domenica 29 marzo 2015

Manifestazione anti-Isis * what's new

Guardo la tv. 33. 
"La marcia anti-isis"
Approfondimento sull'Isis. Non è molto semplice capirci qualcosa. 

Si è parlato delle costituzioni moderne che dovrebbero cambiare tante cose, e della realtà immutata. Che novità. 
Per quanto riguarda le donne, che dire? Un'impresa. Belle leggi a tutela, ma in concreto si continua a fare come prima. Ho già vissuto più della metà della mia vita e il bel "cambio di mentalità" è lontano. Lì. Qui. Dappertutto. I peggiori: gli uomini che si credono chissà chi, e le donne che tutto sommato non gliene importa, anzi difendono la "tradizione". 

Lo speciale continua: Isis, cosa c'è di così attraente? 
Proprio sull'Isis, penso una cosa: secondo me si sta opponendo un ideale, una missione, un'idea forte (portati avanti malamente, chiaro che analizzo il come, non difendo il cosa) al nulla occidentale, forse siamo adagiati e annoiati, senza idee forti e trascinanti, disinteressati. Abbiamo cose che diamo per scontate ma che furono conquistate col sangue, la democrazia, l'unità, la libertà... parole che ci danno quasi fastidio, pompose, da evento politico o commemorazione vuota. I nostri giovani non hanno mai conosciuto movimenti di pensiero forti come quelli che si studiano in storia, le idee che animavano persone convinte, motivate, rivoluzionari, partigiani. Neanche io, che giovane non sono, non mi sono mai imbattuta in qualcosa di estremo, perché il benessere anestetizza, perché era un mondo diverso, risolto. 

Noi degli anni '80, lontani dal nostro passato.
Cosa pensavo io da ragazza? Che non mi importava, che gli "antichi" avevano preparato tutto, grazie tante, vi dedichiamo un giorno sul calendario. E basta, poi ci hanno insegnato l'egoismo e pensare ognuno per il proprio tornaconto. I soldi, il successo. A parte quello noi "ragazzi di oggi" non volevamo niente. Adesso siamo cresciuti, abbiamo visto le difficoltà e il disastro, impariamo a chiedere a protestare, proviamo a farlo uniti ma è fatica, non siamo abituati. 

All together now. Pecore bianche e pecora nera.
Il mondo arabo si muove tutto insieme. Meglio o peggio non lo so, certo che i musulmani comuni un po' ci invidiano certe libertà e il fatto di poter avere una individualità e proprie scelte, mentre da loro religione e regole di vita sono la stessa cosa, un modello di vita tutto uguale e imposto. Se la base è così compatta (immaginiamo come se da noi ci fossero solo signore molto pie e religiose, o soltanto animalisti... diventerebbe non un libero parere, un'opinione personale ma automaticamente la regola) chi la pensa diversamente trova più problemi. 

Però perché? 
Che cosa gli abbiamo fatto noi europei a questa gente non si sa. Abbiamo badato, le due ultime generazioni almeno, agli affari nostri, senza mai guardare in quella direzione. E allora? Se c'è stato un grande torto magari a livello politico, non ne siamo consapevoli. Né colpevoli. 
Non ci risulta un evento scatenante sufficientemente terribile da fare incazzare i terroristi. Spaventarci tutti mi sembra eccessivo.

Conclusione
Mi auguro che le chiacchiere tra leader risolvano (ma cosa vuoi che serva fare presenza all'evento? Andare a pranzo tutti insieme? Cosa cambia?). Più che altro che ogni movimento separato e differente dell'Isis capisca cosa vuole e trovi un sistema migliore per ottenerlo. Magari le motivazioni, le esigenze sono legittime (e convincere i foreign fighters magari) ma non va il modo, non va proprio. La guerra non va proprio, la violenza non va proprio. È ovvio. Non perché sono da questa parte, mi schiferebbe pure una crociata vecchio stile. 
Ci si può imporre e far rispettare anche a parole. La strategia militare lasciamola al Risiko. Dal gioco da tavolo al tavolo delle trattative. Preferirei. 


Nadia dreamer 
per Dreamer Passion, il blog delle passioni

domenica 15 marzo 2015

IDK I don't know

Ho chiesto a mia figlia un titolo interessante per un post, ha risposto "IDK". 
E io, che sono di parola, lo sto usando.
Avevo bisogno di scrivervi un po'. Dopo tante puntate di racconto, dopo le favole e i disegni.

Non so di cosa parlare, facevo decidere a lei, sarei andata dietro al titolo dato. Con IDK, che significa "non lo so", non è facile.
Ma una brava blogger-giornalista non si lascia intimidire dal tema ostico. E nemmeno inizia il periodo con un 'ma', ahah :)
Non stiamo a sottilizzare e partiamo. Intanto pensateci anche voi a cosa rispondereste se vi chiedessero di parlare di quello che non sai.

La prima reazione è di impossibilità, la prima idea è "come posso dirti qualcosa che non so?". Le parole, tuttavia, hanno spesso più di un significato,  di una interpretazione. Se il titolo è "Non lo so" si possono elencare le cose sconosciute e misteriose della vita.

Potrei dirvi le cose che non so con certezza, per esempio che non so quando potrò guarire, e se sarà possibile mai. Ci penso spesso in questo periodo, per i nuovi articoli letti, per la petizione che non arriva a 15mila per un soffio.
(E con questo esaurisco l'argomento, non è un articolo di Fibro Life, ci tornerò abbondantemente).

Potrei dirvi che non so che accidenti dicono in questa prima parte del film Iron Man, di mediorientale so solo "Am Salam", frase che si diceva alla fine del gioco della settimana, durante una breve camminata ad occhi chiusi; non so se lo facevamo solo noi a Gabicce Mare, né chi per primo abbia portato questa variante. A noi bambini faceva pensare al salame e forse era solo quello il senso, nonostante l'assonanza con i salamelecchi. Poi da grande ci ripensi e ti si apre un mondo. Chissà cosa voleva dire e chissà se ritrovando gli ex bambini di allora si potrebbe trovare una risposta...

Non so perché sono in questo mondo, come forse non lo sa nessuno. Le spiegazioni religiose e filosofiche non mi hanno mai convinta del tutto.

Non so cosa sto scrivendo, perché non vedo le righe oltre la decima qui sul tablet, perciò nel primo salvataggio (alla cieca) troverete dei bei strafalcioni.

