mercoledì 8 maggio 2013

Pirandello al Lucca Comics

Lui lo sa spiegare meglio di me. Ritrovarsi con un corpo che non funziona. Cosa pensi da fuori, cosa pensi se ti ci trovi, in quella situazione. L'eutanasia e il suicidio. La rivoltella nel cassetto, che un giorno o l'altro...

(immagini dal Lucca Comics 2011 - prese qua e là, così rare quelle della mostra! Pare proprio che si fotografino soltanto i cosplayer...)

Sto leggendo Pirandello, per curiosità, che abbiamo un libro in prestito per alcuni giorni e volevo almeno aprirlo, per educazione... e allora leggo l'indice: ne "La vita nuda" trovo "La toccatina" e mi ci fiondo, sapete che sono maliziosa! Però la sorpresa è amara, non è esattamente la toccatina che intendevo io! Comunque ci ho trovato un passo davvero grandioso.
Torno indietro: se non siete appassionati di questo scrittore non sapete nemmeno voi che si parla della toccatina della morte, che si avvicina ad un vecchio malridotto ma non se lo porta via mai. Un uomo distrutto, malato, che si trascina. Ed ecco la bella frase, che vi voglio ricopiare qui dalla pagina del libro (mica sono scema, copioincollo da internet!), una frase o meglio un passo che sento dannatamente mio, contiene un nervoso, ma un nervoso... Sentite

"Una sorda rabbia prese a bollirgli dentro.
Come camminava svelta la gente per via! svelta di collo, svelta di braccia, svelta di gambe... E lui stesso! Era padrone, lui, di tutti i suoi movimenti; e si sentiva così forte... Strinse un pugno. Perdio! " Pirandello - La vita nuda

Io provo la stessa rabbia, se non di più. Rompe un sacco vedere una persona cara ridotta male, e questo suo amico Beniamino "strascicava a stento la gamba sinistra... quasi morto per metà e cangiato...quel pover uomo accidentato"  e il protagonista si arrabbia.
Jiro Taniguchi

In primo luogo con la gente che lo guarda male, poi col destino: "Non sapeva, non poteva vederselo davanti, ridotto in quello stato. Eccolo qua, il compagno delle antiche scapataggini, nei begli anni della gioventù... Lotte, fatiche, speranze; e poi, tutt'a un tratto: eccolo qua, com'era ritornato... Ah, che buffonata! che buffonata!"  
Oh, cavolo, non l'avevo letta tutta, ironia della sorte ci sono anch'io, e dire che Nadia non è un nome comune nella letteratura: "E di Nadina, ti ricordi?" E come fa Pirandello a sapere che alcune persone importanti del passato, mi chiamavano proprio Nadina?
"Colpito! Morto per metà! Rimbambito... Se io fossi medico, lo ammazzerei! Per carità di prossimo... ridivenuto bambino, a quarant'otto anni" e continua su questo tono, con questo uomo sconvolto dalla malattia dell'amico, che ci pensa già da solo a farla finita, ha la rivoltella pronta nel cassetto.
Jiro Taniguchi

