domenica 1 marzo 2015

13 / Seduzioni Virtuali - Altre lettere d'amore

Puntata 13 - altre lettere d'amore

Leggi dalla prima puntata

Vai alla
Puntata precedente
12 - Lettere d'amore lettere di sesso


Lasciarono Sandra col suo amichetto della porta accanto. 
Avrebbero voluto saperne di più,  ma non era il momento...

La "mammina" stava valutando attentamente le lettere ricevute la sera prima.
"Wendy, ne apro un'altra?" 
"Sì, dai, Carol! Non saranno tutti porcelli..."
"A proposito... Giro l'arrosto e ti chiamo fra cinque minuti" si inventò. 

C'erano le lasagne della rosticceria, in verità. Verso mezzogiorno suo figlio sarebbe passato a prenderle, non doveva affatto cucinare.
Considerato quanto si erano impicciate le amiche con la prima busta, Carol preferiva godersi il momento e decidere da sola il da farsi. Capire le proprie sensazioni.

Lesse la seconda lettera... fantastica! Educata, elegante, galante! 
"Che bello, un corteggiamento d'altri tempi!!! Hai visto, Nemo?" disse al gattone arancione acciambellato sulle sue ginocchia. 
Non poteva crederci, un vero gentiluomo... si firmava Fabrice Amboise II.
Anche lui, come il primo tizio, si aspettava di incontrarla subito, in serata, ma solo per un drink o una passeggiata nel parco dietro al locale. 
Ok, impressione positiva. Ora poteva chiamare l'amica.

"Questo era meglio... che peccato!" disse a Wendy.
"Stile bravo ragazzo?" 
"No, direi gentiluomo dell'Ottocento!" A Carol piaceva il romanticismo...
"Allora è antico!"
"No, dovevo incontrarlo!"
Carol era pentita, che rimpianto... perchè non lo aveva cercato la sera prima?

"Non avevo idea che si potesse incontrare subito un uomo, lì in serata..." ragionò ad alta voce.
"Ma che dici? Carol ti vedo confusa, ahah!"
"Anzi no, lo potevo immaginare... certo che lo sapevo! Non riesco a capire cos'è che mi dispiace in realtà..."
Stava accarezzando con violenza il gattone che, dopo averla avvisata più volte con un "Meeu" nervoso, le morsicò la mano. Lo lasciò andare senza cambiare espressione, come in trance.
Wendy osservava curiosa la sua amica che perdeva la sua proverbiale sicurezza. 
La sicurezza di aver fatto la scelta giusta. 
Stavolta aveva commesso un errore enorme.
Non aver pensato che poteva essere un'incontro serio, intenso. Aver perso l'occasione di vivere una serata dolce e romantica... 
"Non è giusto!" brontolò.

"Lo conoscerai, non ti disperare!" La consolava Wendy, "Sono tornata a casa, mi faccio una doccia ora. Oh, guarda, delle nuove bollette!"
Le mostrò la cassetta delle lettere traboccante di buste. E poi, spostando di poco l'inquadratura, lo splendido culetto di un condomino che stava salendo le scale.

Carol però non si lasciava distrarre.
"Ma perché non si può avere tutto? Se fossi andata a conoscere Fabrice, mi sarei persa Benji!!!" 
"Gentilmente offerto da noi! Che care, vero? Ormai è andata così, ma vedrai che l'interesse del tuo francesino sarà ancora vivo. Hai il numero?"
"No, facebook."
"Allora divertiti a cercarlo, ci sentiamo dopo!" 

La nostra Carol aveva internet da poco, ma si arrangiava. Aveva cercato già molte vecchie conoscenze, amiche ed ex fidanzati. Molti usavano il vero nome, alcuni no ed era impossibile rintracciarli. Di qualcuno ricordava solo il soprannome ed era ugualmente difficile trovare il "Sex machine" della sua vecchia compagnia. Cognomi, indirizzi, tutto perduto nei tanti traslochi.
Ora stava per scoprire quanti elementi le dava Fabrice per poterlo contattare. 