Non so bene cosa voglio in questo momento, mentre negli ultimi anni pensavo di saperlo. Probabilmente ho solo raggiunto gli obiettivi prefissati e non ne ho ancora di nuovi.

Non so perché Robert Downey Jr. è bello solo quando fa Tony Stark, e non se interpreta Charlot per esempio. Sarà il fascino del pizzetto. 
Non amo la barba, ma il pizzetto dona a molti uomini. Se non devo baciarli, possono tenere tutti i peli che vogliono. E a mio marito glielo dico ogni giorno di tagliarsi quei baffoni, ma non mi ascolta...
Non so se una notte gli farò la barba a sorpresa.

Non so che altro aggiungere. Anche se la vita è piena di misteri: come si fa un parcheggio, come si crescono i figli, perché si pensa che chi va sulla Luna sia più "nello spazio" rispetto a noi terrestri, che galleggiamo ugualmente nel nulla.

Non so se vi piace fermarvi a pensare alle cose incerte. Molta gente ama le certezze, ne ha bisogno e se non ci sono se le costruisce. La certezza di essere meglio degli altri, la convinzione che le proprie idee sono giuste e il resto è sbagliato. Invece sono una che ama i dubbi, non mi basta mai una spiegazione, e ogni frase ha almeno tre significati (per questo è così difficile scrivere! Perché poi se la gente capisce male mi arrabbio, non mi piace essere accusata per cose che non ho detto), ci sono davvero poche cose sicure, inconfutabili.
Troppe volte devo dire onestamente "non lo so".  

By Nadia Dreamer

giovedì 5 marzo 2015

17 / Seduzioni Virtuali - Wendy ribolle di rabbia

 Puntata 17 - Wendy ribolle di rabbia

Era sera, e la sera di una single può essere molto noiosa. Televisione e divano o palestra. Wendy era a casa di Sandra per aiutarla col colore, e questo era già un evento.

Dopo l'incidente Sandra era molto acciaccata e una mano nelle faccende pratiche era gradita. Aveva i capelli corti, chiari.
"Chissà se si vedrà il riflesso viola... Quella che mi hai messo è una tinta nuova. Diventano viola?" 
"Ancora non si capisce, sono solo impiastricciati"
"Cosa stai cercando, Wendy?"
"Niente, rispondevo a un messaggio. È un ragazzo nuovo, l'ho conosciuto oggi per caso..."
"Cioè? L'hai incontrato al centro commerciale?"
"No, no, Sandra. Ti sembro una che va al centro commerciale? Troppo caos, e poi io compro quasi tutto online, lo sai"
"Allora in rete... Dove sta la particolarità? Ne hai trovati parecchi su internet in questi ultimi anni..." il tono non era di giudizio o rimprovero, anzi di ammirazione. 

Sandra non aveva bisogno di cercare, era quel tipo di donna che riceve offerte continuamente. Perché è bella, ma anche estroversa e affabile, per cui un uomo riesce ad avvicinarsi. Quelle come Wendy, solitarie e nerd, sono prede più difficili: un uomo dovrebbe tirare fuori risorse tattiche che non ha. Quelle come Wendy pensano di essere brutte perché gli uomini non ronzano loro intorno. 

"È una casualità perché non ero a caccia, non ero sui siti di incontri e nemmeno a spiare qualche bel ragazzo! Cercavo solo un certo Pedro Qualcosa, un mio avversario in quel gioco delle navi..." spiegò meglio Wendy.
"E perché lo cercavi?"
"Perché mi aveva chiesto la mail ma poi non mi trovava! Invornito di un tonto!"
"Beh Wendy, allora eri a caccia in un certo senso..."
"No, è solo un ragazzino, era semplice curiosità! Comunque Pedro Qualcosa aveva mille omonimi! Non lo trovavo! E allora sono passata in modalità investigatrice, tipo 007! ... Ah, poi ricordami dopo che ti dico di Carol e dell'Organizzazione! "
"Non ci sto capendo niente, 007, organizzazione..."

"Aspetta, erano le 20.47 quando hai finito la posa. Vado a togliere?" 
"Beh, sì, ci siamo già. Abbondantemente"
"Cosa? È già ora? E non dici niente? Mi si bruciano tutti i capelli!!!"

Andarono a sciacquare la testa, poi Wendy le fece la messa in piega col phon. 
"Sono venuti proprio bene, anche il riflesso lilla."
"Grazie Wendy. Sì, un pochino di riflesso c'è." Si controllava nello specchio. "Credevo di più però."
"Magari nel sole fa un altro effetto, aspetta a giudicare, dai"
"Wendy sei tornata a chattare? Ma non lo molli mai quel tablet?"
"No, eheh".

Staccare Wendy da internet era un'impresa! Poteva riuscirci solo un uomo, a patto di essere straordinariamente interessante! Altrimenti sarebbe passato anche lui in secondo piano.

"Ti dicevo che cercavo quel Pedro: poi l'ho trovato, però intanto avevo aperto un sacco di profili, investigavo..."
"Quindi? Arriva al punto!" Che nervoso quando la gente ti dice di tagliare corto!
"Che impazienza, Sandra! Quindi ho visto uno che mi piaceva e gli ho chiesto l'amicizia. Tutto qui."
Fu costretta a riassumere e banalizzare, tanto non importava a nessuno...

"E lui?"
"Lui ha accettato!" rispose vittoriosa Wendy.
"Ok, brava. Ti va del gelato?" Sandra non poteva dare soddisfazione a un'altra donna!

Nessuna poteva batterla in materia di seduzione, inutile condividere questo genere di successi! E Wendy ormai lo sapeva, per cui se lo aspettava che avrebbe cambiato discorso.
"Sì, hai la stracciatella?"

Wendy voleva mostrarsi vittoriosa, seducente, voleva essere migliore (o almeno al pari) di lei. Sfoggiò un'altra conquista: "Poi c'è SexyIronMan, che mi scrive ogni sera... fascinosissimo!"
"Sì, ho presente: quello che fa intendere che te lo fa vedere e poi ti manda la locandina del film? Interessante, non c'è che dire."
Sprezzante come al solito, Sandra. Dopo tutto che l'amica le aveva fatto i capelli... da strapparglieli! Ma Sandra era così, non pensava mai prima di parlare. 