Poi accade che prende una specie di ictus anche il protagonista e rimangono in due tutti zoppi, con un lato paralizzato, che non riescono a muovere le braccia e le gambe. Cosa c'entra con me? Dopo ve lo spiego. Anzi, tanto vale che sputi il rospo, tanto la faccenda di fondo la conoscete già, se seguite questo blog, ne ho parlato spesso. Praticamente ho una malattia cronica, cioè che si ripete nel tempo, ogni giorno; tutto il contrario di quelle acute, con il dolore che va e viene, con crisi episodiche.
La mia malattia: 1) non mi abbandona mai, non lascia un pomeriggio di tregua 2) non è costantemente della stessa gravità, ma oscilla tra un dolore sopportabile abbinato a stanchezza, alla vera e propria tortura lancinante; in quei momenti vorrei strapparmi le braccia, uscire da questo maledetto corpo-gabbia! Che a volte è troppo rigido, altre è talmente moscio che cado per terra, come un sacco vuoto e a peso morto. 3) non ci sono cure efficaci, devo tenermi il dolore e tutte le difficoltà motorie. Prendi una medicina! Non servirebbe a niente, non potrei staccare nemmeno per un'ora dal dolore, purtroppo per me non funziona così. 4) La gente non capisce cosa mi succede:  magari zoppicassi, sarebbe evidente e chiaro. Magari mi coprissi di bolle e squarci su tutta la pelle, vedrebbero che fa male. Invece no, sono solo io che sento il dolore e solo io mi rendo conto che di botto qualche parte del corpo non risponde ai comandi, oppure la gran parte del corpo, contemporaneamente, in un simultaneo dolore. "Fa male tutto" e non si fa per dire, è così. Un tilt generale, spie del dolore accese come un albero di Natale. 5) Perché mi succede? I motivi ancora non sono chiari, figuriamoci se si può avere una cura. Chi dice che si tratta di fibromialgia, chi dice dolore cronico, altri lo liquidano come una maledizione o il malocchio, perché è davvero inspiegabile e tremendo. 6) Quindi io vivo così, a metà.
Delle volte non ho neanche la forza di scrivere al computer (che fatica sarà mai?) che mi fanno male le dita e le braccia. Perfino il telecomando della tv pesa. Tutte le azioni più difficili, dalla banale doccia alle faccende, a una passeggiatina, sono fuori questione. Vivo l'80% del mio tempo immobile sul divano, ma se va bene mi siedo sulla poltroncina del computer fisso e sto un po' lì finché la schiena non protesta. Molto molto raramente capita la giornata del miracolo e riesco a uscire - con tutti i fastidi che potete immaginare, dal mal d'auto alle nausee, i mancamenti, la fatica a trascinare le gambe anche se sto aggrappata al carrello (vuoto, con che forza potrei spingerlo?) come un'idiota.
E' complicato, giocato sulle probabilità e sulla fortuna. Senza contare che poi, quella volta che mi sento meglio, una volta è notte, l'altra volta non c'è nessuno che può portarmi via, problemi organizzativi... Ma tanto non succede quasi mai che mi decida ad uscire, perché rischio di sentirmi male davvero, di dovermi sedere per terra (è successo già due volte al supermercato, e una a scuola alle riunioni, che vergogna) o di rimanere con il collo bloccato all'indietro (dalla parrucchiera, da quella volta non ci vado più). Se riesco ad anticipare la crisi, si torna subito a casa, anche se siamo usciti dieci minuti prima. Di conseguenza, quel giorno speciale che mi sento meglio del solito, siccome non so quanto durerà, mi limito a una meta vicinissima, spesa o dottore. Qualcuno può pensare all'ansia, risposta facile ma sbagliatissima: se sto male in giro, non è perché ci sto male e ho paura (anzi per me è una felicità immensa uscire di casa, una botta di vita, vedo tanta gente e sono sorridente per la fortuna che ho ad avere un giorno speciale!). Mi capita che sto male già dopo poco tempo, mezz'ora per esempio, perché mi affatico più del normale: io di solito sto seduta e tutto quel dispendio di energie, anche se per una persona sana è uno scherzo, per me è una sfacchinata enorme!
E' la voglia di uscire che combatte contro la prudenza, ed è tutta questione di fortuna: tornerò stanca ma felice oppure piangente dal dolore e incazzata?

Non si possono fare calcoli, ma generalmente mi butto. Se sento che potrei avere le forze per prepararmi  , allora vado, come una vera incosciente. Nonostante tutto quello che Lei mi ha combinato, amo la Vita.
Cosa ci vuole a mettere una tuta al volo e farsi una coda nascondi-capello-sporco? Niente, direte. Invece serve molto, se non ti puoi muovere. Considerate che faccio i tre passi per arrivare al bagno tutta gobba e appoggiata al muro, e per fortuna ancora sento lo stimolo di andarci! Quindi, conciata così, dove voglio andare? Persino vestirmi e truccarmi - devo: ho una faccia grigia che fa spavento, sono molto sbattuta al naturale - è una fatica al di sopra delle mie possibilità, quando sto male forte, e anche quando sto male normale e, per completezza di informazione, pure quando sto male abbastanza. Vari gradi di immobilità e parti fuori uso che determinano una situazione che cambia velocemente nel corso della giornata, di più, di meno, prima qui poi là, poi qui e là all together now. Su questa situazione, valutata di momento in momento, decido il da farsi: guardo la tv sul divano o nel letto? Provo a disegnare o mi tocca stare per forza sdraiata? Posso azzardare una piccola pazzia, come spazzare per terra? E riuscirò a finire almeno una stanza? Poi la gente non ci crede, perché ho una grande forza di volontà: voglio fare il massimo consentito dalla situazione, non mi risparmio. Se posso stare un pochino in piedi, allora provo a fare quello, anche se potrei stare seduta. Insomma io voglio fare tutto il possibile, non esiste pigrizia né vacanza.
Decide la malattia come e quando, però poi decido io cosa fare delle mie energie residue. 
E state certi che le userò tutte, ogni movimento possibile, ogni tacca di carica della batteria.
Faccio tante cose? E' vero. Le faccio mentre sento dei dolori fortissimi? Vero anche questo. Devo lasciarle campo libero - non mi chiede il permesso - mentre si diverte a farmi male, a logorarmi con la tortura violenta che le piace tanto, a farmi sentire un corpo storpio da rottamare. Però poi basta, e che cavolo:
la malattia non si prenderà anche la mia linfa vitale e la voglia di produrre, creare, conoscere, vedere, uscire, interagire... 
No, quella è mia, è la mia vita, la mia personalità e tutto ciò che sono, indipendentemente dalla carrozzeria ammaccata. Un cuore dentro, intatto, un motore potente che ancora ama e si appassiona. Ma ci ha provato la bastarda ad annullarmi, ci è quasi riuscita in un brutto periodo, poi mi sono fatta sentire, l'ho estirpata dalla testa e dai pensieri, via, sei veleno! La mia forza sta nell'averla cacciata via dalla mente, non è più preoccupazione, ansia, sconforto, disperazione, ingiustizia, impotenza, senso di colpa, inutilità. Ho recuperato la Nadia di prima sotto la montagna di pensieri putridi e nauseabondi. C'era ancora quella persona, ero lì che aspettavo soltanto di sentire che dentro non ero cambiata, che non ero rovinata per sempre.
Blacksad
Tornando alle mie uscite avventurose (wow, Indiana Jones e la corsia dei sottaceti), posso dire che... sono poche poche. Ma che giornate memorabili! Parli con la cassiera che non vedevi da tempo, puoi sceglierti da sola gli assorbenti (finalmente quelli giusti!), è fantastico. Però serve la giornata perfetta, che promette bene. Non è un tuffo da poco. Se va male poi sono cavoli amari, sono io che poi mi tengo i "dolori da esagerazione", posso definirli così, per una settimana e più! Dolori atroci che mi fanno pentire di aver osato cercare la libertà, accidenti a me e alle mie idee stupide! Come mai succede questo macello, è presto detto: mi ritrovo improvvisamente KO - la bastarda non avvisa, sarebbe troppo facile -e io sono fuori casa e devo tornarci, a quella lontana casa. Naturalmente non giro mai sola, mi serve un accompagnatore e ovviamente l'autista. E chi guida più? Mi sono ritrovata allo sbaraglio, che non comandavo più il braccio destro, era morto senza sensibilità. Per fortuna ero vicino a una piazza e ho potuto accostare. Mai più una paura del genere...Quando ho il black out fisico quindi come si risolve? Anche se mi appoggio alla persona che è con me, devo comunque sforzarmi un sacco a trascinarmi, non mi trasportano in braccio! La fatica di fare un passo e poi quello dopo, la testa che sembra volermi cadere, rotolare giù, io odio quel momento critico e allucinante!

