizzico di ortografia: telo?!?

Sembrava organizzato, metodico: c'era un primo appuntamento all'una al bar del locale, più un recapito telefonico in caso gli avesse dato buca.
Era colpita dall'offerta trasparente e dalla totale assenza di corteggiamento. Così onesto, dava un nome verosimile, vendeva un'avventura. Il contratto era cristallino.
Doveva subito contattarlo. Anche se non era un tipo da famiglia, anzi l'esatto contrario! Gli errori erano così invitanti...

Chiamò: "Ciao, sei Michele? Ero al club ieri sera, mi hai mandato una lettera, ero il 136..." Lo disse tutto d'un fiato, agitata.
"Ciao dolcezza!" Che voce interessante! Sussurrava quasi. Una di quelle voci che sanno accarezzarti...
Carol si sforzò di essere obiettiva, considerò quel tipo di risposta con l'atteggiamento del detective che aspetta che il sospettato commetta un errore. Era abbastanza generico, nessun riferimento a luoghi o date: lui non aveva idea di chi lei fosse!
"Volevo scusarmi..." disse lei.
Michele la interruppe, gentile, per toglierle il peso della conversazione.
"Non ti sei presentata all'appuntamento, ma non sono arrabbiato..."
Carol cominciava a cambiare opinione: lui una mezza idea doveva averla.
Quindi meritava una spiegazione: "Tecnicamente non lo sapevo che avevamo un appuntamento! La tua lettera, l'ho aperta in questo momento." si scusò Carol, cercando di essere vivace e interessante.
"Quale delle due? L'invito al bar o a vedersi fuori all'alba per fare colazione insieme? "
"Ehm, la prima che hai detto. Perché, ce n'è un'altra?!?"
Aprì veloce la quarta busta ed era tutto vero!
"Mi dispiace, ero con delle amiche ed avevamo già dei programmi..."
"Non fa niente, dimmi quando sei libera e ti raggiungo."
Pensò "oh mamma! Subito?"
Correva troppo! Bello però quando fanno così... comodo, talmente pratico!
Senza essersi mai visti, annusati, studiati, però no: troppo facile. Non era una donna così facile...
Dettaglio non trascurabile: lei non sapeva chi fosse!!! Figo? Rospo? Atletico? Lardoso? La voce era fondamentale per Carol, ma non poteva bastare.
"Allora? Ti va di vedermi? Devi solo dirmi dove e quando."
"Ok, ti faccio sapere, ciao".
Chiuse la comunicazione in fretta, con sollievo.
Aveva sbagliato. Qualche altro minuto, forse... altre domande...
Pensò che aveva troncato troppo presto. Voleva informazioni.

Nemo mangiava ancora. Lei annotò degli appunti sulla sua agenda: le conversazioni, le impressioni, cosa doveva fare. Cosa doveva chiedere.
Non era abituata a gestire molti uomini in contemporanea. Già il suo Jim virtuale le risultava impegnativo, spesso indigesto. Ora stava aprendo troppi file: il paparino arrapato, il francese di Pordenone, questo Michele così disponibile!

Doveva ammetterlo, l'ultima non era stata una telefonata come le altre. Si sentiva conquistata da quella voce particolare, sebbene sapesse di dover stare lontana da uomini così vuoti, immorali, perduti.
"Questa gente qui, pratica e sbrigativa, ha i suoi vantaggi..." Era indubbio.
Dopo le paranoie di Jim e i mille piccoli ricatti, ringraziava il cielo di poter vedere un uomo solo per copulare! E poi via, fuori dai piedi! Come con Benji, le piaceva questa modalità.

Lei stava cambiando. Ognuna delle sue amiche la vedeva seria, e immutabile! Nessuna avrebbe capito: "no! non può funzionare con un uomo del genere! Trovati un brav'uomo da sposare... Vogliamo prendere al volo quel bouquet!"
Carol aveva fame di sentimenti, e una storia"tanto per fare" non assomigliava ai suoi sogni di ragazza, ai fumetti di Candy Candy con cornici di rose e passeggiate sotto una pioggia di petali di ciliegio... L'avrebbero spinta verso un candidato più serio. Doveva decidere senza coinvolgerle.
"Boh, ci penserò". Pranzò sola, le cotolette avanzate dalla sera prima.

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domenica 12 luglio 2015

Seduzioni Virtuali 12

Puntata 12 -"Lettere d'amore, lettere di sesso"

Leggi la prima puntata

Era il giorno dopo. Dopo la serata movimentata e il regalo specialissimo!!!
Carol, quella mattina, stava guardando la tv, accoccolata sul divano, stringendo il cuscino. Agitata, emozionata, stordita. I programmi che guardava di solito, erano improvvisamente noiosi: arredare, cucinare, demolire, dolcetti... a chi importa, se fuori ci sono uomini così? Cosa si era persa, in tutti quegli anni!