Wendy si trattenne, in fondo l'altra stava male, l'incidente... "Caxxo però quella lingua biforcuta funziona alla grande! " pensò. E non seppe stare zitta: "Poi ovviamente mi ha accontentato. Quello lì era solo uno scherzo!" Bugia...
"Ovviamente. " Sandra non ci credeva neanche un po'. 

L'amica non era brava a mentire, forse per la sua poca confidenza col genere umano. Chi tende a isolarsi non ha quella spigliatezza, mix di abitudine e sicurezza, che possiede chi è sempre al centro dell'attenzione. 

Che rabbia le donne come Sandra! Viste con gli occhi di chi viene ignorato, dalle persone trasparenti. Una rabbia esplosiva: "Certo che sei crudele... mica tutte possono avere la tua fortuna con gli uomini!"
"Fortuna? Direi piuttosto tecnica, abilità, strategia, charme..." rispose Sandra limandosi le unghie.
Agli occhi di Wendy, quella lima di metallo diventava un'ottima arma impropria per pugnalarla. Beh, almeno pungerla. C'è chi uccide con una penna a sfera, ma ci vuole una forza terribile! Wendy era tipa da mouse e joystick, zero potenza. Anche il suo lavoro la teneva pigramente davanti a uno schermo, e la ginnastica bastava appena a mantenerla in forma. Di muscoli neanche l'ombra! 

Era magra, longilinea, ma poco tonica. Quel pochino di ciccetta sulla pancia era morbida, flaccida. Il lato b cadente, il classico culo basso che necessita dei leggins effetto pushup. Sandra invece, di marmo!

Quella famosa notte, tutte e 4 assieme a Benjiamin sul suo enorme letto matrimoniale, Wendy si era soffermata a controllare pregi e difetti delle amiche. Carol aveva avuto due figli e ne portava i segni: smagliature, cedimenti, un leggero sovrappeso. Amber era piccoletta ma ben proporzionata, una 'venere in miniatura', forte del suo fascino di bionda naturale. Sandra era perfetta mentre lei, Wendy, si sentiva un cesso. "Meno male che era una situazione confusionaria e in penombra..." stava pensando. Mentre l'amica la fissava, interrogativa: "Ti sei incantata! A che pensi?".

Fine 17esima puntata di SV2015 Seduzioni Virtuali riedizione 2015
Di Nadia Semprini Dreamer copyright tutti i diritti riservati

Puntata 1: commento impertinente
http://dreamer-scrittrice.blogspot.it/2015/01/seduzioni-virtuali-donne-vintage-dj.html
Puntata 16: organizzazioni segrete
http://dreamer-scrittrice.blogspot.it/2015/03/16-seduzioni-virtuali-organizzazioni.html

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lunedì 2 marzo 2015

16 / Seduzioni Virtuali - Organizzazioni Segrete

Riedizione 2015 di Seduzioni Virtuali
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Prima puntata
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Carol stava per uscire dell'appartamento di Sandra. Il criceto Ham Taro (che fantasia!) stava benone. A pancia piena, ronfava. Carol era proprio stanca, era l'una. Non vedeva l'ora di arrivare a casa e guardare i messaggi sul computer. Il bellissimo Benjiamin il giorno prima le aveva mandato una sua foto in costume, al mare. (Che bonazzo! Statuario!) Aggiungendo che doveva dirle una cosa. 
Ecco, non era proprio la più raffinata delle strategie, ma per quelli fighi ci sono regole diverse...

Chissà se aveva scritto anche a Sandra... in fondo era giusto sapere, affinché lui non prendesse in giro nessuna. E il computer era lì, incustodito... e sarebbe stato facile: vivendo sola, a Sandra non serviva la password! 
"No, non posso. Anche perché se apro i messaggi per leggerli si vede!" Chiuse il portoncino e via. Benji aveva sicuramente contattato tutte e quattro le amiche. 
Quella notte brava, pur viziando per contratto lei, la festeggiata, si era diviso equamente. Quindi si poteva ipotizzare che la foto in costume fosse un promemoria, un biglietto da visita che mandava a tutte le clienti. Nessun reale interesse.

Tanto i pretendenti non erano finiti, il bottino di quella serata era stato incredibile! 
Già Marco le era piaciuto di più. Uno delle buste, quello più pratico, quello senza sentimenti, quello che era già pronto per concretizzare. Forse un po' sbrigativo, ma l'interesse per lei era evidente! Non si parlava del tempo o del carovita... 

Marco aveva una voce sexy e il tono sicuro di chi sa quello che fa.
Un cattivo ragazzo! Tipologia che aveva un certo appeal! Per Carol di sicuro.

Chiamarlo di nuovo significava accettare un flirt squisitamente fisico. E perchè no?
"Sono 120 km ma non importa, ti raggiungo lì." aveva detto nella prima e unica telefonata.

Con un po' di pazienza Carol aveva trovato una foto, al sito che aveva indicato sulla lettera. Era un sito di design, progettazione, di lavoro insomma. L'immagine era seriosa, un mezzo busto in giacca e cravatta, il viso era carino e giovane. Foto recente o no? Sarebbe stato interessante incontrarlo... ma chissà quali pretese!

E infatti, quando lo richiamò, qualche giorno dopo:" Tesoro, sono libero questo sabato".
"Perfetto! Così ci prendiamo un caffè, ci conosciamo..."

Marco era forte della sua giovinezza, non aveva neanche trent'anni: "Se vengo lì voglio che mi fai un lavoretto di bocca, almeno... "
Non era una richiesta esagerata, ma è comunque strano pattuirlo in anticipo! Carol ci era rimasta male: "Bah, si vede che si fa così.  Sono fuori dal giro e non so più come muovermi..."

Rimaneva lo spauracchio: e se invece non le piaceva, e la costringeva a contatti intimi? Lui le aveva inviato delle immagini, pezzi del suo corpo - come è usanza, le parti ritenute più interessanti - ma nulla a figura intera. 
E si sa che se una persona evita di ritrarsi integralmente c'è la fregatura: una pancetta prominente, brutte cicatrici, tatuaggi imbarazzanti, peluria da orso, chiappe brufolose ... al solo pensiero le veniva da vomitare! 

Troppo pericoloso, così a scatola chiusa. Però doveva rischiare, magari sarebbe andata con un'amica. A un primo esame visivo non avrebbe potuto capire molto, ma già poteva verificarne la reale età, i modi. Se proprio era uno Shrek si sarebbe fermata al caffè. 