Blacksad

A casa, chiaramente, non arrivo mai a quel punto, mi fermo molto prima: alle prime avvisaglie di svenimento da stanchezza, come per esempio quando mangio e il corpo dice che non c'è energia sufficiente per la digestione e contemporaneamente il tenermi in piedi, mollo tutto e mi sdraio, non sono mai a più di un metro dal divano o da un letto! Idem se ho dolori forti e non  posso appoggiare il peso sulle caviglie o le ginocchia (spesso prende tutti e due i lati, almeno fosse una gamba sola, hai l'altra buona e invece no. Prova a saltellare sulla gamba buona, se ti fanno male entrambe... naaaa, la battuta sulla terza gamba ve la risparmio), a casa mi siedo, facile. Nel supermercato è un incubo: la cassa è terribilmente lontana - nel supermercato piccolo, non dico il megacentro commerciale, a volte può trattarsi di una sola corsia che in quel momento sembra lunghissima e quasi infinita- , non so dove appoggiarmi, non c'è da sedersi - nessuno pensa alle panchine nel supermercato, crudeli! - e comincio a vedere tutto bianco, o nero o grigio, dipende dalle volte, mi gira la testa, mi sento cadere.
Blacksad

Sentite come descrive Pirandello la camminata del protagonista, anche lui toccato come l'amico Beniamino:
"Sì, via... pian piano, pian piano, sorretto di qua e di là... Poi volle fare a meno del braccio del nipote, e girò appoggiato alla sorella soltanto e col bastone nell'altra mano..."
Quando si riparte dopo un periodo di paralisi o stanchezza importante, è tutto fantastico persino un passo. Quando succede il contrario, che ci si ferma nuovamente, non mi piace.
Il corpo è come se si smontasse, la sensazione è che tutti i pezzi si ritrovino scollegati e separati, pronti a cadere a terra. Mi sento instabile, traballante. E mi sento così quando sono già aggrappata a qualcosa di fermo! E devo camminare fino all'esterno, fino alla macchina. Se l'autista va a prendere la macchina, significa che io devo restare in piedi da sola, con nessun appiglio se non il muro, ma il muro non ha le braccia per tenerti. Non so mai quale può essere la scelta migliore, vado fino all'auto o aspetto alla porta? Poi c'è il percorso in auto ancora. Tre o quattro minuti di vero calvario.
Blacksad

Il sedile non è più morbido, lo sento duro e pieno di chiodi. La pelle avverte dolore al contatto, ha una esagerata infiammazione in quel momento, ma c'è la forza di gravità e per forza (non trovavo un sinonimo, eccolo: necessariamente) sono in contatto col sedile, per tutte le gambe e la schiena. Come se andassi a fuoco, sulle pietre acuminate. Con l'effetto "burattino smontato", le sollecitazioni dell'auto - mettici pure due o tre dossi che non mancano mai - mi sento la testa cadere, fa male, la devo tenere forte tra le braccia perché ciondola come quella di un neonato che ancora non sa tenerla su. E il dolore, il dolore che sale, esponenziale. E anche lì il dramma: "vado più veloce e arriviamo prima oppure vado piano e ti scuote di meno?", mi chiede mio marito che ormai sa cosa succede quando parte la bestia. Cosa scelgo? A caso, ed è quasi sempre la soluzione sbagliata. Ma sono sbagliate entrambe, l'unica sarebbe il teletrasporto direttamente nel mio letto non appena si arriva al momento limite, quando capisco che ci siamo. Io non sono noiosa, voglio resistere, non vorrei mai rovinare la festa agli altri (festa? Cosa ci è rimasto ormai? Usciamo insieme solo per la spesa) però non ho il controllo del mio corpo, sono spettatrice del disastro, ma anche vittima.
Blacksad