Se doveva individuarlo su facebook, era abbastanza semplice, meglio che telefonare! Cioè, meno imbarazzante.
Dato che forniva anche città e data di nascita, il risultato apparve in fretta: "Eccolo qui, mandiamo un messaggio. Uffa, che cosa gli scrivo?" 

Nemo si dimenticava presto i torti subiti ed era tornato sul tavolino accanto allo schermo. Aveva fame? Sì, perché la sua padrona non gli aveva riempito la ciotola quella mattina. Troppo stranita dai recenti avvenimenti!!!
L'animale faceva le fusa e strisciava il musetto contro il cartoncino del biglietto romantico. Poi iniziò a morsicare gli angoli. "No, Nemo! Gatto cattivo!"

"Ciao! Ho ricevuto una tua lettera ieri sera al club, vorrei conoscerti" Prima stesura... non era convinta. Troppo diretta, un uomo legge 'conoscere' e pensa già a qualcosa di fisico... voleva fare amicizia, ecco.
"Ciao, sono Carol. Avevo il numero 136 ieri sera al club, ti ringrazio della tua lettera." 
Molto meglio. Invio. 

E questo restava in sospeso finché l'uomo (se di uomo si trattava) non rispondeva. Non si sa mai chi sta scrivendo! E non doveva avere fretta. 
C'è anche chi va su internet una volta al mese, inutile stare in attesa come una ragazzina innamorata degli anni Ottanta accanto al telefono fisso. Aveva dodici anni nell'86, e già ascoltava i primi "Ti amo" dalla cornetta... l'emozione era la stessa. 
Quando l'amore era ancora ignoto e coinvolgente! 
Adesso iniziava una fase nuova, di amore online. Certo, c'era già quella storiella con Jim, ma poteva considerarlo anche solo un amico che le mostrava come funzionano le cose in questo nuovo mondo.

Il figlio di Carol entrò nello stanzino, già vestito e pronto a uscire: "Ma, faccio un giro al porto dai miei amici." 
"Va bene. Ah, tieni i soldi" e gli allungò 20 euro. 
"Cosa c'è per pranzo? Che così so quante brioche farmi al bar! Se fai i carciofi... " 
"Ci sono le lasagne, non ti ricordi più? Te l'ho detto ieri sera..." 
"E devo passare io? Che palle... Allora 20 non bastano. Sgancia!" 
"Immaginavo...tieni." 

Finché riusciva, non voleva fargli mancare niente. Non era semplice essere una mamma single.
Lo salutò e fu presa da un pensiero rapido, secco: "Faccio mancare molto a me stessa, finché non mi butto in una storia seria."

Nicholas strapazzò un po' il micione, mentre la madre armeggiava con la borsa.
"Mi sa che fra un'ora torno, ti smollo qui il cibo e poi evaporo... forse restiamo al porto tutta la giornata."
Carol non voleva fargli attraversare tutta la città solo per portarle una porzione di lasagne... e Nicholas contava su questa reazione. "Senti, Nick, mi arrangio con gli avanzi. Resta pure con gli ami..." 
"Grazie ma! Sei pro!" urlava lui chiudendo il portoncino. 

Normale amministrazione, ma i soldi per la rosticceria li avrebbe voluti indietro, non poteva permettersi certi regali. Con un compagno benestante sarebbe stato diverso. 
Non cercava il miliardario, 
bastava un onesto lavoratore con cui dividere le spese. La casa la metteva lei, una villetta piccolina ma indipendente, completamente pagata. Bastava solo trovarlo, questo onesto lavoratore...

Sicuramente non era lì in quelle buste, l'uomo giusto. 
E nemmeno tra quella gentaglia da discoteca... però doveva darsi una mossa. Gli incontri occasionali non andavano più bene, voleva una famiglia normale. 