"D'accordo, ci vediamo sabato alla stazione dei treni, ti vengo a prendere. Fammi sapere l'orario appena lo sai"
"E dopo il caffè? Prendiamo una camera in un motel?"
"A casa mia va bene?"
"Basta che scopiamo."
E questo era Marco. Coerente tra scritto e orale, bisognava vedere poi come si sarebbe comportato una volta lì.

"Ma non ti vedo molto convinta... sei sicura?" le domandò Wendy, al parco, una volta aggiornata sulle novità più frivole. - I primi giorni erano stati occupati dalle questioni più serie, Sandra e l'incidente.- "Uffa, hai ragione, è rischioso, ma non posso aspettare il principe azzurro tutta la vita!"
"Ti vedo cambiata, hai tutta questa fretta addosso... e poi sei poco selettiva, ci stai anche con chi non ti piace." le faceva notare Wendy.
"Non vengo più a correre con te, se ogni volta mi fai la visita psichiatrica!" rispose ridendo. "Lo sai da dove viene tutta questa prescia, la fretta insomma... mi dimentico sempre che il dialetto di qui non lo sai"
"Il fatto che hai 40 anni non deve diventare un'ossessione, non sei in scadenza come una mozzarella. Adesso stretching... fai come me."
"Ahia, tira da bestia... da una parte penso a Nicholas e a quanto gli serve un padre, dall'altra volevo divertirmi un po' anche io..."
"Allora se ti vuoi svagare meglio rivolgersi a persone fidate... corsetta sul posto, un duè... ci sono dei ragazzi, belli e giovani, sui 30-35 in media, che sono disponibili per una serata diversa, massima discrezione..."
"E che organizzazione sarebbe? Si paga una quota di iscrizione? Ahah! Miseria se siete attrezzate!" 
"La tua fervida immaginazione lavora, eh?" la prendeva in giro l'amica. "Quasi quasi ti chiederei a che organizzazione stai pensando!"

"Mi veniva in mente un film, dove uomini e donne in carriera avevano questo sistema di incontrarsi random la sera... senza nomi, senza impegno, gente selezionata..." 
"Devo deluderti, Carol. Niente di così raffinato."
Finita la corsa, tornarono accaldate e col fiatone alla macchina. "Ti spiego: è una specie di agendina nera collettiva, sono i ragazzi che abbiamo provato negli anni. Quelli validi, belli e bravi - e sottolineo bravi - ma soprattutto che hanno avuto un comportamento giusto, complice e discreto. Non si può andare all'avventura ogni volta, cara mia..."
Carol cominciava a comprendere molte cose: "Quindi non si va a caccia ogni sera..."
"Certo che no! Tutta quella fatica per ogni scopata? Ma sei pazza?" Wendy la guardava divertita. "Davvero pensavi che cercassimo uomini nuovi ogni volta? Ahah! Anche perché ormai, qui in zona, quelli disponibili ce li siamo fatti tutti... non ci sarebbero neanche tutti quelle prede, e sai che siamo sempre qua, a parte quel mese scarso di vacanze. 
Calcola 3 uomini a settimana, siamo in 3, 52 settimane l'anno per 25 anni... dico davvero, prendi il cell e fai il conto!" 
"Ok, 11.700. Però! No, non credo ci sia tutto questo materiale umano in giro... non ho tolto le vacanze, ma è già indicativo..." "che poi ultimamente le ferie non si fanno più, la crisi..."

Erano arrivate da Carol. "Sali per una tisana o un caffè? " 
"No, Carol vado a casa. Poi stasera sono da Sandra, le faccio le meches." 
Era scesa. Con una mano sullo sportello, scambiava le ultime parole: "Per fortuna si è ripresa. Ciao! Alla prossima! " 
"Ciao! E attenta all'Organizzazione, 007!"

Un uomo, un vicino, la stava guardando da dietro le tendine.

By Nadia Semprini Dreamer

Continua

Fine puntata 16
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♡♥♡
 Romanzo di Nadia Semprini dreamer, tutti i diritti riservati.* anche sulle immagini copyright = divieto di utilizzo!

15 / Seduzioni Virtuali - incidente stradale

Riedizione 2015 di Seduzioni Virtuali

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 del romanzo

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Quella sera suo figlio Nicholas usciva, anche se era lunedì. Era sola, mangiò del gelato davanti allo schermo. Come cena era perfetto.
Argo, cioè Roberto, era una persona semplice. Aveva detto che il biglietto lo aveva scritto il suo amico, che lui non l'avrebbe mai fatto perché non ha intraprendenza. Però dalla prima telefonata sembrava avere già un qualche intrallazzo... mal gestito! Quella Tiffany... Forse era lei, la sua amante, a organizzare tutto, posti, orari.
Uno che ci sta, ma senza muovere un dito! E anche con lei aveva avuto un atteggiamento passivo, come se dicesse "eccomi qua, sono a tua disposizione". Quello che lei detestava! Carol si aspettava da un uomo che facesse l'uomo! Non c'è niente di più sexy di un uomo deciso, pratico, con la situazione sotto controllo. Invece il tipo che si sdraia e aspetta fa troppo centro massaggi... che tristezza!

La seconda telefonata di Argo, quella sera, era stata proprio deludente. Voce carina, forse troppo bambinesca, ma non era quello il punto... si era messo a parlare della moglie, del bimbo piccolo che stava poco bene, di quanto costano le medicine! Va bene essere alla mano, però andrà pure dosato un discorso a seconda dell'obiettivo! 

Carol si era offesa, voleva dire che era poco importante se lui non si impegnava neanche un po' nella conquista! Lui non fece la minima proposta, nessuna allusione, zero. Dopo mezz'ora di chiacchiere inutili, Carol si inventò che doveva tirare fuori un dolce dal forno e gli diede la buonanotte. Irritata.

Che poi invece Roberto la raccontò in tono entusiastico, agli amici: "Troppo bello, aveva una voce così morbida, sexy, avvolgente... mi sono sentito a mio agio, le ho parlato di me, lavoro, casa... non mi faceva soggezione, pur essendo molto bella".

Niente fuoco, niente appuntamento. Carol iniziava a stabilire qualche requisito minimo. Di un uomo che non aveva interesse per lei non sapeva che farsene. Argo/Roberto era eliminato.