Arrivati al parcheggio di casa - come vedete nel post precedente <link, scendo davanti al mio cancello, nemmeno devo fare più strada del necessario- c'è quella bellissima scala che tanto mi piace. E chi ce la fa? Mi aggrappo alla ringhiera con due mani, mi faccio spingere e si va su, un piede sullo scalino, poi anche l'altro. Nuovo scalino, un piede e poi anche l'altro. Le vecchie della via se la ridono quando mi vedono!
"Nel vedersi innanzi quei due fantasmi ansimanti, che non si reggono in piedi dopo l'enorme sforzo della salita, la povera Nadina resta sgomenta, a bocca aperta. Non sa se debba piangere o ridere. S'affretta a sostenerli, li trascina nel salotto, li pone a sedere accanto e si mette a sgridarli aspramente della pazzia commessa, come due ragazzini discoli, sfuggiti alla sorveglianza dell'ajo."
La borsetta se ce l'ho la lascio a lui, a me farebbe male alla spalla per il solo fatto di esistere, per il tocco sulla pelle, pur essendo vuota e leggera (l'essenziale: inalatore per l'asma, fazzoletti, lista della spesa e matita). Ormai non la porto nemmeno più, il mio kit da viaggio ci sta anche in tasca. Arrivata in casa, subito sul divano, che è attaccato al portone. Via le scarpe (mi fanno male non per i motivi normali, calli o pianta del piede: è l'essere avvolte da qualcosa che scatena il dolore, sulla pelle ogni nervetto bestemmia che non vuole essere toccato. Toccato, perché non sta stretto il piede: uso scarponi da ginnastica di due numeri più grandi, ci ballo dentro), via i jeans che la stoffa ruvida mi gratta come la carta vetrata (quando li ho indossati no, ma ora che tutta la pelle è in rivolta, non essere morbidi è un problema), via tutto perché il reggiseno scatena i dolori alle ossa della schiena, come se qualcuno mi stesse stritolando con una mossa di wrestling.
Blacksad

Via la pancera, figuriamoci se è gradita, mi rivesto col pigiamone largo di quando pesavo 30 chili in più, mi cadono i pantaloni ma almeno non stringe. Adesso devo bere, naturalmente, recuperare energia in qualche modo, magari mangiare - e tutto questo casino spogliarellista quando il marito pretenderebbe che mettessi via la spesa, chiaro... Lasci i lavori a metà? - , quindi togliere il cerchietto se lo avevo, che mi stritola il cranio - era lento e largo, l'ho comprato così apposta, ma è la sensazione amplificata e distorta a farmelo percepire così doloroso -e poi c'è la faccia: tutto il trucco (poco, in verità, giusto una camuffata alle occhiaie) mi pesa, me lo sento come uno strato di grasso unto, per le donne volevo evocare il senso di paresi che dà la maschera quando si secca sul viso e tira, ma è contemporaneamente una cosa pesante, come la maschera di ferro di Leonardo di Caprio (troppo figo con i capelli lunghi, vero?). E allora struccarsi, ma il braccio non ha la forza di stare su e strofinare, e lo strofinare fa male contro la pelle... Poi finalmente mi butto nel letto e provo a dormire, che è l'unico modo di non sentire dolore. Ma come ti addormenti se fa male?
Blacksad

Per questo si usa tanto la sedazione contro una malattia così, però io sono contraria, mi sento snaturata e c'è da dire che reagisco in modo spropositato anche alle dosi minime, quindi se una dose base fa dormire 4 ore, io ne faccio 36 (è successo, lo giuro, ma il dottore non ci crede! E' un tuo problema bello, io non posso prendere due dosi al giorno - equivalenti a 72 ore di sonno!- non mi sveglio più...).
Quindi i postumi della pazzia commerciale sono dolori fortissimi a tutto il corpo: sonno estremo se cedo alla tentazione dei blandi sonniferi oppure veglia cosciente e terrificante, per ore e ore e ore di ininterrotto dolore. Giorni e giorni, e francamente mi viene da chiedermi se ne valeva la pena. Forse sì, perché cancellerò la sofferenza e ricorderò con soddisfazione solo quei primi dieci minuti di libera uscita. Di vita normale, di vita come prima. Un'illusione fantastica, dove sembra che tutto sia tornato a posto come per magia, io cammino, io sorrido, sono come gli altri... poi crack! Si rompe la Nadia, si rompe il sogno.
Eppure se credo che ci siano i requisiti, ci provo. Faccio la ca**ata di prendere e andare. Stupida scema affamata di vita. Non posso permettere che passi così, questa vita, e io non l'ho usata, non l'ho vissuta. Quindi si va.
Deve capitare proprio un giorno assurdo, irreale, con il dolore ai minimi storici, capita dieci volte l'anno non di più. (Potete controllare la mia vita sociale, chi mi vede mai mettere il naso fuori dalla porta? No, non ho un tunnel che sbuca direttamente a New York dove si svolge la mia seconda vita segreta! Magari, sarebbe bello) Dipende tutto dall'impulso del momento, se ho la premonizione che durerò fino alla fine, oppure se si tratta di una cosa che devo fare assolutamente io... ma questo influisce davvero poco, penso a tutte queste componenti solo se è sì. Se ho deciso di andare.