Andò a prendersi uno yogurt in frigo, aveva già fame. E vedendo che Nemo strisciava il musetto sul bordo della sua ciotola, gli aprì un barattolo di bocconcini di manzo:
"No, amore, non è coniglio! Lo sai che non voglio renderti cannibale... 
le creature carine non si mangiano! 
Nemmeno noi mangiamo i conigli e i bambi!"
Riempì il piatto al gattone, che però aspettava l'antipasto per iniziare: il coperchietto di latta dello yogurt alla banana! Era golosissimo di yogurt e panna montata, e ad ogni compleanno bisognava calcolare anche la fetta di torta per lui! Del resto, era il terzo componente della famiglia. Nicholas era ancora un bambino quando avevano accolto il gattino in casa, e voleva chiamarlo Meo. A Carol avrebbe ricordato troppo Matteo e propose il nome del famoso pesciolino arancio. Nicholas inizialmente fu contrariato, fece i capricci, ma un peluche del gatto Meo lo convinse: "Questo è il tuo Meo, mentre il micino, che è arancio, a righe, e ama l'acqua, sarà Nemo". Un buon compromesso. 

Ora toccava alla terza lettera. Semplice, onesta: "Ti trovo sexy, voglio incontrarti e farti ecc. ecc. Michele." 

Le piaceva anche questo tipo di uomo, molto chiaro, niente di più e niente di meno, nessun coinvolgimento sentimentale e nessun impegno. 

Neanche un pizzico di magia, certo, ma a 40 anni bisogna crescere, non è più tempo di credere alle favole. Organizzato, metodico: c'era un primo appuntamento all'una al bar del locale, più un recapito telefonico in caso gli avesse dato buca.

Era colpita, doveva subito contattarlo. Anche se non era un tipo da famiglia, anzi l'esatto contrario! Gli errori erano così invitanti...

Chiamò: "Ciao, sei Michele? Ero al club ieri sera, mi hai mandato una lettera, ero il 136..."
Lo disse tutto d'un fiato, agitata.
"Ciao dolcezza!" Che voce suadente! Carol si sforzò di essere obiettiva, considerò quel tipo di risposta.
Era abbastanza generico, nessun riferimento a luoghi o date: lui non aveva idea di chi fosse!
"Volevo scusarmi..." disse lei. Michele la interruppe, gentile, per toglierle il peso della conversazione.
"Non ti sei presentata ma non sono arrabbiato..." Carol cominciava a cambiare opinione: lui una mezza idea doveva averla. 
Quindi meritava una spiegazione:
"Tecnicamente non lo sapevo, l'ho letta in questo momento." si scusò Carol, cercando di essere vivace e interessante.
"Quale delle due? L'invito al bar o a vedersi fuori all'alba per fare colazione insieme? "
"Ehm, la prima che hai detto. Ce n'è un'altra?!?" 
Aprì veloce la quarta busta ed era tutto vero!
"Mi dispiace, ero con delle amiche ed avevamo già dei programmi..." "Non fa niente, dimmi quando sei libera e ti raggiungo."
Correva troppo! Bello però quando fanno così... comodo, talmente pratico!

Senza essersi mai visti, annusati, studiati, però no: troppo facile. Non era una donna così facile...

"Ok, ti faccio sapere, ciao". Chiuse la comunicazione con sollievo. Qualche altro minuto, forse... pensò che aveva troncato troppo presto.

Questa gente qui, pratica e sbrigativa, aveva i suoi vantaggi... però non capiva come avrebbe potuto funzionare con un uomo del genere. 
Carol aveva fame di sentimenti, e una storia "tanto per fare" non assomigliava ai fumetti di Candy Candy con cornici di rose e passeggiate sotto una pioggia di petali di ciliegio...

Con tutto quello che aveva sofferto però non era indicata una "relazione impegnativa con un alto tasso di coinvolgimento emotivo". Parole di Wendy, che definiva in questo modo i flirt importanti... 