Intanto anche le amiche si ricongiungevano coi partner della grande serata. Qualche messaggio, qualche foto. Era la prassi e non stavano più a raccontarselo. Erano delle ragazzine di 40 anni, spensierate, libere. 

Carol aveva fatto un percorso diverso, la maternità, i problemi, vivere da sola, da madre single, senza farsi chiacchierare dietro. Senza mai portare un uomo in casa... irreprensibile per tanto tempo. Adesso anche il figlio voleva vederla felice e accompagnata. O felice divertendosi e basta: non aveva molta fretta di guadagnare un nuovo papà. L'importante era non vederla così sola e depressa, meritava di tornare a sorridere. 

Sandra non si era più sentita, e non era passata su facebook. Il telefonino spento, quello di casa suonava a vuoto. Dove diavolo era finita? Neanche le altre ne sapevano niente. Iniziarono a preoccuparsi: poteva capitare di non sentirsi con tutte le altre ogni giorno, però così era troppo.

"La vado a cercare" disse Carol "Ma dove vai? Cosa sai dov'è?" La fermò Wendy, "Vai a dormire, ci pensiamo domani".
Poi ricordò che Sandra le aveva parlato di una cugina. Non sapeva quale fosse, ma poteva trovare su facebook un parente, taggato nelle foto, bastava trovare lo stesso cognome e chiedere in giro. Nella pratica si rivelò più complicato, le persone non rispondevano ai messaggi, non sapendo chi fosse quel nickname strano, Car Wash. E nemmeno Carol aveva il tempo di aprire un nuovo profilo ad hoc per le indagini... Siccome i parenti non si fidavano, provò con una ragazza che appariva in molte foto, e questa le rispose e le seppe dire quale cugina frequentava più spesso. Saputo della "sparizione" di Sandra, chiamò subito la cugina: non l'aveva vista, ma capitava che cambiasse idea senza avvisare, perciò non si era preoccupata. 

A quel punto, mentre la cugina e l'amica chiamavano ospedali e polizia - era più di un giorno che mancava! - Carol lasciò un biglietto per Nicholas e si mise in macchina per fare lo stesso tragitto di Sandra. Era una parte in autostrada, poi un tratto impegnativo, fatto di curve e tornanti. 

Era notte fonda. Iniziava anche a piovere, e il tergicristallo fischiava. Carol era una brava automobilista, con una vecchia passione per i rally. Aveva anche gareggiato da giovanissima, sterrato, ghiaccio, drift... ed era rimasta precisa e millimetrica, non temeva due curvette. Sandra invece aveva una guida da città, andare dalla cugina in campagna doveva essere spaventoso.

Appena iniziò ad affrontare le prime salite capì subito cosa era successo. L'auto di Sandra era uscita di strada, contro un grosso albero. I fanali spenti per la batteria scarica, non era facile vederla di notte se non si sapeva cosa cercare. Per quella strada non sarebbe passato più nessuno fino al mattino. L'impressione era addirittura che lì non capitasse mai anima viva. Altrimenti nella giornata l'avrebbero vista.

Doveva chiamare la cugina per dire che l'aveva trovata, ma prima doveva sapere come stava, o se era morta... si fece coraggio e scese giù nel dirupo fino all'auto, illuminando le sterpaglie con la torcia. Avvicinandosi all'auto, sentì singhiozzare: era viva!!! "Sandra!!!" "Sono qui!" La raggiunse, era seduta tutta ranicchiata, appoggiata alla fiancata, tremante. "Come stai? Sei ferita?" 
"No, c'era l'airbag... " e continuava a singhiozzare forte, in modo convulso. 
"Chi c'è con te?" chiese. 
"Sono da sola, ti sono venuta a cercare" 
"Carol..." la guardò stupita. Proprio l'ultima persona che si aspettava, miss "errori"! 
"Vieni su in macchina, che avvisiamo gli altri."
"Erano le 7 ieri sera... adesso che ora è? Il cell si è spento, non lo so. Quando mi sono svegliata era di nuovo notte, è passato un giorno intero?" 
"Neanche tu metti più l'orologio? Sono le undici, quasi." Le tese il braccio per farla alzare. 
" Ma sei congelata! Tieni la mia maglia" 
"Grazie Carol, e pensare che ero così arrabbiata con te...".
Ebbero modo di parlare un po' mentre aspettavano la polizia e la cugina. Da brava mamma, Carol aveva portato un thermos di thè caldo e qualcosa da mangiare. Sandra si riprese un po'. La coperta da pic nic era sempre in macchina e la tenne al caldo. Il caso non era poi così eclatante per cui la polizia non si fece vedere, dissero che sarebbero passati in mattinata per un rilievo, di aspettare a rimuoverla. E di farsi vedere da un medico. 
"Domani ti porto dal dottore, ok?" "Non ti disturbare, vado con mia cugina, non lavora... adesso ci pensano loro".
 "Non mi vuoi tra i piedi?" Chiese Carol. Quasi offesa. Dopo tutto quello che aveva fatto per lei!
"No, cosa dici? Sono contenta che sei qui... è che hai fatto già troppo, non sta a te, non siamo neanche amiche del cuore" 
"Questo è vero, ma cosa c'entra? Sono venuta io perché per me non era un problema fare queste strade, ero pilota di rally..." "mentre io invece sono deficiente e finisco nel dirupo! Grazie, eh?" Non riuscivano proprio a capirsi! Carol mise una marcia speciale, a tutta pazienza: "Non mi hai detto neanche la dinamica dell'incidente, come potrei criticarti? Succede di perdere il controllo, succedono i guasti..."
 "e succede chi arriva veloce col gippone e ti abbaglia coi fari! Per evitarlo sono uscita di strada, e ho pianto tutto il tempo per la paura! Paura per lo scampato frontale, paura per la botta contro la quercia, paura che i tizi della jeep venissero giù a prendermi, paura che nessuno mi avrebbe trovata, paura di essermi fatta male perché all'inizio non mi sentivo le gambe..."
Era drammatico, toccante. Carol non avrebbe dovuto pensare a uno sbaglio di Sandra, poteva essere - come infatti era - un incidente. Solo che ormai era così radicato il preconcetto, il disprezzo, che in automatico le venivano quei pensieri. Era l'occasione per risolvere? Oppure non era affatto il momento?
 "Senti Carol..." iniziò l'altra, asciugandosi le lacrime, già molto più serena, " Spesso non ci capiamo perché siamo molto diverse. Devo ammettere che a volte ti invidio: tu che hai un figlio, mentre io non potrò mai, sono sterile... chi vuoi che mi sposi se non posso dargli un bambino? Per forza mi butto in storie senza futuro!" 
Questo cambiava tutto. Arrivò la cugina, e gli zii, confusione. Carol restò a guardare per una mezz'oretta, aiutò a spiegare la dinamica, per poi andarsene quando la carovana si diresse verso casa degli zii. Sandra le aveva lasciato le chiavi dell'appartamento perché passasse a dare da mangiare al criceto. Non era un problema: abitavano vicine. 