Per trovare un motivo, probabilmente. Per l'abitudine che si è instaurata in casa di dover giustificare tutto, come se non si sapesse che sto male! "Come stai? Ce la fai? Perché credi che non ce la fai? Prova, semmai torniamo indietro... Forse dopo ti passa, vieni anche se stai male." e assurdità del genere, non continuo a riportare le frasi assortite dei parenti, specialmente se insistono per una cena o una festività.
Ma non mi contate e basta, cosa sono queste noie stressanti! Che poi mi fate sentire in colpa... "Se sto bene vengo, ma non garantisco. Per una persona in più non cambia niente, al ristorante come a casa, non serve che preparino più cibo..." ripeto continuamente, ma non la capiscono: "Ho saputo che tutti gli altri compagni di classe portano la moglie... Dai che la tua mamma ha preparato l'agnello come piace a te (ok, fammi uno scartozzo che lo mangio a casa), e poi ci tengo, non vieni mai a trovarmi... Quel tal parente voleva vederti... Oggi stai male, ma per Natale stai bene, lo so..." E basta! Non ne posso più! Sono 13 anni che va avanti questa solfa, io sto male!
Ristampato in volume e presentato a Lucca Comics 2011

"Se guarisco all'improvviso ve lo dico", devo concludere irritata. Sempre a sperare che domani sto meglio, loro. Piacerebbe anche a me, però con questa insistenza mi viene il nervoso. Cosa potrei farci io poi? Lo decido io come sto? La malattia se ne frega di che giorno è, feriale o festivo, Pasqua compleanno o capodanno: se vuole che io rimanga nel letto, io ci rimango.
Per me sono giorni come gli altri, non sono più rossi sul calendario, non fa differenza. Divano, tv e computer come ogni altro giorno. Ma loro insistono, e insistono... come se mi servisse un incoraggiamento, o che mi debba convincere o non so cosa.
C'è poco da insistere: se in quel momento, il farmi bella (presentabile diciamo, vestita e pettinata) è una montagna, tanti saluti. Me ne resto sul divano, buona spesa/cena/parco e figli maschi... Che altro posso fare?
Non mi serve l'aiutino, non è un blocco psicologico. So la differenza, sono passata anche per una forma di fobia sociale/panico da timidezza, ed era completamente diverso. Ci ho lavorato, ho superato tutte le mie convinzioni sbagliate ed eccomi qui, sicura e fiera di me stessa.
stand Disney

Il dolore cronico e lo stato di paralisi sono brutti nemici - non saprei come definire quel periodo in cui non riesco a muovere una parte o più parti del mio corpo, e non si tratta di sciocchezze come un mignolino o un sopracciglio, intendo una gamba intera che si blocca e sta dura come la pietra, le braccia che non si sollevano, la schiena inarcata che non si rilassa e non mi fa respirare bene- nemici che non si possono sconfiggere con un "Dai che ce la fai, dai che ho cucinato anche per te o dai, che se non vieni non so che vestiti comprare ai bambini" (questa scusa per fortuna è sparita, adesso fanno da soli evviva... ricordo terribili momenti di sofferenza nei negozi di abbigliamento, e mio marito è fissato con quelli sulla superstrada per San Marino, che si spende meno. E' lontanissimo! La missione comprende tanta strada in auto, scomoda, vibrazioni, tempo, e poi ti tiene in ballo per un pomeriggio intero, un incubo. E io, madre responsabile, che ci andavo, con il mese seguente fottuto... Che fessa che ero. Mio marito mi fregava ogni volta. Ma chi se ne frega, l'importante era che non dovesse impazzire lui, a misurare vestitini e gonnelline, e che dopo il  ritorno a casa malconcia, mi riprendessi in tempo per comprare i panni per la stagione seguente...).
Questa non l'ho vista...