"Boh, ci penserò". Pranzò sola, le cotolette avanzate dalla sera prima. Anche se fosse tornato il figlio, sarebbe stato per dieci minuti, per scomparire come un fulmine dopo il caffè. Aveva fatto bene a lasciarlo libero. E poi era ancora freddo, nonostante il sole. A girare avanti e indietro col motorino, poteva raffreddarsi...
Ma chi voleva convincere? Se stessa, forse? La verità era che così aveva del tempo per telefonare tranquilla. L'indomani lui si sarebbe tappato di nuovo in camera per una nuova settimana di studio e lei avrebbe dovuto chiamare dall'auto. Scomodo.

Quinta busta: un tale Argo, molto sicuro di sè. "Donna, cedi al mio fascino maschio e genuino. So che mi vuoi."

Si mise a ridere. "Accidenti, quest'uomo sa che lo voglio! Ma se non l'ho nemmeno visto!" 
A meno che non si trattasse di quell'idiota di Carter. Controllò il sito fornito, era di un ristorante ma nelle foto appariva spesso il gestore... sì, effettivamente era un tipo che aveva visto la sera prima, ma ci aveva solo ballato accanto.

Prova del nove col telefono: voleva la conferma che non fosse Carter. Era capace di dare un nome falso, non sarebbe stata la prima volta. 

Rispose una donna, ma Carol tirò dritto: "Pronto, chiamo per Argo..." 
"Ah, certo... - poggiò la cornetta per chiamare il suo uomo - Caro!!! La veterinaria per il cane... Oddio che sarà successo?" 
Per puro caso avevano il cagnolino, chiamato Argo, ricoverato in clinica e quella chiamata mise molto in apprensione la signora.
Mettere giù in quel momento avrebbe creato guai, Carol restò in linea. Si sentiva già complice di questo uomo. Ecco una voce maschile: "Pronto?"
"Ciao Argo, ti ricordi di stanotte?" disse un po' maliziosa.
" Ehm, sì dottoressa, un attimo..."

Impacciato, questo tipo: "Tesoro, vado in terrazzo così non ti disturbo... così senti il film" 

E poi, tornato al telefono: "Sei imbecille, Tiffany? Mi chiami di pomeriggio? Di domenica? Quando a casa c'è anche mia moglie? La sera, quante volte te lo devo dire, la sera..."
"Aspetta, stai sbagliando persona..."
"Cosa? Non sei Tiffany?"
 chiese spiazzato.

"No, mi chiamo Carol e non ci conosciamo. Ma mi hai scritto una lettera stanotte al club..."
"Scusami, la voce è uguale... eheh piacere di conoscerti, devi essere quella con la maglietta rossa, giusto? Beh, adesso non posso parlare, ti richiamo alle dieci, ti va bene?" 
Almeno sapeva chi era. Il colore della maglietta era giusto.
"Perfetto, ciao."

Aiuto!!! Se aveva capito bene, questo qua (senza nome al momento, soltanto Argo per tutte) aveva già una relazione clandestina, ma recente. Lo dimostrava il casino sugli orari sicuri. Tuttavia, era pronto a provare carne fresca. Beh, si fa per dire...
Adesso doveva raccontarlo a qualcuno! Vide su facebook che una delle amiche era presente.

"Sandra! Ho chiamato i tizi delle lettere!" le scrisse.
"Bella fatica! Quanti erano, cinque?"
"Già, cinque lettere, 4 uomini. Non sono male!"
"Io ne ho contati 43. Non vado certo a cercarli..." Quando faceva così era proprio stronza.
"Ti sei liberata del vicino, sì?" Concluse Carol velenosa. Sandra la istigava, sapeva tirare fuori il suo lato peggiore...

Continua
Vai alla puntata 14 "Errori"


Seduzioni Virtuali,
copyright Semprini Nadia dreamer su tutti i contenuti del blog

Nessun commento: