lunedì 26 gennaio 2015

5/ Seduzioni Virtuali - Aspettando accanto al telefono


Seduzioni Virtuali -5 -aspettando accanto al telefono


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Carol si stava dando da fare, su internet. 
Tanto non era reale, le consentiva di sentirsi corteggiata e desiderata, senza un vero impegno, una relazione.

"Succede così, un'amica te ne parla e ci provi... " si stava giustificando con Amber che le stava rubando il telefono. Era a disagio.
"Non ti devi vergognare! Lo fanno tutti. Posso leggere, vero?"
"Lo stai già facendo... sarebbero cose personali però." aggiunse Carol ferma, "Restituiscimelo."
"Ma su, un po' di leggerezza, tu prendi sul serio anche un gioco!"

Forse aveva ragione, serviva più leggerezza. La donna si rendeva conto che erano solo fantasie, ipotesi, storie fittizie. Ciò nonostante, non si poteva dimenticare -e per questo ci andava cauta- che nello schermo c'erano persone vere. Che potevano innamorarsi, o appassionarsi tanto fino a farne una malattia. 

All'inizio di questa esperienza, si era fermata a guardare l'andazzo, leggeva solamente, cercava di capire come funzionasse. Ora era più pratica ma ugualmente voleva evitare discussioni.
Sesso telematico. Non era una cosa di cui andasse fiera.

"Muoviamo il culo, donne?" suggerì con uno scatto nervoso Carol, col suo fare da capo. In ogni gruppo serve chi prenda l'iniziativa, e qui c'era lei. E in quel momento voleva sfuggire all'interrogatorio. Che impiccione, le amiche...

"Sì, andiamo!" 
"Ok" 
Wendy mosse appena la testa. Generalmente lei rispondeva a segni, niente di strano. Adesso era anche un po' contrariata e delusa. Vedere Carol e Amber che facevano gruppetto e parlottavano tra loro, era un insulto alla loro amicizia a quattro. Tutte per una e una per tutte?

Volendo litigare, ce n'era di materiale! Wendy che pensava che Sandra cambiasse idea troppo presto, e lei che trovava Wendy poco femminile e la prendeva in giro quando si preoccupava tanto per lo speed dating. Carol non capiva perché Sandra faceva tanto la civetta, ma sotto sotto la invidiava, mentre tutte trovavano Carol eccessivamente materna. Poi Amber e i suoi scatti di sincerità... 
Invece non scoppiò nessuna guerra. Wendy lasciò perdere, colpita dalle note di una canzone di Jim Morrison. Poi partirono tanti vecchi successi che non ascoltavano da una vita, pezzi di cui non conoscevano neppure il titolo, una volta era così.

L'atmosfera vintage fece la magia 
e Astrowendy si ritrovò ad essere di nuovo una gioiosa e spensierata ventenne! E a guardare bene come si distendevano le espressioni dei loro visi, come nasceva spontaneamente un sorrisetto compiaciuto in tutte, l'incantesimo aveva un effetto generale! La musica dance degli anni Novanta ricordava storie lontane, romantiche!!! Quando ad ogni bacio si associava una canzone...


Avanzavano epiche come le quattro di 'Sex and the city', affiancate e sicure. Non per molti passi, la calca le stava fagocitando ed era difficile restare unite, persino tenendosi per mano!
Tanto per gradire, un orrendo individuo dai capelli unti si era frapposto tra Carol e Sandra, e si stava strusciando addosso a quest'ultima. Che lo scansò con uno spintone. "Ad approcci fisici bisogna rispondere fisicamente!" gridò a Carol, come spiegazione.

"Una bella donna può fare di tutto, schiaffi, spinte, sputi. C'era questa specie di licenza di uccidere, o almeno ad essere bastarda. Che a certi uomini piace pure!" considerava Carol, che la invidiava  anche per questo.

Trascinandosi a vicenda tra le persone di ogni risma, guardavano anche in alto, la classe dei dettagli, era un gran bel locale! Finalmente si muovevano verso le altre sale e le nuove avventure! 
La luccicante hall era finita e si entrava nel buio del club, 
allestito nello stile di fine secolo. Questa visione le fece impazzire...
"Guardate! I tavolini col telefono! Vi ricordate?" 
Saltellava euforica Wendy.
"Che nostalgia!" esclamò Carol, "l'ultima volta è stato venticinque anni fa!"

Era quel simpatico sistema di corteggiamento che trovavano quando uscivano insieme, da ragazzine: ogni tavolino aveva un numero e se ti interessava qualcuno, se ne avevi il coraggio, telefonavi.
Quanti bei ricordi!

"Ci sediamo qui o andiamo nella sala da ballo?" proseguì Wendy, incredibilmente entusiasta dell'ambiente, delle persone. 
Cosa c'era in quella riproduzione di mondo passato che la rendeva tanto felice?


SANDRA by dreamer *


Sandra la studiò col suo occhio clinico. Diagnosi: "Di sicuro ha adocchiato qualcuno!" Ma era una diagnosi errata.

"Allora dove si va?" incalzò Amber.
"Lasciamo decidere a Carol. È lei la festeggiata." decise Sandra, "Cosa scegli?" 
Ci pensò un attimo, sorridendo golosa come davanti alla vetrina della pasticceria:
"Scelgo... tutto! Ora beviamo qualcosa qui ai telefoni, poi ci scateniamo in pista, e all'una..." 
Wendy completò la frase, sorridente come non mai:
"All'una, parte lo speed dating. Ci iscriviamo tutte, no?" 

La guardarono un po' stupite, non era la solita donna fredda e  trattenuta. Oppure era solo un lato che non avevano mai visto.