E ho ancora aperto il libro di Pirandello, così vero e immediato, come sa scrivere bene... Sta parlando di questo personaggio che all'inizio è sano e compatisce l'amico mezzo morto e "accidentato" , un amico che non riconosce più: era tanto attivo e vitale prima di quella disgrazia! Poi capita anche a lui di ricevere la toccatina della morte, immagino una malattia che ti lascia paralizzato, debilitato, rovinato. E ora state attenti, arriva un passo fenomenale: ne sono contenta, sono proprio contenta che ne parli perché pensavo che le stesse cose, dette solo da me, potessero sembrare strane e illogiche. Allora, succede che il protagonista, che si chiama Golisch, ora  è messo male quanto l'amico; ma mentre prima augurava all'amico di morire, piuttosto che stare così - lo dicono in tanti: "Ma poveraccio, se mi succede una roba così, ammazzatemi..."-, adesso prova qualcosa di totalmente diverso.
Si sta riprendendo dal malore, dopo qualche giorno. La gente ne ha pena, lui invece riparte felice di quel poco:
"Ciascuno pensava, ora, come già aveva pensato il Golisch, da sano: che l'unica, cioè, era di finirsi con una pistolettata per non restar così malvivo..." 
"Ma loro sì, adesso, lo pensavano: non più il Golisch però. L'allegrezza del Golisch, invece, quando - una ventina di giorni dopo - sorretto dalla sorella e dal nipote, poté muovere i primi passi per la camera!"
"Si sentiva rinato. Aveva di nuovo tutte le meraviglie d'un bambino, e anche le lagrime facili, come le hanno i bambini, per ogni nonnulla."
E' proprio quello che penso io. Quei giorni che sto quasi bene sono come innamorata, leggera, contenta. E ogni stupidaggine, vedere la gente, passare nelle strade, davanti al castello, nella campagna... eppure è sempre la solita storia, niente di nuovo. Cose che da ragazza giustamente mi annoiavano, che noia girare nei soliti posti e vedere la solita gente...
Al suicidio ci ho pensato varie volte, lo devo ammettere, perché non è un'esistenza facile la mia. Ma il motivo era soprattutto di tipo relazionale e affettivo, non me ne fregava della malattia (c'è e me la tengo, l'ho accettata e sono tranquilla) ma delle conseguenze che aveva in famiglia, le liti continue da esasperazione (la situazione che non si risolve mai è stressante anche per chi è vicino, poi malattia significa uno stipendio in meno, "...e se non lavori fuori almeno pulisci la casa" urlava mio marito), di conseguenza mi sentivo un peso per la famiglia, per gli altri.
Poi, ciliegina sulla torta, il fatto che anche a scuola le maestre dei bambini mi facevano pesare l'impatto che la mia situazione aveva, secondo loro, sull'equilibrio mentale di questi poverelli, e volevano mandarmi da uno psicologo speciale. E non avevano capito niente, cosa può fare uno psicologo per le mie ossa? Ci fa una chiacchierata? E poi ero una madre eccellente e presente anche da sdraiata, ma cosa sanno loro di me? Preciso che ora rifiuto questa "diagnosi" con forza, ma ai tempi ci pensavo su, cercavo di capire cosa potessi fare per cambiare le cose e vedevo che non erano modificabili. Perciò, ecco la conclusione a cui arrivavo, poteva cambiare qualcosa in meglio solo se io non esistevo più. A sentire Pirandello, il suo personaggio non ha attraversato questa fase - forse non ha trovato sulla propria strada i soliti psicologi della domenica? - ed è subito positivo. Bravo. La storia si conclude con i due amici colpiti che si ritrovano ogni pomeriggio a fare una specie di riabilitazione, tutti contenti, soprattutto di avere confessato reciprocamente cosa era loro successo.

E' molto forte, si sente anche se Pirandello non lo dice esplicitamente, la vergogna legata alle malattie, specie quelle poco chiare e dalla diagnosi difficile. Quell'ignoranza di paese... che al giorno d'oggi sopravvive e convive con la tendenza opposta, più cittadina forse, di vantarsi delle malattie: arrivare nella sala d'aspetto del medico con delle nuove affezioni di cui parlare, è una gran soddisfazione! Almeno vedo che sono contente, come se le collezionassero. E contano anche i parenti: "Ho avuto la nfogosite e la jfosjfoisti però mia suocera l'hanno operata per la vnodgjsijgsrenza e mio cognato è morto di lsjdoasgosi." Il morto vale doppio? Lo trovo raccapricciante. Nella mia famiglia d'origine si respira più la vergogna, e spesso preferiscono dire alla gente che ho la depressione. E a me non sta bene, non ce l'ho! Del resto, nemmeno potevano nominare il cancro, era "un malaccio di quelli lì",  "un male cattivo".
Proprio gli estremi, chi li mette in piazza e chi li nasconde. E posso capire la confusione dei medici, nello scoprire cosa succede davvero. Dalla parte di mia suocera invece è molto diverso, è una che impara tutti i nomi dei sintomi, degli esami diagnostici e dei professori! Un motivo in più che impedisce alle consuocere di legare come io vorrei, sono così diverse...

E così abbiamo scoperto "Come si collega Pirandello al Lucca Comics", abbreviato per ragioni di spazio nel titolo che vedete sopra. Anzi no, la spiegazione sta per arrivare...

Abbiamo letto una novella che fa parte della raccolta "La vita nuda", qui la trovate scritta e qua c'è l'mp3 con la stessa novella letta, se ho capito bene. Ma sul libro, ragazzi è tutta un'altra cosa! Lo sfogli, guardi dove inizia e quanto è lunga (nemmeno sei pagine, che bello), io adoro la carta. Anche cartamoneta, se volete fare una donazione... E avremmo detto tutto, come Pirandello ha saputo parlare di me in un certo senso. Resta solo da chiarire la faccenda del Lucca Comics: eh, già, quella terribile domenica a Lucca.

Ci ho pensato subito, leggendo quelle frasi della novella. Ero troppo incavolata che gli altri potessero camminare e io no, perché le mie gambe si erano fermate? Perché non meritavo di poter visitare la mostra anche io?