Continua
Fine puntata 15
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Romanzo di Nadia Semprini dreamer, tutti i diritti riservati.* anche sulle immagini copyright = divieto di utilizzo!

14 / Seduzioni Virtuali - Errori

Riedizione 2015 di Seduzioni Virtuali

Leggi dalla
Prima puntata

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Puntata precedente 13 - altre lettere d'amore

"Errori "
Sottotitolo: Alla ricerca dell'uomo ideale (ma per un flirt va bene tutto...) 

****correzione in corso, presto sarà aggiustata anche questa puntata**** Intanto curiosate nel resto del blog :) ciao!!!


×××× '''' le quarantenni e l'amore '''' ××××

In quella domenica indaffarata, mancava all'appello Amber.

Nessuna l'aveva disturbata, perché era davvero un periodo no per lei: si era lasciata col ragazzo, poi al club le era capitato quel patetico morto di fiqa del tavolo 3, tutto regole internazionali e paranoie! Non volevano chiederle cose sentimentali, per non ferirla, e non potevano nemmeno raccontarle dei loro nuovi maschioni!!!

Amiche molto delicate, che non volevano farle del male. La piccola tenera Amber però stava bene. Puliva casa in attesa delle sue ospiti, le colleghe dell'ufficio.

E intanto, in viva voce, chiacchierava con il suo amico Jeff:
"Se ti annoi tanto, col corso di scrittura creativa, te la dò io un'idea: potresti scrivere un bel racconto erotico!"
"Non credo di saper raccontare certe cose..." sorrise lei.
"Modestaaaa! Ce le ho ancora le tue mail, sono di fuoco!"
Amber si era divertita a fare eccitare il suo amico e a volte gli aveva confessato delle fantasie un po' perverse.
"L'ideale sarebbe avere una ricca esperienza, 
averle provate davvero le cose!" gli spiegò, "Come posso conoscere le sensazioni che si provano nei vari giochi? Sicuramente manca qualcosa, in una storia solo inventata."

"Ma la fantasia. ..supera la realtà. ...ricorda!" disse Jeff.
Lei non capì esattamente come doveva interpretare la frase: che tanto molta gente -come lei- non conosceva pratiche estreme, quindi poteva scrivere qualunque cosa
E comunque la frase era al contrario...
"Allora proverò a scrivere anche qualcosa del genere. Solo per te, però".
"Siiii, così me la leggo in ufficio assieme ai miei colleghi!"
"Non fare il cretino, Jeff"
"Perché, non ti piacerebbe? So che voi quattro ve le scambiate, le foto delle vostre conquiste... non è la stessa cosa?"
"No che non è la stessa cosa!"  Amber si fermò un attimo, mollando stracci e detersivi, per discutere chiaramente. "Innanzitutto, le foto le mostriamo solo alle amiche, non le facciamo girare. E poi basta la cifra, per la nostra gara, non serve altro".
"Ok, sarà come dici tu... Allora ti ho fatto vincere! Un bel 20 tondo tondo!"
"Possiamo evitare questi discorsi? Tanto non te lo posso dire..." ridacchiava Amber.

Era ora di mettere in frigo la vodka e gli altri beveraggi. Era ancora un po' ubriaca, ma che padrona di casa sarebbe stata se le ospiti avessero trovato il frigobar sguarnito? Gli stuzzichini sarebbero stati consegnati nel tardo pomeriggio, poi le pizze... non mancava niente.

"Non puoi dirmi che hai vinto?" incalzava Jeff, sentendo Amber silenziosa.
"Sì, ho vinto!" Ammise alla fine, per farlo contento. Vero, aveva primeggiato, ma non grazie a lui. Aveva anche un 24 e se l'era giocato.
Tutto felice, Jeff proseguì con la sua teoria:
"Tu comunque inizia a scrivere. Scrivi anche su di me! Le donne hanno bisogno di uomini da sognare!"

"E tu saresti un uomo dei sogni?"
"Per le tue lettrici, ma soprattutto per te. Ti ho vista triste quando è finita con l'Idiota... non devi piangere più. A volte la realta ti delude...perche il sogno era diverso.
La discussione si era fatta pesante, soffocante. Lei non voleva parlare dell'Idiota.
"È vero, mi aspettavo troppo da lui. Ho sbagliato. Quindi mi consigli di smettere di sognare? Perché gli uomini dei sogni non esistono?"
"No, continua a sognare certi uomini che magari non troverai mai... A parte me!"
A parte lui!!! Ma cosa stava dicendo? Era una dichiarazione?
"In cosa saresti diverso?" gli chiese. Poteva anche cambiare discorso, però voleva sapere cosa cercava di dirle. Jeff non era mai stato tanto serio e intenso.
"Io ti ho insegnato... il sogno". 
In effetti, se tornava indietro col pensiero, poteva ricordare che la loro storia era nata con certi principi particolari: lui le voleva dare una relazione speciale, di crescita personale, relazione che con l'Idiota poteva avere. Poi la loro amicizia hot era andata avanti senza più menzionare questi obiettivi, e Amber se li era dimenticati. 

Non c'era solo Jeff, lei aveva molti altri amici in chat, e cancellava quasi tutto (quello che restava in memoria, con quelle 3, era di pubblico dominio!), come poteva ricordare eventi accaduti mesi prima?
Sì, perché la rottura definitiva con l'Idiota era recente, ma si erano lasciati molte volte ed era in occasione di questi stop che Jeff si era insinuato nelle fantasie della ragazza. Sui cinquanta, di grande esperienza e fascinoso, era un'ottima alternativa ai trentenni.
"Mi hai insegnato il sogno, sì. Ma sono convinta che ci sia anche tanto di vero"
"Vero... con te non avrei limiti... mai!" Amber non sapeva mai se Jeff scherzava o no, le proponeva cose assurde, pericolose, perverse.
Era una fonte di forti emozioni o semplicemente un errore?