Wendy era stregata da quel posto! Che trascinava facilmente anche le sue amiche.
Tutte pronte a fare da matti. Tutte pronte a buttarsi. 

Forse stava per scattare la pazzia anche per lei? Sarebbe stato liberatorio, catartico, per compensare quel bruttissimo momento. Non era stato un anno da ricordare...

Wendy quella sera, in quell'ambiente si sentiva un'altra, stranamente coraggiosa, lei così fifona di natura.

Un esempio della fifa? Non metteva la gonna perché aveva paura di essere importunata, aveva gambe molto belle che più di una volta l'avevano messa nei guai. Ci sono donne che per quanto si agghindino rimangono insignificanti; lei invece, con quelle gambe sembrava subito volgare. Per questo si nascondeva.

"Ma sì, per una sera si può essere anche meno rigide e perfezioniste" pensò, con un briciolo di inquietudine. Riconosceva quei momenti: come essere in cima a una discesa senza freni, come buttarsi da un aereo senza paracadute. Emozioni fortissime, rischio estremo. 
"Ma se riesco a trattenermi è meglio."

Era quella 'inevitabile follia' - come la canzone di Raf che ne era stata la colonna sonora - che l'aveva travolta in una lontana vacanza, ai tempi delle superiori. Fantastico momento, unico, ma non era lei... non sapeva spiegarselo. 
Riconosceva la sensazione, era bello che sapesse provarla ancora. 

Intanto che lei ragionava, Amber la tirava per la mano attraverso la stanza, tra i tavoli occupati, tra la gente. In testa al trenino che sgomitava tra la folla, le altre due, con Sandra in testa:
"Dai, Carol! Dove ci piazziamo? Ce ne sono pochi, sbrighiamoci!" 
Carol si guardò intorno, considerò tutti i fattori, sorrise a un paio di tipi...
"Lascia stare i bellimbusti! E rispondimi!" 
"Bellimbusti?!? Che roba è? Si mangia?"
"Mah, volendo... Ma resta concentrata: il tavolo 14 qui o il 15 lassù?"
E così Carol scelse il 15, dicendo che era il suo numero fortunato. 

In realtà era il tavolino più panoramico! 
"Però... C'è selvaggina interessante!" 
notò Wendy quasi cadendo dallo sgabello, ancora esaltata e agitata. 
"Troppi caffè, di certo, la caffeina è uno dei suoi vizi..." pensava Carol, accomodandosi di fronte a lei, dalla parte del divanetto. Dava le spalle al muro, tutto specchi. Così veniva notata anche la sua schiena scoperta, ma in modo discreto. Mettersi al posto di Wendy e dare le spalle a tutta la sala, l'avrebbe messa troppo in imbarazzo.
La sua amica era copertissima, per cui non c'era problema. Ugualmente Wendy si sentiva osservata: "Qualcuna vuole fare a cambio? Chi vuole sedersi qua?"
Nessuna volontaria: è risaputo che sullo sgabello anche una taglia xxs avrà un culone esagerato!
"Ok, nessuna... allora stringetevi e fatemi posto sul divanetto".

Si alzò in piedi e si sistemò i corti capelli spettinati ad arte, guardandosi nel grande specchio a parete. 
Amber si ritoccò furtivamente il gloss, Carol slacciò con gesto sapiente un bottone della camicetta, proprio nel momento in cui si sentiva lo sguardo di un bell'uomo addosso. Era al tavolo accanto, con la partner ma guardone... Carol poteva studiarselo nello specchio. Lui era nel tavolo d'angolo e le pareti aiutavano il loro furtivo gioco di sguardi.

Anche Sandra aveva trovato dei possibili obiettivi. E furba, fece la cortesia a Wendy: "Vieni pure al mio posto, mi siedo io sul trespolo!"
Così si sedette in bella vista, accavallando le lunghe gambe. Minigonna, stiletto, pochi gioielli e un trucco leggero: era una donna appariscente ma non volgare. Un bel vedere, a giudicare dalle occhiate morbose che convergevano, da vari punti della sala, sulle sue curve.

Ordinarono da bere, al cameriere vintage, con penna e blocchetto; i telefoni attorno squillavano ma il loro no.
Quando arrivarono le coche, Amber chiese al cameriere: "Potrebbe essere guasto?". Lui sorrise e non rispose: glielo avevano già chiesto delle altre signore, e gli apparecchi funzionavano benissimo. 

Il dj, in quelle serate, ogni tanto prendeva la parola dicendo: "Ragazze! Giù tutte le cornette per la prova suoneria! Parte il driiin driiin!" E difatti, quando lo disse di nuovo, videro che 
il loro apparecchio suonava. "Allora funziona... "

Davanti ai vicini si finsero indifferenti, anche se volevano sparire: "Che look sarebbe quello di stasera, Sandra?" chiese Carol. Un argomento a caso.

Lei la moda la seguiva poco. Lavoro, figli, e chi aveva il tempo? Ma immaginava che l'amica avrebbe avuto molti particolari da raccontare, per occupare quei tempi morti.

Sandra le rispose volentieri, amava la moda. Non era amareggiata per il telefono silenzioso, erano appena arrivate e  sapeva che
una buona pesca richiede pazienza.

"Dunque, non so se ha un nome, questo stile: gli abbinamenti li faccio da sola." Cominciò a spiegare con pazienza alle altre sedute attorno a quel piccolo tavolo. "Se scoprite le gambe, attenzione alla maglia: non guardate me, ho le spalle scoperte ma in generale deve essere casta, tipo un lupetto o una blusa non troppo scollat... ammazza! Hai visto quello???"
"Ho visto sì!" esclamò Amber. "Che bello... aww!"

Fine puntata 5, versione gennaio 2015
SV 2015 - puntata 5
By Nadia Semprini dreamer
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