"Una sorda rabbia prese a bollirgli dentro. Come camminava svelta la gente per via! svelta di collo, svelta di braccia, svelta di gambe...  Perdio! "
Come se Pirandello fosse stato lì al mio fianco a dare voce alle mie lacrime disperate, oh che scoperta incredibile ho fatto oggi!
Incollo delle impressioni da facebook, non ho proprio voglia di raccontarlo nuovamente, stasera non me la sento e in sintesi è successo poco: io mi fermo e la festa prosegue... indifferente alla mia tragedia.

LUCCA... il mio cosplay era originale almeno! Ero partita con l'idea di fare la finta fumettista esaltata, ma tra tutti quegli esaltati, certo non avrei spiccato... Invece ero l'unica che piangeva, per davvero, nella grande festa del Lucca Comics, in preda a una crisi emotiva, perchè qualcosa a cui tenevo moltissimo stava andando tutto storto!!! Salice piangente con contorno di famiglia imbarazzata e scocciata (loro non si preoccupano, classico) non potete non avermi visto!!!!
Per essere precisa, piangevo dietro la borsetta, come se non si capisse!!! :)Sono creativa in ogni cosa che faccio... :D
Cosa mi è dispiaciuto di più? Non aver incontrato Ilaria, la mia piccola dolce amica! Ecco il suo disegno per Topolino - lei lo ha appeso davvero, io ero troppo infuriata per farlo -davvero originale:
By Ilaria Tolin, su Topolino.it! La più bella in assoluto :)
Ecco la gallery dove trionfa: "Bella copertina in 3D!"
Come immaginano la copertina di Topolino del futuro? Un’intera parete dello stand è pronta ad accogliere ed esporre le loro proposte creative. Chi sarà il pericoloso bimbo armato di puntina?

Lucca Comics 2011 -Ho fatto un attento resoconto delle cose che ho potuto vedere, di gran fretta in quella ora e mezza di miracoloso funzionamento motorio. Volevo di più, volevo stare bene fino alla fine, ma non è andata così. 
nel Japan Palace...
Molta delusione, dopo il pianto una grande tristezza, poi in macchina nel viaggio di ritorno, un lungo interminabile pianto disperato: "Mai più mi sposterò da casa, tanto non ce la faccio, è impossibile, io sogno di fare attività che non posso reggere, devo smetterla di sognare! Partire per questo viaggio è stato incosciente, e sto malissimo, non ne posso più!!!". 

L'ho giurato e l'ho mantenuto, mai più lunghi spostamenti (al momento sono così grave che nemmeno esco, come vi ho detto, però devo darmi un freno, che se arriva una serie di giorni consecutivi piuttosto vivibili, io progetto immediatamente di andare sulla luna, di recuperare il tempo perso! No, non funziona così, basta illudersi, non si può fare. Nel 2010 stavo meglio, avevo una cura migliore e rispondevo bene, è stato così per qualche mese e nel mezzo di quei mesi c'era ottobre. Tutto perfetto. Poi le cose sono cambiate. Ridimensiona le tue aspettative, cara Nadia...), ma mi scoccia, mi rompe. 
Japan Palace, allestimento 2011

Perché per gli altri è stata una gradevole passeggiata e per me un dolore insopportabile e disumano, con le ossa delle ginocchia che volevano incastrarsi nella carne, con la schiena trafitta da mille coltelli, e poi parte il concerto con tutta l'orchestra, tutte le gambe intere, le spalle e le braccia, collo e faccia... ne valeva la pena? Non lo so. Sono stata veramente male, e nel letto convalescente per due mesi. Distrutta. Demolita. Solo per amore dei fumetti. Eccovi la mia recensione alla fiera, dove ho visitato per prima cosa il museo e gli stand importanti, e da sola - gli altri mi hanno abbandonato per andare al Japan Palace:


Giro Turistico del Lucca Comics 2011
Delle cose da vedere il 30 a Lucca, ricordo solo quel poco che ho effettivamente visto. Però meglio mille volte un giro mirato e professionale, seppure corto, che il pascolo senza meta che ho visto là!

 Palazzo ducale Ingresso gratuito9.00 - 19.00
 (quante scaleeee!!!)
Felino Noir - Blacksad, il colore al servizio della storia gatto nero antropomorfo, disilluso detective.
Posso commentarlo, visto che ci sono andata, non mi piace molto la capretta, ma i colori erano usati bene, anche se a trovare una dominante una volta blu e una volta rossa sono buoni tutti! E non mi sembravano nemmeno colori adatti a creare atmosfera, dalle tavole esposte e tolte dal contesto sembrava che volessero dire: ne fa di tutti i colori... ma io non guardo la varietà, voglio vedere come sa trasmettere le emozioni!

"No hay nada excesivamente original en esta colección escrita por Juan Díaz Canales e ilustrada por Juanjo Guarnido. Si acaso, que los protagonistas no son humanos sino animales antropomórficos."