Era molto difficile comportarsi come niente fosse.
Suo figlio ancora dormiva, una domenica normale. Rientrando alle tre, poi recuperava ampiamente. Se non aveva impegni, tirava dritto fino al tardo pomeriggio. Si augurava fosse una di quelle volte.
Sperava di non dover incrociare il suo sguardo. 
Lui non poteva sapere della nottata con Benji, ma avrebbe colto l'aria colpevole della madre...
Carol sapeva che se ne sarebbe comunque vergognata. 
Sentì rumori dal bagno: si era svegliato. "Uff, che ansia!"

Cercò di pensare ad altro. Le ricette in tv non le interessavano proprio, tutto l'universo non le interessava più. Quando conosci uno come Benji, la tua vita precedente può solo farti schifo.
Qualcosa doveva fare, frugò in borsa: c'erano le buste del gioco, ma tirò fuori la sua piccola agenda.
Salutò veloce il figlio: "Buongiorno, campione!"
"La sera campioni, la mattina coglioni!" rispose lui. 
Non era proprio così il detto, ma lo trovarono entrambi divertente.
"Hai la t-shirt a rovescio..." Nella fretta, quella notte si era rivestito così. Almeno non aveva messo la mini della morosa!
"Ah sì, hai ragione mamma, eheh".
Meglio attaccare, no? Sperava così che non l'avrebbe guardata bene negli occhi, dove brillava una donna nuova.
"Il caffè è nella moka... vado a chiamare Wendy" lei scappò via veloce.
"Ok... hai comprato i cereali?"
"Sì, guarda nella vetrinetta!" E via, dai reciproci imbarazzi!

Nicholas cambio canale: musica a tutto volume!
Carol andò nella stanzetta del cucito.
Ora che poteva parlare forte senza rischiare di svegliarlo, e senza essere spiata,accese il computer. Voleva videochiamare Wendy. Prima però le cadde l'occhio sui messaggi.

C'era Jim, ovviamente. Le aveva scritto ad ogni ora, in quella lunga notte.
"Perchè non rispondi?"
"We, ci sei? Sei tornata?"
"Mi mancano le tue dolci forme... ti desidero! C6?"
Tutti messaggi di questo tipo. Era una storia esclusivamente fisica, in quei due mesi non si erano conosciuti, lei non sapeva nemmeno la sua situazione sentimentale. C'era (o c'era stata) una moglie, però nelle foto e nei commenti più recenti appariva una donna più giovane e bella. E nonostante questa donna potesse avere venticinque anni al massimo, Jim cercava lei.
Era una bella conferma, essere preferita a quella lì. Carol sulle prime sembrava una casalinga normale, noiosa. Però riservava molte sorprese: passionale e devota, sapeva trattare bene un uomo e metteva al primo posto la di lui soddisfazione. Chi la trovava, non la lasciava più.

Non si erano mai incontrati ma lei iniziava a considerare la cosa... Dopo quella notte con Benji cambiava tutto. Era giusto che pensasse un po' a se stessa e a divertirsi. Era stato tutto così maledettamente serio, nella sua vita.

Videochiamò l'amica: "Ciao Wendy! Sei tutta intera?"
"Insomma! Dopo una ginnastica così! Mi sono ritrovata un sacco di lividi! Guarda!" E mostrò il braccio e il fianco. "Anche nella coscia ma non posso abbassarmi la tuta, c'è gente!" Era al parco a correre.
"Sì, anche io ho diversi lividi, succhiotti... troppo selvaggio quel tipo!"
"Ma no, va benissimo! Magari fossero tutti così!"
"Non per niente è un professionista... grazie ancora, un bel regalo, ma la prossima volta lo voglio tutto per me!"
"Hai ragione, siamo state avide, ma l'hai visto, come si poteva rinunciare? Con una o con quattro costava uguale..."

"Sì ok, stavo solo scherzando, va benissimo. Mi avrebbe distrutto dopo dieci minuti, per quelle cose bisogna arrivare allenate! Comunque... stavo aprendo le buste. Devo ancora leggere le mie lettere!" disse.
"Quante sono?" Ne aveva ricevute due, all'inizio, poi ancora tre. 
"Saranno una ventina! Ne ho ritirate altre prima di uscire dal locale. Non sto più nella pelle!" 
"Dai, leggine qualcuna! Cosa dicono?" la pressava Wendy. 
Ora si faceva una meritata pausa sulla panchina all'ombra. Dietro a lei, tanto verde...
"Carol, perché non vieni qua? È un delitto restare a casa in una giornata così! Il sole non scalda niente, ma fa allegria."
"Sì, certo. Ma io ho una casa, devo pulire!"
"Sai che sei una noia?" Sorrise la sportiva Wendy, mentre si beveva una bibita energetica.