Una volta si era confidata con Sandra e lei le aveva detto che non c'era niente di strano. Jeff era un trombamico virtuale, che la aiutava a scoprire nuove propensioni, a esplorare possibili divertimenti senza buttarcela sul serio. Erano preziosi, gli amici così. Amber non si smentiva, riservando questi segreti ad una amica sola, non sapeva fare pari. Non esisteva persona più esperta di Sandra, del resto, per certe questioni...

"Dai, Amber, vivi questa relazione come un addestramento, una prova generale!"
"Non sto tranquilla, però... Sarebbe meglio sapere se si parla di fantasie o di progetti veri, in questi casi: una cosa è immaginare 
una pazza orgia in cui le amiche si scambiano il fidanzato 
in un enorme lettone, Jeff là in mezzo si fa tutte le mamme delle amiche e invita tutti i colleghi della fabbrica per innaffiare indistintamente quella folla; una cosa è progettarlo davvero!"
"Ha una fervida immaginazione il tuo amichetto. Devi presentarmelo!!!"

Amber si era allarmata più volte, specie quando lui le diceva che le sue foto nuda e provocante erano appese nel bagno degli uomini della fabbrica!!! 
Jeff ritrattava subito, è uno scherzo, non lo farei mai... lei però non amava questo tipo di umorismo. Disastri possibili che le venivano in mente anche ogni volta che chattava con gli altri, togliendole ogni piacere. 
Il rischio c'è sempre, in queste relazioni, 
però funzionano solo se non ci si pensa.
Beh, intanto gli concedeva il beneficio del dubbio: Amber, come Carol, non aveva ancora sperimentato le pratiche più celebrate dalla rete. Non poteva più aspettare, era ormai vecchia! 

Gli disse:
"Ci sono tante cose da provare. L'importante è farlo con la persona giusta".
"Esatto e tu sei la mia troia perfetta!"
"Grazie" era un complimento. Ne fu contenta.
"Ti adoro Amber! Per sempre." 

Ecco, qui non sapeva come reagire. Jeff era l'unico suo flirt che parlava di sentimenti, spesso di amore.
Lo salutò in fretta: "Oh, sei adorabile! Vado a phonare i capelli, che tra poco arrivano. Ciao!" Non gli fece mancare una fotina maliziosa, scattata sul momento. Era una loro abitudine.

Jeff apriva il proprio cuore ad Amber, che si limitava ad aprire le cosce: ribadiva nei fatti quello che aveva detto sabato alle amiche: se le capitava un uomo, era solo per sesso. 

Carol intanto - aveva trovato solo lei - era in chat con Sandra, che non sprecava occasioni di sfoggiare il suo successo con gli uomini. Aveva portato a casa più buste, più indirizzi, più numeri di telefono di tutte.

Però Carol stava notando una crepa in quella apparente perfezione. Tanto per cominciare, abbassarsi a chiamare il vicino per smaltire i bollori non era molto da diva...
"L'ho mandato via, certo! Con un calcio nel culo!" rispose infatti lei.
"Solo un errore, quindi..."
 scrisse Carol.
"Scusa" Sandra cambiò improvvisamente discorso, "faccio tardi, stasera ho un appuntamento con mia cugina, ci vediamo domattina al bar, ciao!"
Non era così tardi, erano appena le cinque, e Sandra era la più veloce a prepararsi... una scusa bella e buona. Ma perché? 

Carol non capì esattamente quella reazione. Ma andava a confermare la sua teoria. Ci rimuginò parecchio, mentre faceva andare una lavatrice e 
riportava gli appuntamenti annotati su fogli volanti sul calendario nuovo. Iniziava una nuova annata. E ancora una volta non voleva fare né bilanci né promesse.
Poi guardò uno dei suoi programmi preferiti, sull'arredamento, ma era quasi finito.

Dopo un'ora aveva ancora quel chiodo fisso, perciò chiamò Amber per un parere: "Non ti sembra strana Sandra? Come si pone verso gli uomini..." 
"Forse... ma oggi o in generale?"
Era la giornata dei sentimenti? Un San Valentino invernale? Amber era basita.
"No, mi riferivo al suo buttarsi via..." cercava di spiegare l'altra. "Boh, non mi sono accorta di niente... senti adesso mi devo preparare, con le colleghe facciamo un pigiama party qui a casa mia, guardiamo un filmone da donne..."
"Oh, che bella idea!" esclamò Carol con falso entusiasmo. Avrebbe potuto invitare, almeno. Poi stava alle amiche dire: no, è una cosa tra colleghe, è giusto così...

" E poi Carol, con questi postumi della sbornia dove potevo andare? Ahahah! E allora stiamo qui..." E parlava, parlava...
"Va bene, ti lascio ai tuoi preparativi. A domani!" 

Restava Wendy ma anche lei era così impegnata... sapeva che doveva ancora correggere i temi dei suoi ragazzi, due classi. Ci sarebbe voluta anche tutta la sera.
Carol decise di farsi un lungo bagno caldo, con la sua musica preferita. C'era tanto su cui riflettere. 

Non era abituata a una vita tanto movimentata, a tutto quell'interesse maschile... poi aveva rivisto Carter e già da solo, quel bacio, l'aveva sconvolta. Molto più della notte con Benjiamin e il pacchetto "4 x 50 sfumature"! Entrò nella vasca profumata. Chiuse gli occhi esausta. Pace.

Sandra intanto aveva riflettuto a lungo sulla frase di Carol. Era in macchina, in autostrada per raggiungere la cugina, faceva buio. Musica rock e pensieri pesanti. Le luci le davano fastidio... "errore": quella parola le dava fastidio. "Io non faccio errori, ma chi si crede di essere per venirmi a giudicare?"

Carol lo aveva detto con empatia e comprensione, tutte le donne hanno brutte esperienze e per non pensarci più le archiviano come errori, come storie poco importanti. È un meccanismo di difesa. Gli uomini erano più bravi a creare giustificazioni: davanti a una bella donna che provoca, è da fessi dire no; un uomo non confessa le corna per non far soffrire la propria fidanzata; un rapporto a pagamento è la forma più onesta di flirt perché si è pari e finisce lì... 
Ma anche le donne avevano il sacrosanto diritto di inventarsi delle scuse assurde. E di solito, se non era colpa dell'alcol, si giocava il jolly dell'errore. Molto cinematografico: si passava la notte assieme per poi rinnegare tutto. Oppure si poteva trovare una miriade di altre panzane. A Carol era venuta in mente quella.

