sabato 9 maggio 2015

FM - la fibromialgia mi impedì di crescere.


Non so più chi sono...

Non so agire da quarantenne, per troppe cose sono ancora una bambina

Oggi provo a fare qualcosa. È un passo troppo lungo, uno scalino troppo alto. Un blocco.

Se solo non fosse così spiazzante... Ci vuole un colpo di reni enorme per decidere di rimettersi in gioco, di ripartire. 

Quando il mio corpo mi abbandona non ascoltando più gli ordini che gli dò (cammina, alzati in piedi, stai su seduto, afferra... Le basi), quando mi si ritorce contro con mille dolori forti e tutti insieme (lunghe notti di tortura continua, e non esiste farmaco che possa fermarli), quando la confusione nella testa è al massimo, e non mi ricordo cosa ho fatto mezz'ora prima, né che giorno è (nebbia, mal di testa, perdita di memoria che mi fa dimenticare anche le storie che sto scrivendo e le cose che ho studiato), la risposta psicologica non si fa attendere: mi arrabbio, perchè non funziona più niente? Sono un rottame smemorato, come posso pensare di fare quello che fanno gli altri? 
Perchè il mio orgoglio mai domato lo vuole fare lo stesso, vuole competere con chi sta bene? Competere quindi fare meglio, prima. Addirittura. 

Voglio fare un buon lavoro. E non mi accontento di fallire. Pretendo di farcela alla grande, come una volta. Io sono quella persona in gamba, non accetto che una stupida malattia mi impedisca di lavorare al meglio. 
La volontà non manca, sono gli ostacoli che non si spostano. Non devono essere lì, proprio sulla mia strada. Non erano lì, non ce li voglio!!! Non posso rimuoverli, né aggirarli. Non posso cambiare strada, perchè è l'ultima rimasta, l'unica percorribile. 

Più sbatto nei muri, più cado, più riparto. Ma è un accanimento stupido, perchè da sola non posso farcela. Non voglio arrendermi. Si è presa tante cose: la vita sociale, il mio lavoro, la mia libertà di girare e stare fuori, le vacanze, la giovinezza... Non posso rinunciare a tutto...

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Tanto provata da questi tormenti, scontenta. 
Voglio la mia vita, come l'avevo progettata!!!

Invece ho finito la scuola con ottimi voti, ho preso la patente e fatto corsi, mi sono fidanzata, ho trovato un lavoro fisso, ho fatto un mutuo per la casa, mi sono sposata e ho avuto due figli.
 A questo punto, la catastrofe. 
Con troppe cose in ballo. I figli piccoli, le difficoltà di una giovane coppia senza soldi da parte, con lui all'estero 15 giorni alla volta, già era dura lavorando in due, e la casa e i bambini erano mio compito esclusivo perché lui era lontano... è stato terribile.
Specie perché per i primi anni sembrava solo un mio capriccio, uno sciopero! Quante liti!!! 

È cambiato tutto, sogni infranti, progetti falliti sul nascere. Non ero più io... non ero sbocciata, maturata.

Poi per forza sembro strana... ho tante personalità: sono la persona di prima e sono anche quella di adesso. 

Di solito le disgrazie cambiano le persone, ma con me non è successo completamente. 
Rimango testarda, orgogliosa, testona... e se gli si aggiunge rabbia e disperazione, il cocktail è esplosivo! 
E sono anche il contrario: la pazienza in persona, la rassegnazione e il coraggio, sopporto i miei supplizi sorridendo e dicendo "va tutto bene". Voglio aiutare gli altri.

Dipende dalla giornata. Sono pessima dopo un periodo molto duro. Finché il dolore è forte e invadente, non ho la forza di pensare, devo lottare. Poi ritorna una specie di normalità (relativa) e guardo dove ero arrivata: da nessuna parte! Già fermarsi continuamente è una noia, però se ci fossero progressi sarebbe bello tornare. Invece il gioco ricomincia sempre da capo. E mi stressa!!!

Non ho nessuna intenzione di adeguarmi al mio nuovo orizzonte, a questa vita vuota e inutile. Magari dovrei. Sarei meno nervosa.

Essere contenta di restare a letto tutto il tempo, dei dolori che non passano mai. Essere contenta di non poter lavorare, di essere un peso per la famiglia. Di essere una pessima madre, una pessima casalinga, una pessima moglie: sono mestieri molto pratici... 
Come posso essere contenta di me?
A volte ci provo: faccio un grande sforzo di fantasia, penso di essere la stessa di vent'anni fa, che va tutto bene e che una volta finito quello che devo fare, mi dedico ai miei hobby. 

Chiaramente non è così, questo hobby fisicamente leggero è l'unica cosa che posso fare. Se sto abbastanza bene. Vanno tolti tutti i giorni di ko. 
E siccome è l'unico campo in cui posso mettermi alla prova, non è semplicemente un hobby, è questione di vita o di morte! È quello che determinerà il mio valore. E al momento valgo zero, perché il fumetto è un mestiere difficile per il quale non sono preparata, non ho studiato, non ho talento... Certo potrei scegliere un hobby più semplice, ma mi sono innamorata di questo. Amore e odio. Lo odio quando non mi riesce, quando mi criticano... 

Credo che uno psicologo non ci troverebbe niente di troppo strano. 
Una persona ambiziosa, abituata a essere la prima della classe, che vuole solo continuare ad esserlo, dimostrare cosa può creare la sua testa. Tutto rema contro, non ci sono più le condizioni (una sindrome che crea confusione e cancella la memoria, non è l'ideale) ma lo vuole lo stesso.

Perché altri hobby non se li sente suoi, ha ascoltato mille consigli, provato di tutto.
Non vuole vivere la vita degli altri, ma la propria. Quella che sognava a 20 anni.

Il vero conflitto è tra la Nadia di prima delle disgrazie, e quella di oggi. Una ventenne che non ha avuto il tempo di crescere, maturare, di fare esperienze. Ferma lì, dove la vita si è fermata.

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