Carol cercava una lettera carina da cui iniziare.Tutte scritture simili, sulle buste. Gli uomini hanno grafie sghembe, tutte più o meno uguali. Difficile però stabilire con certezza se era la stessa persona.
Del resto anche loro avevano incaricato Wendy di sbrigare le formalità, potevano esserci anche nelle altre compagnie degli elementi destinati alle beghe più noiose, tipo riportare i numeri sulle buste. E dove c'erano soltanto cifre era proprio un mistero!
Non erano venti lettere... ma una vera miseria! Cinque!!!
Avrebbe fatto prestissimo ad aprirle e controllarne il mittente.
Pensò tuttavia: "Non è importante, cinque fans sono meglio di un fan che scrive cinque volte!" Era una considerazione che aveva fatto Amber la sera prima. Un pochino brilla ma capace di perle di saggezza. Almeno questa era la sua personale convinzione, meglio il numero. Carol invece avrebbe scelto quell'uomo così interessato da scrivere cinque volte. Tendeva a preferire i personaggi più seri, convinti, il prototipo del padre ideale. Adesso però Nicholas era grande e non aveva più bisogno della figura paterna. E Jim era lo spartiacque tra queste due opposte convinzioni, da lui partiva un comportamento tutto nuovo.

Avvicinò il tavolino, per aprirle con la giusta cura.
"Apro la prima! Ehi, è piuttosto volgare!"
"Cosa dice? Cosa c'è scritto?"
"Leggi tu stessa!" E le mostrò il foglio.
Accanto alla frase, solo un numero di telefono. 
Normalmente non avrebbe dato corda a uno che si presenta con "Vediamoci al cesso che ti trombo", ma l'orologio biologico ticchettava, l'età avanzava... a 40 anni non ci si può permettere di sciupare un'occasione. 
Non che dovesse fare altri figli, ma senza aiutini estetici era arrivata al capolinea.
"Wendy, era una proposta per ieri sera... peccato, ahah!"
"E tu non l'avevi aperta! Era un'occasione d'oro!" Ridacchiò l'altra.
"Ma figurati, così con uno sconosciuto?"
"Eh no, Carol, dopo quello che hai combinato con Benji, tutta questa favoletta dello sconosciuto non vale più, ahah!"
"Uffa, ma Benji non era proprio uno sconosciuto, dai... Era il mio regalo!"

"Sai cosa fai? Siccome c'è il numero, tu lo chiami subito." 
"Di domenica mattina? Wendy, non si fa... Magari è in famiglia, alla messa... " "Cavoli suoi, tu chiama. Per sentire la voce... Lo so che per te è un elemento importante!" 
Wendy era insistente. E la conosceva bene: la voce era importante per un 60%.Magari scherzava sul fatto di chiamarlo in quel momento, però era vero che Carol doveva parlarci: allora compose il numero.
La curiosità era forte. Sarebbe stato così grezzo? Volgare e sbrigativo? Oppure più gentile, aristocratico... No, era proprio così, con quel linguaggio "da scaricatore di porto"...
"Pronto?"
"Sono Carol, mi hai scritto ieri... anzi stanotte, sai, alla serata vintage" esordì timida.
"Non ci posso credere! Quella gran troiona coi capelli rossi? Ma lo sai che ti sbatterei qui sul cofano della mia macchina?"
"Ti ricordi, allora..." aggiunse con tono da vamp. Era disgustata ma la faccenda la divertiva. Voleva giocare un po'.
"Come potrei non ricordare quella bocca? Una bocca che sembra fatta apposta per..."
"Per baciare?" provò a indovinare.
"Ma no! Per mio spadone, la scimitarra dell'amore! Devo fartelo assaggiare, porcona mia!"
"Ehm, ora devo andare, ciao"
"No! Dove scappi? Scus... Ehi, Giacomo! Lascia andare sull'altalena anche tua sorella!"Carol, un po' sorpresa, mise giù.
"Hai sentito, Wendy?"
"Certo! Fino alle ultimissime parole!"
"Era al parco coi bambini! O nel proprio giardino..." commentò Carol, "come poteva fare certi discorsi?"
"Oh, capirai... gli uomini sono sempre pronti al rimorchio! Te lo dico io!"
"Sarà. Ma allora chi ho di fronte: un maniaco o un buon padre di famiglia?"