Era solo un suggerimento - ma nemmeno, era la constatazione che la sveltina col vicino non contava niente. Eppure a Sandra il messaggio era arrivato in ben altro modo. Carol la mammina, la santarellina, decideva quali erano gli errori delle altre... era furiosa! 
E senza accorgersene stava accelerando. Troppo.

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Una nuova mattina, un nuovo lunedì. Carol avrebbe lavorato nel pomeriggio, così il lunedì mattina era abitudine delle quattro amiche vedersi al mercato.
"Ed ecco la nostra bella zitellona Carol che cerca un po' di felicità..." la accolse abbracciandola Wendy. "Un caffè?" Propose Amber.
"E Sandra?" Era strano che non fosse già arrivata.
"Siamo solo noi tre, le ho mandato un messaggio però, vediamo cosa risponde", disse Amber.
"Forse è ancora dalla cugina, ci andava ieri pomeriggio..."
"Davvero, Carol? A noi non l'ha detto."
"Dovunque sia finita, lo scopriremo presto." chiuse la questione Amber. Non si fidava troppo dell'informazione di Carol. Sapeva che le due non si prendevano molto, quindi che senso aveva che lo dicesse a lei? 

Si sistemarono nel loro solito tavolino, nel bar "Shanghai". Se dovevano andare al mercato rionale, optavano per questo piccolissimo esercizio, lungo e stretto, nel centro storico. Il tavolo che sceglievano era il primo, vicino alla vetrata. Si vedeva la gente, si potevano ammirare le mura medievali. Caratteristico.

"Visto il filmone?" chiese Wendy. Ovviamente lo avevano visto tutte, certe pellicole diventano dei must. Ed era sul digitale terrestre, finalmente! Alla portata delle più poverette. Cioè tutte tranne Amber, la quale aveva mille abbonamenti pay e online per vedere le ultimissime serie e pellicole. Almeno aveva la decenza di non raccontare il finale.

A Carol il film aveva dato fastidio, era ingiusto... Restando nella gabbia della sua vita di mamma e casalinga, non aveva certo un anno di tempo come Julia Roberts in 'Mangia, prega, ama' per girare il mondo, meditare e starsene in spiaggia... invece le sarebbe servito fare chiarezza!
Per lei parlò Amber, la biondina del pigiama party:
"La vita vera è soffocante, lo dicevamo ieri..." 
"Le tue colleghe non lo avevano ancora visto?" domandò Carol.
"Certo che lo avevano visto, ma è stato bello riviverlo..."

E interveniva anche Wendy, commentando a modo suo la pellicola della sera prima: "I registi la fanno semplice... si inventano una storiella un po' bollywood e ci mettono l'uomo ideale... e le donne si fanno i pianti..."
"E i complessi." Aggiunse Carol, mesta, senza ulteriori spiegazioni.

Posò la tazza del cappuccino, andò a pagare per tutte. Stavolta toccava a lei. Che sospirava preoccupata.
Serviva un rapido cambio di argomento, ci pensò Amber, appena fuori:
"Allora, i tipi delle lettere? Li hai visti?"
"Visti no", spiegava Carol guardando i maglioni sulla bancarella del mercato, "Ho telefonato a un paio di loro... Wendy lo sa, è stata mia complice" fece un sorriso sforzato, "Ieri sera poi ho sentito Argo, mister 'tu mi vuoi'!"
"È così montato? Non dovevi neanche scomodarti. Li conosco, quelli lì!" la avvertiva Amber.
" Sì però..." cercava di spiegare Carol.

"Uguale identico a Rocky, quel ragazzo che lavorava in tv! Ti ricordi come era stato insistente?" si scaldava Amber, "Era convinto che ogni femmina sarebbe caduta ai suoi piedi! Più dicevo di no, più capiva sì... idiota di un cameraman."
"No, ma Argo è diverso..." In realtà Carol non si ricordava di questo Rocky, ma come si faceva a seguire i flirt delle ragazze? 

Conoscevano almeno un uomo nuovo a settimana, a volte di più, e Carol non aveva una grande memoria. Non sapeva come facessero a ricordare tutti, era come una telenovela con mille personaggi sconosciuti: Pedro, Alejandro, Diego... boh???

"Cominci a fare la crocerossina? A dire 'io lo cambierò'? Ma no, 
quei tipi lì non cambiano." Insisteva la bionda. "Lascialo perdere!"
Che chiacchiera! La mattina, caricata a molla dai suoi soliti tre caffè, Amber non lasciava la parola a nessuno.

Carol si arrese, non era poi così importante spiegarle com'era quell'uomo. Continuarono a fare shopping, il discorso cadde inevitabilmente sulla notizia del giorno, cioè lo schifo dei frutteti sulla terra impregnata di scorie tossiche. Amber si arrabbiò col fruttivendolo, che giurava di avere raccolto tutto nel proprio podere.
"Lo so che è proprio la frutta che era in tv!
Ma non vi vergognate?"
"Signora, è frutta nostrana..."
"Certo, certo, negate sempre! Distruggete il pianeta!!!"
Le ragazze riuscirono a portarla via. Imbarazzante, ma era fatta così. Amber lottava per la causa. Una causa qualunque.

Carol quindi aveva sentito Argo. Poi anche tutti gli altri, in giornata (e serata). Un lunedì di raccolto, di nuovi contatti. Più che raccolto, raccolta di informazioni. 
Ogni tanto, lavorando in negozio, sentiva il bip del cellulare nel grembiule, ma non poteva guardarci. Per giunta, la sera avevano dovuto chiudere tardi, così non c'era stato nemmeno un minuto, negli spogliatoi, per una sigaretta e due chiacchiere con le altre donne, per un'occhiata veloce a internet.

Guidando verso casa, nel traffico intasato, finalmente potè riflettere un po' sui nuovi sviluppi. Come era stata schematica, Amber! "Lascialo stare", aveva detto. E con quali motivazioni? A volte si può decidere anche da sole. 
Le amiche non possiedono la Verità Assoluta. 
Specie se non ti ascoltano neanche...

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Fine puntata 14
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