Jiro Taniguchi, l'uomo che racconta
belle tavole in bianco e nero, nella versione giapponese e in quella "girata" per la lettura occidentale. Grandi poster. "Faccio un giro qui da Jiro!" l'ho sentita lì nella sala, ero io... :) 


Cambiamo posto, dal palazzo ducale che è vicino al megatendone principale detto piazza Napoleone ma io dico Disney..

dove c'era una fila paurosa!!! Non ero più in vena nemmeno di presentare il mio disegno, e chi se ne frega dei gadgets, sopravviverò anche senza... Belle le tavole appese, una meraviglia!!! 

Quintali di idioti (dai, che pose ridicole! solo per metterla sui social network, I suppose...)  a fare la foto con topolino della prima copertina! Beh, merita... però cosa erano le tavole!!!  


Mi sono fermata quasi in ogni stand del grande tendone, facendo domande, guardando libri, fumetti, disegni in progress... unico acquisto allo stand Shockdom. :)

il padiglione Junior davvero carino, forse un tantino disomogeneo...pupazzetti tipo Beatrix Potter a vagonate!!! Cioè, sono le sylvanian families, e avevo quel fantastico coniglietto grigio con le bretelle gialle, però mi ricordano il mio vecchio diario con le illustrazioni di Beatrix Potter, chissà se c'è davvero un'attinenza?

Ecco i pupazzini miei adorati!!! - ho gridato nello stand dei bambini, che figura...
             

Il tour organizzato a Lucca (scelte pensate tra le mille attività in corso nello stesso momento in città...) mi sa che si capisce poco perchè ho riassunto per stampare, ops! Dovevo salvare anche la copia lunga... ma poi non la leggevate, perciò è la stessa cosa. C' è molta gente che si spaventa se c'è troppo da fare... eppure assaporare di vedere cose bellissime è fantastico! Lì poi è solo ressa e si sa, ma progettare ha un gusto buono....


     

Ritrova questi argomenti nei post correlati (si chiamano così, vero?) cioè dove parlavo di:
fibromialgia e dolore cronico - sono tanti, con il tag "malattia cronica" o "Fibro", ne metto uno a titolo d'esempio: "Neuropatie, dolore cronico, inferno" <link
Lucca Comics and Games - gli ho dedicato anche un fumetto, che ora sto ridisegnando meno appiccicato. Guardate com'era e magari suggeritemi qualche idea, per questa storia poliziesca molto intrecciata "Omicidio al Lucca Comics"<link
Disney - forse vi può piacere vedere qualche mio disegno a tema <link, o una storia con un Paperino un po' stortino <link , oppure ancora sapere del corso di fumetto Disney <link
Qualche altro pupazzetto carino? C'è la pagina Puccioso <link , per ora.

Poi non so, troverete dei post molto vari dei quali non si può dire esattamente il contenuto, non riesco nemmeno a incasellarli nelle categorie che avevo scelto per questo blog, è impossibile, vivono di vita propria i discorsi e i disegni... sono stanca e la schiena è tutto un fascio di nervi annodati, però sono soddisfatta di questi ultimi post. Credo che siano venuti bene, completi, lunghi. Ecco, forse troppo, ma si possono anche guardare soltanto le figure! 

Se vi piacciono i giochi, ecco che arriva la risposta alla domandina scema sulla frase famosa dei cartoni animati. Mettetevi alla prova: se ne sapete almeno la metà, siete pro, in gamba, dei fans preparati. Le prime domande sono su Dragon Ball, quindi un argomento semplice. Più conosciuto e popolare degli anime giapponesi che non sono arrivati in tv, per esempio. Poi aumenteremo la difficoltà,

Qui non si vince niente, mentre nel concorso della frase misteriosa sì. Mi voglio rovinare, in questo post "150 sfumature di tricolore" <link o come si chiama, trovate la seconda parola. E ora la terza:


Chicca dell'ultima riga: 3 di 8 - concorso

sei qui e hai vinto un bonus cioè una parte della frase che, ricomposta in ordine, ti permetterà di ricevere un esclusivo disegno by Dreamer (con dedica/ con tema ispirato da te) o in alternativa  una attenta recensione esperta a un tuo lavoro scritto o disegnato, per evidenziarne pregi e difetti. Io sono preparata nel mio campo specifico, e ho una grande esperienza da fruitrice di opere intellettuali artistiche, dicesi libri e dipinti, fumetti e animazione, film e tv. Cerca nel blog le parti mancanti!
La terza parola da ricordare è: a

Risposta alla domanda numero uno sui cartoni animati:
Ho fame ti mangio, ti mangio ho fame!!! _____lo dice Majin bu 

E' la risposta alla domanda misteriosa che avete trovato nel post con la domanda misteriosa... il quiz più inutile della galassia! 
 
Domanda numero due sui cartoni animati:
Per la prossima volta, sapete dirmi cosa pronunciano questi due adorabili bambini?
a) colazione b) fusione c) azione


Ciao ciao ciao e buona lettura sul mio blog sempre pieno di sorpreseScusate il tema pesante, troverete molti post più divertenti, girate, scoprite, avventuratevi in Dreamer Passion...
Un saluto anche a Pirandello, senza la cui storia questo articolo non sarebbe stato possibile:

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