"Antropologicamente interessante, devi tenere presente che esiste una grande fetta di mercato di quel tipo. Usano parole forti, ma spesso è gente insospettabile, tranquilla. Mariti annoiati, o separati di fresco. Si presentano così sboccacciati solo in queste occasioni libere e segrete, per trasgredire..." Wendy si atteggiava un po' a psicologa.
Pedante. Irritante.
Aveva letto molti manuali di amore, autostima, successo e prendeva per buone molte teorie trovate in quei libri.
"Se non mi credi chiediamo a Sandra: lei ha la laurea ad honorem per queste cose!"
"Ma sì che ti credo..." Invece no: quei manuali sbrigativi in cui si risolve tutto in dieci mosse, li detestava! E detestava ancora di più che miss Melifacciotutti vedesse le sue lettere e criticasse le sue conquiste.
"La nostra Sandrina fugherà ogni dubbio, vedrai!"
"Leggiamo una lettera tua, prima!"
"Ah beh, se ti interessa... sono quasi tutte di Roberto, quello che mi ha portato fuori... è molto dolce!" Non le aveva detto di Carter e del pugno. Le avrebbe fatto male sapere che aveva cercato di baciarla.
Prese una lettera e iniziò a leggere, recitando con enfasi le frasi. Voleva far capire che lo prendeva in giro, che non gli importava granché. Mentre invece il numero 200 faceva breccia nel suo cuore.
"Sei la donna che cercavo da sempre. Ti farò vivere il sogno."
"Non male! Sa cosa dire, il tuo uomo!"
"In effetti è molto convincente." ammise Wendy. Per un attimo fu presa da un dubbio: e se la stava solo abbindolando? Erano solo parole, in fondo, non gli costava niente dirle quelle cose.
"Per fortuna lo hai conosciuto davvero. Puoi farti un'idea."
"Sì, certo." In realtà, lui aveva continuato a sfornare stereotipi: fiori, tramonti, poesie... non ci aveva capito granché. La confondeva, sono proprio le cose che piacciono alle donne... E poi se l'era trovato addosso, una piovra, in quella macchina scomoda.
"Sono contenta per te. Quando lo rivedi?"
"Mi chiama lui."

Carol aveva capito che tipo fosse quel 200. Non l'avrebbe chiamata più. Una volta ottenuto un risultato, anche parziale, questi uomini sparivano.
Quando è troppo bello per essere vero, non è vero.
Erano entrambe troppo silenziose.
"Allora sentiamo Sandra?" propose Carol, "Saprà consigliarci al meglio"
"Ehm... sì, sentiamo che ci dice. L'esperta è lei.
E così Wendy la cercò. Sandra si unì alla conversazione e sì, la tesi era più o meno quella: "Carol, ho capito benissimo a che categoria appartiene il paparino. Sono uomini che sfuggono da legami troppo stretti e monotoni... devi capirli."
Perché era nata tutta questa discussione, questo affare di stato?
Per Carol era la stupidata di uno scherzo telefonico, di chiamare quel tipo così per ridere.
Le amiche la volevano già sposata???
"Forse... e sono affranta per lui, ma davvero non mi piace..."
"Se non sai neanche com'è! "
"Uffa, fate basta. Grazie" alzò la voce, nervosa.
Accartocciò il foglio e lo buttò via, cancellò il numero anche dal telefono, nessun ripensamento.
"Uh, che caratterino!" commentò Wendy.
"Che decisione drastica!" le fece eco Sandra.

"Donne, so fare scelte estreme, visto?"
"Estreme! Adesso che chiamandolo gli hai lasciato il numero in memoria..."
"Ahah Wendy, mi becchi sempre!" rise Carol.
Ma non ci era arrivata subito.
In verità lasciare il numero era stato uno sbaglio, una svista!
Non ci pensava proprio, dato che sul suo Aladino di casa non si poteva vedere chi chiamava, se non acquistando un abbonamento aggiuntivo. E il cell, lo usava quasi esclusivamente per stare su internet.
Continuavano a parlare senza di lei, e Carol non era felice di essere scavalcata di nuovo.
"Sandra, hai smaltito tutti quegli eccitanti?"
"Wendy, non ti sfugge niente, eh? Ma ne avevo provato giusto un paio, così... Benji era attrezzatissimo, c'era di tutto!"
"È vero! A me ne ha regalata una selezione, per i prossimi giorni."
"Funzionano?" chiese Carol, che in borsetta si era ritrovata pasticche e flaconcini. Era un omaggio standard per le sue clienti.
"Funzionano anche troppo bene! O sono io che ho esagerato... fatto sta che stamattina non ne potevo più e ho invitato il mio vicino di pianerottolo per una cosa veloce... è stato contento!"
"Ci credo!"
"Ma non dargli il vizio, Sandra, che non te ne liberi più!"
 "Lo so, lo so... adesso lo mando a casa sua".
Spostò la telecamera e inquadrò il ragazzo.

Continua
Fine puntata 12
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Romanzo di Nadia Semprini dreamer, tutti i diritti riservati. Anche sulle immagini e su tutti i contenuti del blog copyright